Road to Qatar 2022: GRUPPO B

INGHILTERRA

Riuscirà l’Inghilterra, semifinalista in Russia nel 2018 e finalista lo scorso anno agli Europei, a dare continuità alla sua promettente ascesa e a balzare in cima al podio della Coppa del Mondo FIFA Qatar 2022?

Ai Three Lions di sicuro il talento non manca, con Harry Kane – vincitore della Scarpa d’oro adidas nell’ultima edizione del Mondiale – a capitanare un gruppo in larga parte giovane, dotato di qualità e, aspetto fondamentale, già temprato alle difficoltà di una grande competizione internazionale. Un’ulteriore iniezione di fiducia è giunta dalle qualificazioni a Qatar 2022, nelle quali la formazione di Gareth Southgate è uscita imbattuta da un raggruppamento con Polonia e Ungheria, segnando ben 39 gol, un bottino senza eguali in Europa. Senza dimenticare che nonostante l’ultimo torneo continentale si sia concluso con una bruciante sconfitta ai calci di rigore, la splendida cavalcata – caratterizzata dalle vittorie su nazionali del calibro di Croazia, Germania e Danimarca – che ha preceduto quella decisiva serie dagli undici metri ha contribuito a rafforzare la credibilità degli inglesi in vista dei Mondiali. Recentemente, però, è affiorata qualche incertezza. A giugno 2022, una serie di prestazioni poco brillanti in UEFA Nations League – incluso uno scioccante k.o. per 0-4 in casa contro l’Ungheria – ha minato la fiducia dei tifosi. Lasciando al tempo stesso tanti pensieri nella mente di Southgate mentre la rassegna iridata è sempre più vicina.

Il metodo e le idee tattiche di Southgate

Quando è cominciata la sua avventura sulla panchina dell’Inghilterra, Southgate si è trovato alle prese con una squadra in crisi d’identità. L’uscita nella fase a gironi di Brasile 2014 era stata seguita da una clamorosa sconfitta negli ottavi di finale degli Europei contro l’Islanda e si faticavano a intravedere segnali di ripresa. Nonostante molti non lo ritenessero il profilo adatto per orchestrare il tanto auspicato riscatto, l’ex difensore centrale – con il suo tipico atteggiamento sobrio e misurato – ha approcciato con bravura il difficile compito assegnatogli. La squadra è stata ringiovanita e l’atteggiamento tattico modificato, ma l’aspetto ancora più importante è stata la capacità di spazzare via l’atmosfera ostile che circondava la squadra, in precedenza messa costantemente sotto pressione da stampa e tifosi. Southgate si è dimostrato determinato ad alleggerire quella che Fabio Capello, uno dei tanti allenatori di alto profilo che avevano tentato senza successo di riportare in alto la nazionale inglese, aveva definito la “pesantezza” della maglia dei Three Lions.

La strategia ha funzionato. Southgate si è dimostrato flessibile dal punto di vista tattico, variando dal 3-5-2 che si era rivelato così utile in Russia al 3-4-3 e, successivamente al 4-3-3 e 4-2-3-1, due schemi in grado di valorizzare le qualità dei numerosi talenti emergenti. A ogni buon conto, va registrato come di recente la retroguardia a quattro sia stata esposta in modo troppo rischioso agli attacchi dell’Ungheria nella sfida casalinga di UEFA Nations League dello scorso giugno, perciò è possibile che Southgate possa valutare un altro modulo per affrontare Qatar 2022.

Il giocatore chiave: Harry Kane

Nessuno è mai riuscito a vincere la classifica cannonieri in due diverse edizioni della Coppa del Mondo FIFA, ma al momento Kane – almeno secondo i bookmakers – è favorito per il titolo dei re dei bomber a Qatar 2022 e quindi potrebbe essere il primo a riuscire nell’impresa.

La notevole e costante media realizzativa del capitano dell’Inghilterra, sia con il club che con la nazionale, giustifica le quote molte basse, e sarebbe davvero incredibile non trovare Kane fra i migliori cannonieri del torneo iridato. Nelle qualificazioni mondiali, nessuno in Europa ha segnato più del 29enne londinese che ha chiuso con 12 gol in otto gare, alla media di una rete ogni 49 minuti giocati. Se si rendesse protagonista di un altro grande Mondiale, Kane potrebbe rivelarsi decisivo nello spingere l’Inghilterra a sollevare la Coppa.

Da tenere d’occhio: Bukayo Saka

Immaginate di sbagliare l’ultimo calcio di rigore nella serie decisiva per il titolo europeo a soli 19 anni d’età, decretando la sconfitta della vostra nazionale maggiore. Questo è stato l’imprevedibile destino toccato a Bukayo Saka lo scorso anno, ma vale la pena sottolineare il carattere del giovane talento dell’Arsenal che è già riuscito a scrollarsi di dosso quella cocente delusione. Di recente, l’esterno d’attacco londinese si è mostrato in ottima forma con la maglia del suo club e Southgate lo ammira in modo incondizionato. “È un giocatore fantastico ed è un ragazzo d’oro”, ha detto il c.t. dell’Inghilterra, parlando di Saka. “Se vostra figlia vi portasse Bukayo a casa, sareste più che felici!”. “Forse non è apprezzato a sufficienza ed il suo profilo è certamente diverso da quello degli altri nostri attaccanti. Non è appariscente, ma io penso che siano evidenti la sua continuità di rendimento e la qualità del gioco che sa esprimere. Riteniamo che sia un giocatore straordinario”. Qatar 2022 potrebbe essere l’occasione giusta per Saka di ripagare la fiducia accordatagli e mostrare al mondo quanto è bravo.

I CONVOCATI
Portieri: Jordan Pickford (Everton), Nick Pope (Newcastle), Aaron Ramsdale (Arsenal).

Difensori: Trent Alexander Arnold (Liverpool), Conor Coady (Everton), Eric Dier (Tottenham), Harry Maguire (Manchester United), Luke Shaw (Manchester United), John Stones (Manchester City), Kieran Trippier (Newcastle), Kyle Walker (Manchester City), Ben White (Arsenal).

Centrocampisti: Jude Bellingham (Borussia Dortmund), Conor Gallagher (Chelsea), Jordan Henderson (Liverpool), Mason Mount (Chelsea), Calvin Phillips (Manchester City), Declan Rice (West Ham).

Attaccanti: Phil Foden (Manchester City), Jack Greaslish (Manchester City), Harry Kane (Tottenham), James Maddison (Leicester), Marcus Rashford (Manchester United), Bukayo Saka (Arsenal), Raheem Sterling (Chelsea), Callum Wilson (Newcastle).

PROBABILE FORMAZIONE (3-4-2-1): Pickford; Stones, Dier, Maguire; Alexander-Arnold, Bellingham, Rice, Shaw; Foden, Sterling, Kane.

IRAN

Così vicini, eppure così lontani. Se si dovesse assegnare un titolo alla campagna iraniana per la Coppa del Mondo FIFA Russia 2018, non si potrebbero usare parole più adatte e, a quattro anni di distanza, il Team Melli cercherà di ripristinare la formula “quasi magica” che lo ha portato a pochi passi dal diventare leggenda.

In Russia, gli iraniani raccolsero quattro punti in un girone considerato impossibile che comprendeva i campioni del Mondo 2010 della Spagna e un Portogallo ispirato da Cristiano Ronaldo. Una fortunata deviazione di Diego Costa e un tiro da fuori area di Ricardo Quaresma furono gli unici due gol subiti dagli uomini di Carlos Queiroz nelle tre partite. La vittoria iniziale per 1-0 contro il Marocco e il punto raccolto contro il Portogallo fruttarono il terzo posto e non bastarono per scrivere la storia.

A soli due mesi dal calcio d’inizio che sarà battuto a Doha, Queiroz è tornato a occuparsi delle questioni lasciate in sospeso in Iran, con l’obiettivo di ottenere una storica prima qualificazione agli ottavi di finale dopo cinque tentativi sfumati. L’Iran, sorteggiato nel Gruppo B per la seconda volta consecutiva, dovrà affrontare la rivincita contro gli Stati Uniti che renderà nostalgici coloro che ricordano il memorabile incontro ai Mondiali di Francia nel 1998.

L’allenatore: Queiroz

L’esperto tecnico portoghese ritorna sulla panchina del Team Melli dopo un periodo di sette anni in cui il suo stile di gioco può essere riassunto in una sola parola: “solido”.

In 16 partite disputate in quattro grandi tornei internazionali, l’Iran di Queiroz ha mantenuto uno sbalorditivo totale di dieci clean sheet, subendo soltanto dieci reti nei tempi regolamentari, di cui sei nelle clamorose sconfitte contro Bosnia (1-3) alla Coppa del Mondo FIFA Brasile 2014 e Giappone (0-3) nella Coppa d’Asia EAU 2019, mentre ha preso solo un gol da Spagna, Portogallo e Argentina.

Recentemente, Queiroz ha impostato la sua squadra con la variante 4-3-3 o 4-5-1, con la presenza di un doppio regista davanti a una difesa in linea, mentre l’ampiezza è garantita da due ali, un ruolo nel quale possono essere impiegati Alireza Jahanbakhsh e Mehdi Taremi.

Le alchimie tattiche dell’allenatore portoghese hanno fruttato un solo punto ai Mondiali di Brasile 2014 e quattro punti in Russia, quattro anni dopo. Il ritorno al timone del Team Melli giunge un paio di mesi prima rispetto all’inizio di Qatar 2022, con la consapevolezza che qualsiasi progresso rispetto all’edizione precedente potrebbe significare una svolta per il calcio iraniano.

Giocatore chiave: Sardar Azmoun

Sette anni fa, in Australia, Queiroz ha sostituito Reza Goochannejhad e ha fatto scendere in campo Azmoun a quindici minuti dalla fine di una partita della fase a gironi della Coppa d’Asia contro il Bahrein. Dalla partita successiva, Azmoun ha giocato titolare e contro il Qatar ha segnato un gol in girata, dopo un magnifico controllo. Da quel momento non si è più fermato.

L’attuale attaccante del Bayer Leverkusen è sceso in campo in tutte le dodici partite dei tornei a cui l’Iran ha partecipato sotto la guida di Queiroz, giocando almeno 80’ in tutti i match, eccetto due. A Russia 2018, Azmoun non ha trovato la via della rete, ma è il giocatore in attività più prolifico in zona-gol con la maglia della nazionale e avrà la possibilità di battere il suo record nella Coppa del Mondo FIFA in Qatar, diventando il quinto giocatore iraniano di questo secolo a segnare ai Mondiali.

Da tenere d’occhio: Ali Gholizadeh

Il trio d’attacco Azmoun-Mehdi Taremi-Alireza Jahanbakhsh scenderà probabilmente in campo da titolare, all’esordio, il 21 novembre, ma alle loro spalle si sta facendo largo Ali Gholizadeh, uno dei più giovani del gruppo di Queiroz. Può giocare nel tridente d’attacco o alle spalle del centravanti ed è stato un elemento chiave per il Charleroi, squadra belga, con cui ha collezionato oltre 120 presenze da quando è arrivato nel 2018 dagli iraniani del Saipa.

I CONVOCATI
Portieri: Alireza Beiranvand, Amir Abedzadeh, Hossein Hosseini, Payam Niazmand.

Difensori: Majid Hosseini, Hossein Kanaani, Shoja Khalilzadeh, Morteza Pouraliganji, Sadegh Moharrami, Milad Mohammadi, Ehsan Hajsafi, Ramin Rezaeian, Abolfazl Jalali.

Centrocampisti: Saeid Ezatolahi, Ali Karimi, Ahmad Nourollahi, Roozbeh Cheshmi, Saman Ghoddos.

Attaccanti: Alireza Jahanbakhsh, Vahid Amiri, Ali Gholizadeh, Mehid Torabi, Sardar Azmoun, Mehdi Taremi, Karim Ansarifard. 

PROBABILE FORMAZIONE (4-1-4-1): Beiranvand; Moharrami, M. Hosseini, Kanaani, Mohammadi; Ezatolahi; Jahanbakhsh, Nourollahi, Azmoun (Ghoddos), Taremi; Ansarifard.

USA

Christian Pulisic e Yunus Musah saranno decisivi per le speranze statunitensi

L’ultima partecipazione degli USA al Mondiale ebbe un incredibile epilogo, con il portiere Tim Howard capace di scrivere un’indimenticabile pagina di storia nell’ottavo di finale giocato a Salvador. Quel giorno il Belgio si impose dopo i tempi supplementari, ma i tifosi statunitensi, giunti in massa in Brasile, onorarono l’evento con la loro enorme passione e cultura sportiva, inconsapevoli che quattro anni dopo sarebbero stati costretti a guardare Russia 2018 alla tv.

Il ruggito del pubblico statunitense e lo Star-Spangled Banner, l’inno nazionale a stelle e strisce, torneranno a risuonare in occasione della Coppa del Mondo in Qatar. Ora allenata da Gregg Berhalter, la nazionale a stelle e strisce può contare su una delle migliori generazioni calcistiche di sempre, di cui Christian Pulisic è l’elemento di maggior spicco, affiancato da giocatori di qualità che non a caso militano in top club come Barcellona, Borussia Dortmund, Chelsea, Juventus e Arsenal. Per questo motivo, gli USA hanno messo nel mirino un posto nella fase a eliminazione diretta e poi chissà.

Lo stile e le idee tattiche di Gregg Berhalter

Il 49enne ex difensore di Energie Cottbus, Monaco 1860 e Los Angeles Galaxy, 44 presenze in nazionale, utilizza in prevalenza un aggressivo 4-3-3. I laterali difensivi Sergino Dest e Antonee Robinson sono costantemente incoraggiati ad attaccare, mentre Weston McKennie e soprattutto Yunus Musah si inseriscono spesso in avanti, lasciando al mediano Tyler Adams il compito di proteggere la difesa. Sulla trequarti agiscono Christian Pulisic e Brenden Aaronson che supportano un attaccante centrale, ovvero Jesus Ferreira, Josh Sargent o Haji Wright.

La squadra tiene molto alta la linea del pressing, cercando di costringere gli avversari all’errore nelle retrovie, mentre in fase di possesso si tende a tergiversare poco e a verticalizzare spesso, per andare dritti all’obiettivo. Il c.t. Berhalter sfrutta spesso la panchina anticipando le sostituzioni in qualche caso, perciò Giovanni Reyna e Timothy Weah, in particolare, si tengono sempre pronti a fare il loro ingresso in campo per scombinare i piani altrui.

Il giocatore chiave: Christian Pulisic

“Con la palla fra i piedi fa cose incredibili e ritengo sia uno dei giocatori più creativi a livello assoluto” ha spiegato un entusiasta Berhalter riguardo al suo numero 10. “Poi è dinamico, si impegna nel pressing e ha un piglio da leader. Credo possa giocare un grande Mondiale”. L’aggettivo “grande” fotografa esattamente la dimensione dei sogni di Pulisic, il quale ha dichiarato: “Scenderemo in campo con la mentalità e lo spirito di chi vuole vincere la Coppa del Mondo. Perché solo se ci credi, puoi farcela”. Il 24enne trequartista di origini croate è già sin da ora il più titolato calciatore statunitense di tutti i tempi, avendo sollevato una lunga serie di trofei, fra i quali la UEFA Champions League e la Coppa del Mondo FIFA per Club, entrambe con la maglia del Chelsea. Pulisic si è messo in evidenza anche con lo stemma degli USA sul petto, segnando finora 21 gol in 52 presenze.

Da tenere d’occhio: Sergino Dest

“È come avere due giocatori in uno” ha detto il c.t. Berhalter del suo terzino destro. “Sa difendere. E quando attacca fa cose incredibili”. Tanto incredibili da far sì che Xavi lo abbia descritto come “straordinariamente bravo”. Nella stagione 2022/23, Dest – sotto contratto con il Barcellona – si è trasferito al Milan in prestito. Le qualità tecniche e la reattività del classe 2000, nativo di Almere in Olanda, garantiscono uno sbocco affidabile alla manovra degli USA sulla fascia destra e Dest si è dimostrato anche in grado di andare alla conclusione con pericolosità dalla distanza.

I CONVOCATI
Portieri: Turner (Arsenal), Johnson (New York City), Horvath (Luton Town).

Difensori: Carter-Vickers (Celtic), Long (New York Red Bulls), Zimmerman (Nashville), Ream (Fulham), Dest (Milan), Moore (Nashville), Robinson (Fulham), Scally (Borussia Moenchengladbach), Yedlin (Inter Miami).

Centrocampisti: Adams (Leeds), Acosta (Los Angeles FC), McKennie (Juventus), Musah (Valencia), Aaronson (Leeds), de la Torre (Celta Vigo), Roldan (Seattle Sounders).

Attaccanti: Pulisic (Chelsea), Reyna (Borussia Dortmund), Weah (Lille), Morris (Seattle Sounders) Ferreira (Dallas), Sargent (Norwich), Wright (Antaliaspor).

PROBABILE FORMAZIONE (4-3-3): Turner; Dest, Long, Zimmerman, Robinson; Musah, Adams, McKennie; Reyna, Ferreira, Pulisic.

GALLES

Chris Coleman e Robert Page hanno guidato il cambio di rotta

Ripensando alla lunga serie di occasioni mancate e di brucianti sconfitte, anche i più ottimisti tra i tifosi gallesi devono essersi chiesti se ci fosse una maledizione incombente sulla loro nazionale, al momento di tentare la qualificazione alle competizioni maggiori. Sotto l’egida di Chris Coleman prima e di Robert Page ora, la fiducia e l’ottimismo hanno preso il posto della paura e del pessimismo.

Incoraggiata dalla partecipazione a due edizioni consecutive degli Europei, la nazionale di Page ha giocato benissimo dall’inizio alla fine delle qualificazioni per Qatar 2022, ponendo fine ai 64 anni di esilio dalla Coppa del Mondo FIFA con una vittoria senza troppe ansie per 1-0 sull’Ucraina nello spareggio di Cardiff.

Grazie a questa vittoria, ispirata dal solito Gareth Bale, la nazionale gallese è riuscita a esorcizzare i fantasmi della Scozia del 1977 e del 1985, di Gheorghe Hagi nel 1993 e di Novi Sad, dove una decina di anni fa si toccò probabilmente Sotto l’egida il fondo.

Riavvolgendo il nastro, il Galles era in corsa nelle qualificazioni ad Argentina 1978, quando la federazione gallese, in cerca di maggiori incassi, decise di far giocare la partita decisiva contro la Scozia ad Anfield, lo stadio del Liverpool. La nazionale scozzese, spinta a gran voce da una Tartan Army a quel punto presente in massa, ottenne un generoso rigore al 79’ e poi vinse per 2-0, spegnendo così le speranze dei Draghi Rossi.

Il Galles sembrava determinato a vendicarsi di quella sconfitta otto anni più tardi, quando al Ninian Park di Cardiff City si portò in vantaggio sulla Scozia per 1-0. Tuttavia, a pochi minuti dal termine, un altro rigore discutibile mise fine ai sogni della nazionale allenata da Mike England, perché il successivo gol dal dischetto di Davie Cooper fece perdere alla nazionale gallese il primo posto nel girone, facendola passare dalla qualificazione automatica all’esclusione dagli spareggi.

Il Galles subì un altro duro colpo nel 1993, quando mancava soltanto una vittoria, da ottenere in casa contro la Romania, per conquistare un posto a USA 1994. I britannici erano imbattuti in casa da dieci partite e l’allenatore Terry Yorath poteva contare giocatori di classe mondiale come Neville, Southall, Ryan Giggs e Ian Rush.

Un raro errore di Southall permise a un tiro dalla distanza di Hagi di insaccarsi. Il Galles pareggiò grazie a Dean Saunders e fu sul punto di far svoltare la partita quando Gary Speed subì un fallo in area di rigore. Il terzino sinistro Paul Bodin aveva segnato i suoi tre precedenti tiri dagli undici metri per la nazionale gallese, ma questa volta colpì la traversa. La Romania si riportò in vantaggio e il Galles si rimise ad aspettare il suo turno per il Mondiale.

Le qualificazioni successive sono state caratterizzate da diversi momenti difficili, il peggiore dei quali è stato con ogni probabilità il 6-1 subito dalla Serbia a Novi Sad all’inizio delle qualificazioni per Brasile 2014, poco dopo che Coleman aveva sostituito il defunto Gary Speed alla guida della nazionale.

Coleman ha gradualmente aumentato l’autostima della squadra, sfruttando il talento creativo di Bale e Aaron Ramsey per avanzare fino alle semifinali di UEFA Euro 2016. Tuttavia, la qualificazione alla successiva Coppa del Mondo è rimasta un sogno, perché il Galles è stato sconfitto per 1-0 in casa dall’Irlanda e ha perso così la possibilità di partecipare agli spareggi per Russia 2018.

Quattro anni dopo, finalmente, la squadra di Page è stata inarrestabile. Il Galles è andato a punti contro il Belgio e la Repubblica Ceca, assicurandosi un posto nei play-off. Una doppietta di Bale ha poi sconfitto l’Austria in semifinale e un’altra rete ispirata dal giocatore più rappresentativo – un calcio di punizione deviato – ha permesso di eliminare l’Ucraina e di tornare ai Mondiali a 64 anni di distanza dal 1958, quando in Svezia un gol di Pelè causò l’eliminazione nei quarti di finale.

L’approccio e le idee tattiche di Page

Il colto Page afferma con convinzione che i suoi buoni risultati con una nazionale gallese che mette insieme calciatori della Championship e stelle di prima grandezza, derivano dal suo “cercare di comportarsi sempre in modo corretto”. “Rapportati bene con gli altri, sii rispettoso e otterrai il meglio dai giocatori”, ha affermato il tecnico dei Draghi Rossi.

Ex centrocampista del Watford e dello Sheffield United, Page ha totalizzato 41 presenze per il Galles in carriera. È stato nominato allenatore della nazionale U-21 del suo Paese nel marzo 2017, dopo aver guidato il Port Vale e il Northampton Town. Seguendo anche le nazionali gallesi U-17 e U-19, l’attuale c.t. ha instaurato un rapporto forte con i giocatori che partiranno per il Qatar, fra questi Joe Rodon, difensore del Tottenham in prestito al Rennes, il centrocampista del Portsmouth Joe Morrell e il velocissimo Daniel James, in prestito al Fulham.

Sostituendo Ryan Giggs nel novembre 2020, inizialmente ad interim, Page ha avuto un ottimo impatto fin dall’inizio. A marzo 2021, per ottenere una vittoria cruciale nelle qualificazioni ai Mondiali contro la Repubblica Ceca, ha scelto la difesa a tre, puntando sulla spinta propulsiva dei due esterni.

Alla guida dei Dragoni in occasione degli Europei dell’anno passato, Page ha dimostrato grande versatilità tattica nel corso di quel torneo, superando la fase a gironi grazie a una difesa a quattro convenzionale, con due centrocampisti di contenimento, svincolando James, Bale e Ramsey a supporto di Kieffer Moore. La batosta subita contro la Danimarca agli ottavi è stata bruciante (0-4), ma Page ha sfruttato le sue capacità di gestione dei giocatori per ottenere in seguito una serie di prestazioni convincenti per la qualificazione alla Coppa del Mondo.

Negli ultimi tempi, tuttavia, la nazionale gallese ha fatto registrare un calo di forma ed è arrivata ultima nel suo girone a quattro della UEFA Nations League. Page, tuttavia, ha instillato nella sua squadra la capacità di dare il meglio di sé quando la posta in palio è più importante. Tant’è che utilizzando nuovamente la difesa a tre e cedendo il possesso palla agli avversari, il Galles ha sfruttato il dinamismo di Bale e James per conquistare le due vittorie necessarie per assicurarsi un posto in Qatar.

Il giocatore chiave: Gareth Bale

Anche a 34 anni, Bale rimane il giocatore di maggiore caratura dei Dragoni. Senza di lui, la squadra di Page sarebbe composta da undici giocatori di tutto rispetto, in grado di tenere testa alla maggior parte degli avversari, ma a corto di quei colpi che solo i fuoriclasse possono garantirti.

Bale innalza il livello di gioco del Galles. Porta alla nazionale un X-Factor, ma anche qualche preoccupazione. Da qualche tempo, infatti, le presenze del giocatore con la sua squadra di club sono state sporadiche e, dopo il trasferimento estivo dal Real Madrid, il capitano gallese è attualmente poco utilizzato a Los Angeles. Chissà che giocare a intermittenza negli USA non si riveli un buon compromesso, in vista di Qatar 2022.

Se i campioni destinati a ruoli chiave al Mondiale in queste settimane stanno disputando partite ultra-competitive, a livello nazionale e continentale, Bale sta già pensando al suo ruolo alla rassegna iridata e questo potrebbe rappresentare un vantaggio.

Per capire che cosa voglia dire per lui giocare, e specialmente vincere, per il Galles, basta guardare i festeggiamenti dopo la sua doppietta contro Andorra all’inizio del cammino di qualificazione per Euro 2016. Finora Bale segnato 39 gol internazionali in 108 presenze e ha sempre dato un contributo determinante ai colori che più gli stanno a cuore.

Inoltre, vedere Bale forte e in salute sul terreno di gioco, sicuramente infonderà enorme fiducia ai suoi compagni di squadra. Il c.t. Page cercherà di preservare Bale da infortuni quanto più possibile, così da poter disporre del cinque volte vincitore della Champions League al massimo della forma e far sì che il Galles abbia le migliori prospettive di emergere dal Gruppo B.

Da tenere d’occhio: Brennan Johnson

i tutti gli acquisti fatti dal Nottingham Forest per il ritorno in Premier League, il colpo più grosso potrebbe essere quello di aver convinto Johnson a legarsi al suo storico club per i prossimi quattro anni.

Il ventunenne è stato nominato miglior giovane della Championship nella scorsa stagione e ha coronato un’annata fantastica rendendosi protagonista nella decisiva vittoria del Galles sull’Ucraina che ha assegnato alla sua nazionale il trentesimo posto a Qatar 2022. Johnson calza a pennello con lo stile di gioco del c.t. Page, a cui piacciono i giocatori veloci sulle fasce che risultino complementari con la stazza fisica e la forza del centravanti Moore.

Nato in una famiglia di sportivi – suo padre David è stato un ottimo attaccante del Forest e dell’Ipswich Town – Brennan gioca nel Forest da quando aveva otto anni, e nel corso del tempo ha sempre messo in mostra una grande intelligenza in campo.

È abbastanza versatile da aver giocato come prima punta in una recente partita di UEFA Nations League nei Paesi Bassi, segnando il suo secondo gol in nazionale maggiore nella sconfitta per 3-2 contro gli arancioni. Il primo gol di Johnson per il Galles risaliva a soli tre giorni prima, subito dopo aver sostituito Bale nel pareggio con il Belgio, sempre nella stessa competizione continentale.

Nato proprio a Nottingham, Johnson ha giocato per l’Inghilterra a livello giovanile, ma quattro anni fa è passato al Galles, grazie alla famiglia dei nonni, originari del Powys: al momento è arrivato a 15 presenze con la maglia gallese, partendo da titolare nelle ultime tre partite.

Page ha definito Johnson, giocatore dotato di grande resistenza fisica e capace di dare il suo meglio sul lato destro, “un grande talento” e ha insistito sul fatto che il giocatore abbia “il potenziale e le capacità” per giocare in una delle Big Six della Premier League. Il Forest è riuscito a scongiurare questa minaccia l’estate passata. Ora l’Inghilterra, gli USA e l’Iran potranno metterlo realmente alla prova.

I CONVOCATI
Portieri: Hennessey (Nottingham Forest), Ward (Leicester City), A. Davies (Sheffield United).

Difensori: B. Davies (Tottenham Hotspur), Cabango (Swansea City), Lockyer (Luton Town), Rodon (Rennes), Mepham (Bournemouth), Ampadu (Spezia), Gunter (Wimbledon), N. Williams (Nottingham Forest), Roberts (Burnley), Thomas (Huddersfield Town).

Centrocampisti: Allen (Swansea City), Smith (MK Dons), Levitt (Dundee United), Morrell (Portsmouth), J. Williams (Swindon Town), Ramsey (Nizza).

Attaccanti: Wilson (Fulham), Colwill (Cardiff City), Bale (Los Angeles FC), Moore (Bournemouth), Harris (Cardiff City), Johnson (Nottingham Forest), James (Fulham).

PROBABILE FORMAZIONE (3-4-2-1): Ward; Ampadu, Rodon, B. Davies; Roberts, Allen, Ramsey, N. Williams; James, Johnson; Bale.