Road to Qatar 2022: GRUPPO D

FRANCIA

Dopo aver vinto l’edizione 2018 in Russia, i Bleus puntano al secondo titolo consecutivo a Qatar 2022. Il compito sembra complicato, ma non impossibile.

Saprà la nazionale francese, campione del Mondo a Mosca quattro anni fa, conservare la sua corona iridata, mettendo a segno un’impresa unica nella storia recente dei Mondiali?

Dai tempi del Brasile che vinse nel 1958 e nel 1962, i campioni in carica hanno spesso disputato un Mondiale al di sotto delle aspettative. Detto ciò, nonostante le assenze pesanti per infortunio di Kantè e Pogba, la qualità abbonda nella rosa e così nulla sembra impossibile per questi Bleus versione 2022. Guidati dal capitano Hugo Lloris, che in Qatar diventerà probabilmente il giocatore con più presenze nella storia della nazionale francese, i transalpini potranno contare su alcuni fra i migliori giocatori del mondo, da Karim Benzema a Kylian Mbappé, senza dimenticare Antoine Griezmann e Ousmane Dembélé.

Anche i giovani di qualità non mancano, tant’è che la fonte di talento d’Oltralpe pare inesauribile: emblematiche, a tal proposito, le recenti prestazioni dei vari Aurélien Tchouaméni (Real Madrid), Randal Kolo Muani (Eintracht Francoforte), William Saliba (Arsenal) e Jules Koundé (Barcellona).

Sulla carta, il Gruppo D sembra alla portata dei campioni in carica. La Tunisia ha poca esperienza a certi livelli, avendo disputato soltanto cinque Mondiali prima di Qatar 2022, un terzo rispetto a quelli giocati dai Blues. L’Australia, dal canto suo, portò fortuna ai francesi già a Russia 2018, perché il debutto dei futuri campioni del Mondo avvenne proprio con una vittoria per 2-1 contro i Socceroos. Bisognerà evidentemente e soprattutto diffidare della Danimarca che si sta concretizzando come nuova bestia nera. Perché sono trascorsi sette anni dall’ultima volta in cui la Francia superò i biancorossi scandinavi, ma pesano soprattutto le due sconfitte (1-2 e 2-0) nei recenti scontri diretti giocati fra giugno e settembre, validi per la UEFA Nations League.  

L’allenatore: Didier Deschamps

Al timone della Francia ormai da dieci anni, Didier Deschamps è un commissario tecnico pragmatico. Ribadisce spesso di non avere un sistema di gioco preferito e di adattarsi soprattutto alle qualità dei suoi giocatori.

“Didier desidera che la squadra riesca a esprimersi con molta intensità”, riassume il suo vice Guy Stéphan. “Non è un allenatore che va alla ricerca del possesso palla a tutti i costi. Gli piace verticalizzare di frequente e privilegia le transizioni veloci che ribaltano il fronte di gioco”. Il selezionatore francese ama far partecipare i suoi laterali alle trame offensive e il gol di Benjamin Pavard contro l’Argentina nel 2018 ne è il miglior esempio.

Da ex centrocampista, “DD” attribuisce un’importanza particolare alla zona mediana del campo e qui, a dirla tutta, non mancano le incognite in vista di Qatar 2022, visto come detto in precedenza i forfait di Paul Pogba e N’Golo Kanté, grandi protagonisti quattro anni fa

Deschamps – insieme a Mario Zagallo e Franz Beckenbauer uno dei tre uomini ad aver vinto il Mondiale sia da giocatore che da allenatore – in Russia aveva puntato su un 4-2-3-1 che gli aveva permesso di andare fino in fondo nella competizione e sollevare la Coppa. In Qatar è più probabile che si parta da un 3-4-3 con Griezmann a supporto della coppia Mbappé-Benzema. Se il c.t. riuscirà a trovare il doveroso equilibrio nel mezzo, e i suoi tre giocatori offensivi si dimostreranno in forma una volta giunti nella Penisola Araba, le soddisfazioni non dovrebbero mancare.

Il giocatore chiave: Karim Benzema

Protagonista di una stagione 2021/22 a dir poco sensazionale con la maglia del Real Madrid, già eletto dall’UEFA come “giocatore dell’anno” grazie a prestazioni a dir poco superlative, Karim Benzema sarà con Kylian Mbappé l’elemento chiave della Francia in Medio Oriente.

Tornato in nazionale nel 2021 in occasione degli Europei “itineranti”, dopo cinque anni e mezzo di assenza per motivi disciplinari, l’ex Lione da allora ha segnato 10 gol in 16 gare e ha ribadito di essere in grado di cambiare il destino di una partita grazie alle sue prodezze.

Il giorno dopo la finale di Qatar 2022, KB9 compirà 35 anni e non è mai stato così brillante come in questa fase della carriera. “È un fuoriclasse assoluto”, ha dichiarato Jules Koundé, difensore del Barcellona e della nazionale francese. “È molto completo, non c’è fondamentale in cui sia carente e oltre alle sue doti realizzative lega anche il gioco della squadra in modo ideale, fungendo da raccordo. Oltretutto è una figura molto positiva all’interno del gruppo ed è un leader naturale”.

“Karim è attualmente il miglior numero nove del mondo”, aggiunge Benjamin Pavard. “È colui che ci può portare in alto”. “Questo Mondiale è un’occasione molto importante per lui”, sottolinea Deschamps, per poi spiegare: “Gli anni passano per tutti e, anche se non si può mai dire, è probabile che questa edizione sia l’ultima a sua disposizione”. A Brasile 2014, Benzema partì forte, con una doppietta nella prima partita contro l’Honduras (3-0) e in totale segnò tre gol in cinque partite. Otto anni dopo lascerà la sua impronta anche su Qatar 2022?

Da tenere d’occhio: Aurélien Tchouaméni

Il poderoso centrocampista dei Bleus, classe 2000, ha cambiato casacca quest’estate, passando dal Monaco al Real Madrid. Nativo di Rouen, Tchouaméni ha beneficiato della partenza di Casemiro in direzione Manchester United per prendere il suo posto nella rosa dei campioni d’Europa, dove ora è titolare al fianco di Luka Modrić e Toni Kroos.

A Qatar 2022, l’ex Bordeaux sarà una delle pedine fondamentali a disposizione di Didier Deschamps nella zona nevralgica del campo.

“È un giocatore versatile, molto attento, tatticamente disciplinato e riflessivo”, ha detto di lui “DD”. “In qualcosa ricorda il giovane Paul Pogba, anche se non stiamo parlando di profili in tutto e per tutto simili. Aurelien ha tutte le carte in regola, fisicamente e caratterialmente, per restare a lungo ai massimi livelli del calcio mondiale”.

A soli 22 anni d’età, Tchouaméni ha già collezionato 14 presenze in nazionale e sembra effettivamente all’inizio di un lungo percorso con la maglia dei Blues.

I CONVOCATI
Portieri: Areola (West Ham), Lloris (Tottenham), Mandanda (Rennes).

Difensori: L. Hernandez (Bayern Monaco), T. Hernandez (Milan), Disasi (Monaco), Konaté (Liverpool), Koundé (Barcellona), Pavard (Bayern Monaco), Saliba (Arsenal), Upamecano (Bayern Monaco), Varane (Manchester United).

Centrocampisti: Camavinga (Real Madrid), Fofana (Monaco), Guendouzi (OM), Rabiot (Juventus), Tchouaméni (Real Madrid), Veretout (OM).

Attaccanti: Benzema (Real Madrid), Coman (Bayern Monaco), Dembélé (Barcellona), Giroud (Milan), Griezmann (Atletico Madrid), Mbappé (PSG), , Kolo Muani (Eintracht Francoforte).

PROBABILE FORMAZIONE (3-4-1-2): Lloris; Saliba, Varane, L. Hernandez; Pavard, Tchouameni, Rabiot, T. Hernandez; Griezmann; Benzema, Mbappè.

DANIMARCA

La Danimarca può essere la sorpresa del prossimo Mondiali in Qatar. Il motivo? Una squadra unita e un allenatore con le idee chiare.

Nell’immaginario collettivo, la storia del calcio danese ha due punti fermi e a ciascuno di questi corrisponde la nazionale dell’epoca. Una delle due formazioni stupì il mondo vincendo gli Europei del 1992, l’altra fu battuta dalla Spagna per 5-1 e venne eliminata agli ottavi di finale della Coppa del Mondo FIFA 1986. 

Il fatto che quest’ultima continui a essere la squadra danese più amata di sempre potrebbe stupire. Ma bisogna sapere che la Danimarca è quel tipo di Paese in cui i risultati di una nazionale determinata e funzionale come quella che si laureò campione continentale a inizio anni Novanta, sono più che bilanciati dallo spettacolo offerto dalla versione ammirata in Messico qualche tempo prima, apparentemente meno vincente.

Kasper Hjulmand, l’attuale c.t. dei biancorossi scandinavi, ha riassunto perfettamente la situazione. “C’è chi sottolinea come quella squadra degli anni ’80 non abbia vinto nulla e ha ragione, ma conquistò i cuori, tant’è che i tifosi di tutto il mondo parlavano di quei ragazzi”, ha dichiarato l’anno scorso alla FIFA. “È stata una squadra che ha avuto un impatto notevole sulla gente grazie al calcio che giocava, e credo che questa sia una cosa importante”.

Hjulmand non è però un inguaribile romantico che predica soltanto lo stile a scapito della sostanza. Il suo piano è sempre stato quello di plasmare una squadra che combinasse il meglio dei due mondi, quello dell’86 e quello del ‘92, raggiungendo traguardi importanti così da deliziare i connazionali e stupire i neutrali.

La nazionale danese è quasi riuscita nell’impresa a Euro 2020, grazie a una cavalcata a suon di gol arrestatasi soltanto in semifinale, dopo aver in qualche modo reagito allo shock derivante dall’arresto cardiaco che ha colpito in campo il suo giocatore di maggior qualità, nella prima partita del girone iniziale. Ancora più impressionante è stato il ruolino di marcia nelle qualificazioni mondiali, così il posto a Qatar 2022 è giunto con un paio di gare di anticipo, senza punti persi o gol subiti. Se a questo si aggiungono le due recenti vittorie in UEFA Nations League contro i campioni del Mondo della Francia nell’arco di soli quattro mesi, è facile capire perché si parli dei danesi come di potenziali pretendenti al titolo iridato.

Il modo in cui questi risultati sono arrivati, unito alle qualità umane che Hjulmand e i suoi giocatori hanno evidenziato nel momento emotivamente più difficile, quando Christian Eriksen giaceva esanime a terra, lasciano pensare che in Qatar ci sia la possibilità di eclissare in qualche modo i ricordi delle nazionali dell’86 e del ’92 nel cuore della gente. E l’uomo al timone del gruppo sa quali corde toccare per provarci in modo convincente. 

“Con questa squadra abbiamo due obiettivi: uno è vincere qualcosa, l’altro è essere fonte d’ispirazione e coinvolgere il nostro Paese”, ha dichiarato il tecnico nato a Aalborg nel 1972. “In questo momento stiamo riuscendo bene nella seconda parte del programma. Il passo successivo, ovviamente, è conquistare qualche trofeo”.

Le tattiche di Hjulmand

Come lo stesso Hjulmand ha tenuto a precisare, non ci sono state molte cose da sistemare nel momento in cui è cominciato il suo lavoro sulla panchina della nazionale. Il suo predecessore Age Hareide, dopo tutto, aveva qualificato la Danimarca a due grandi tornei e aveva messo insieme una sequenza di 34 partite senza sconfitte.

Partendo da questa base, il contributo principale di Hjulmand è stato quello di iniettare un po’ di spirito del 1986 in una squadra già solida e vincente. La sua Danimarca è più offensiva ed esuberante, meno diretta nel gioco, ma intenzionata ad alzare la linea del pressing e ad avere un atteggiamento più aggressivo rispetto a quello visto con Hareide.

Hjulmand ha anche fatto della flessibilità tattica la sua virtù, rifiutando di incatenarsi a un sistema di gioco particolare e cambiando spesso il proprio schieramento a partita in corso. Alcune caratteristiche, tuttavia, come l’utilizzo di esterni di difesa molto propensi ad attaccare e la libertà creativa concessa a giocatori come Eriksen, rimangono invariate a prescindere dall’assetto prescelto in una determinata giornata. 

L’allenatore danese valorizza il suo ruolo mettendoci anche la giusta dose d’umanità. Mai come in occasione del malore occorso al suo fuoriclasse a Euro 2020, ha saputo trovare i giusti toni per parlare ai suoi giocatori e interagire con il pubblico. Come ha detto all’epoca Joakim Maehle, uno dei laterali di difesa con caratteristiche offensive: “È un buon allenatore e ora è anche un amico per noi”. 

Giocatore chiave: Christian Eriksen

Simon Kjaer sarà anche il leader carismatico della Danimarca, oltre che un giocatore dalle doti morali uniche, ma Eriksen è stato descritto dallo stesso c.t. Hjulmand come “il nostro capitano per quanto riguarda i tempi di gioco, la lettura della partita e la capacità di gestire l’emotività di un match”. “I suoi occhi vedono tutto”, ha aggiunto Hjulmand. “È così che trascina la squadra. Lui è il cuore che scandisce il ritmo della mia nazionale”.

In realtà, Eriksen è stato il giocatore chiave della Danimarca per quasi un decennio e ha rappresentato la stella indiscussa della squadra che si è qualificata per la Coppa del Mondo 2018 e poi vi ha partecipato. Con ben 38 gol all’attivo, l’ex Inter è sia il miglior marcatore che il giocatore di maggior estro creativo. In verità, dopo lo shock del suo arresto cardiaco in campo, la Danimarca ha ottenuto buoni risultati anche in sua assenza e così molti si sono chiesti se sarebbe mai tornato a giocare a certi livelli.

I progressi fisici compiuti in seguito e le prestazioni stesse, sia con la maglia di club che con quella della Danimarca, hanno ovviamente eliminato ogni dubbio. Dopo averlo visto segnare al primo tocco, nel giorno del suo ritorno in Olanda, e poi andare in rete anche alla prima occasione utile al Parken Stadium, il c.t. Hjulmand ha detto di aver visto “una fluidità e una leggerezza nel gioco di Christian assolutamente eccezionali”. 

L’allenatore danese ha addirittura ipotizzato che nei prossimi anni la squadra possa “ottenere da Christian ancora di più di quanto ottenuto fino a oggi”. Considerate le straordinarie imprese internazionali compiute da Eriksen, la prospettiva non è per nulla malvagia per i tifosi danesi.

Da tenere d’occhio: Mikkel Damsgaard

A Euro 2020, inizialmente a suo agio nel ruolo di giovane rincalzo, Damsgaard ha saputo salire alla ribalta e colmare il vuoto creativo lasciato da Eriksen, mettendosi in mostra come uno dei principali talenti del torneo continentale. “Quando ero più giovane, ammiravo molto Christian e giocavo più da numero 10, in maniera simile”, aveva spiegato quando ancora militava nella Sampdoria. “Ho osservato molti dettagli su di lui, il modo in cui sa ricavarsi gli spazi utili per ricevere palla, ad esempio, e ho cercato di inserire queste nozioni nel mio gioco fin da piccolo”.

Se da un lato il ritorno in nazionale di Eriksen potrebbe far pensare a una restaurazione delle gerarchie preesistenti, non va trascurata la possibilità che sia lui che Damsgaard giochino insieme. Dopo tutto, Damsgaard ha brillato in Serie A partendo da sinistra, tanto che Claudio Ranieri lo ha definito “un prodigio”. E il mese scorso, quando la Danimarca ha battuto la Francia per 2-0 in UEFA Nations League, il classe 2000 è entrato da ala, mentre Eriksen ha giostrato centralmente da regista.

Kasper Hjulmand, che fece esordire il 17enne Damsgaard a livello di club durante il periodo trascorso insieme al Nordsjaelland, è sicuramente un suo grande fan. “Mikkel è un passo avanti, solo uno o due secondi più veloce nella testa (rispetto agli altri giocatori – nda)”, ha detto l’allenatore danese. “Ha sempre avuto una consapevolezza incredibile delle nozioni di tempo, spazio e di tutto ciò che accade intorno a lui”.

Queste qualità sono emerse in modo evidente agli Europei e faranno di Damsgaard un giocatore interessante da seguire in Qatar, se saranno ribadite.

I CONVOCATI
Portieri: Schmeichel (Nizza), Christensen (Hertha Berlino) Frederik Rønnow (Union Berlion);

Difensori: Andersen (Crystal Palace), Christensen (Barcellona), Maehle (Atalanta), Wass (Brøndby), Larsen (Trabzonspor), Kristensen (Leeds), Nelsson (Galatasaray), Lindstorm (Eintracht Francoforte), Jensen (Brentford), Kjaer (Milan), Alexander Bah (Benfica);

Centrocampisti: Delaney (Siviglia), Eriksen (Manchester United), Hojbjerg (Tottenham), Skov Olsen (Brugge), Damsgaard (Brentford), Christian Nørgaard (Brentford);

Attaccanti: Wind (Wolfsburg), Braithwaite (Espanyol), Dolberg (Siviglia), Cornelius (Copenaghen), Yussuf Poulsen (Lipsia), Robert Skov (Hoffenheim).

PROBABILE FORMAZIONE (3-4-2-1): Schmeichel; Andersen, Kjaer, Christensen; Wass, Hojbjerg, Delaney, Maehle; Skov Olsen, Eriksen; Dolberg.

TUNISIA

Le Aquile di Cartagine stanno preparando la loro sesta Coppa del Mondo FIFA e sperano di renderla indimenticabile, perché portano sulle spalle i sogni e le speranze di 12 milioni di tunisini.

Da Russia 2018 a oggi, la nazionale tunisina ha cambiato completamente pelle e ora le Aquile di Cartagine sono una squadra rinnovata sotto la guida di un nuovo staff tecnico.

I ragazzi del c.t. Jalel Kadri sembrano in buona forma e si sono guadagnati elogi per una serie di notevoli prestazioni nelle recenti amichevoli contro avversari ostici. Le aspettative per il Qatar sono quindi piuttosto elevate.

La strada verso la fase a eliminazione diretta, tuttavia, non sarà affatto semplice. A ostacolare la Tunisia ci saranno i campioni del mondo della Francia, una squadra danese ricca di qualità e l’Australia.

Lo stile e le idee tattiche di Jalel Kadri

Siamo alle prese con un tecnico noto per il suo amore per il calcio d’attacco; quindi, non sorprende che adotti uno schieramento tattico basato sul modulo 4-3-3, favorito oltretutto dalla presenza in rosa di talenti offensivi in abbondanza.

La Tunisia dispone di un perfetto mix di qualità in attacco – grazie ai vari Youssef Maskni, Naim Sliti e Seif El-Din Khawi – e praticità nel mezzo – con i centrocampisti Aissa Laidouni ed Elias Skhiri – che offre all’allenatore numerose opzioni per adattare la sua nazionale come meglio crede.

Questa flessibilità è stata messa in mostra a giugno di quest’anno contro il Cile, in Coppa Kirin, quando la Tunisia ha schierato un centrocampo a cinque più difensivo, nel tentativo di dominare la mediana dei sudamericani e spegnere ogni pericolo alla fonte. Nel primo dei due incontri di qualificazione contro il Mali, invece, gli esterni sono stati “abbassati” per consolidare la difesa.

In assoluto, Kadri è considerato abbastanza conservatore. Non è nelle sue corde sperimentare troppo e la maggior parte delle sue sostituzioni a gara in corso sono simili. Inoltre, è difficile che lo stile di gioco cambi senza un’attenta ponderazione di rischi e benefici.

Il principale biglietto da visita del commissario tecnico nato a Tozeur nel 1971, a ogni buon conto, è la sua impareggiabile conoscenza del calcio tunisino. Prima di diventare allenatore della nazionale, infatti, Kadri ha lavorato per quasi vent’anni in squadre di club locali e in diversi altri campionati arabi. Nel 2013 è stato nominato assistente allenatore della Tunisia, per alcune partite, sotto la guida di Nabil Maaloul, e poi di nuovo gli è stato attribuito lo stesso incarico nel giugno 2021, prima di essere promosso a tempo pieno dopo un periodo caratterizzato da prestazioni positive.

Il giocatore chiave: Ellyes Skhiri

Affidabile centrocampista a tutto campo, Skhiri garantisce un filtro difensivo fondamentale in mediana.

Ha una straordinaria capacità di intercettare e conquistare le seconde palle, oltre che di tamponare gli attacchi avversari. Offensivamente, crea molte situazioni pericolose con i suoi lunghi lanci dalle retrovie, ovvero da una posizione strategica per studiare i movimenti in campo e individuare le opportunità meglio di altri. Il micidiale tiro dalla distanza è un’altra freccia al proprio arco. Queste caratteristiche lo rendono indispensabile per il c.t. Kadri, a prescindere dallo stato di forma contingente.

Nella Bundesliga tedesca, Skhiri crea in media 1,3 palle-gol a partita, un dato notevole per un giocatore che occupa una posizione così arretrata sul terreno di gioco. Inoltre, totalizza in media 3,7 palloni intercettati a partita.

In giovane età ha scelto di rappresentare la Tunisia piuttosto che la Francia e ora vanta 48 presenze internazionali con le Aquile di Cartagine. Sarà fondamentale per il centrocampo tunisino.

Da tenere d’occhio: Hannibal Mejbri

Questo ragazzo è uno dei più promettenti talenti emergenti del calcio tunisino e recentemente ha rinunciato all’opportunità di giocare al fianco di Cristiano Ronaldo al Manchester United in Premier League, scegliendo invece di assicurarsi un minutaggio maggiore che gli permettesse di consolidare il suo posto in nazionale in vista di Qatar 2022.

Ora i tifosi attendono con ansia di vedere il giovane Mejbri mostrare le sue indubbie qualità sotto le luci degli splendidi stadi qatarioti. Il giocatore è noto per i suoi lanci, lunghi e precisi, ma il suo vero punto di forza è la bravura in fase difensiva, di cui sta dando regolarmente prova con il Birmingham in questa stagione. Si distingue per la capacità di conquistare le seconde palle e gli attaccanti raramente riescono a superarlo.

Ha un buon tiro di destro nel suo repertorio, ma non lo utilizza così spesso. Quando tornerà all’Old Trafford, cercherà di imporsi come un pilastro del centrocampo dei Red Devils e questa ambizione avrebbe maggiori possibilità di andare in porto se il suo Mondiale fosse giocato su buoni livelli.

I CONVOCATI
Portieri: Aymen Dahmane, Bechir Ben Said, Mouez Hassan, Aymen Balbouli

Difensori: Wajdi Kechrida, Mohamed Drager, Dylan Bronn, Nader Ghandri, Montassar Talbi, Yassine Meriah, Ali Maaloul, Ali Abdi, Bilel Ifa

Centrocampisti : Ferjani Sassi, Mohamed Ali Ben Romdhane, Ellyes Skhiri, Hannibal Mejbri, Aissa Laidouni, Ghailane Chaaleli

Attaccanti : Anis Ben Slimane, Naïm Sliti, Whabi Khazri, Seifeddine Jaziri, Taha Yassine Khenissi, Issam Jebali, Youssef Msakni.

PROBABILE FORMAZIONE (4-3-3): Dahmen; Drager, Talbi, Bronn, Maaloul; Slimane, Skhiri, Laidouni; Sliti, Khazri, Msakni.

AUSTRALIA

Migliorare i recenti risultati della Coppa del Mondo e smentire i critici in patria sarà la sfida di Graham Arnold e della sua squadra.

Quando l’Australia si qualificò a Germania 2006, si trattava della seconda partecipazione in assoluto a una Coppa del Mondo FIFA per i Socceroos, a oltre 30 anni di distanza dalla prima. Tale risultato è divenuto oggi quasi una routine.

Detto questo, la nazionale partirà alla volta del Qatar avvolta dai dubbi e nello scetticismo generale. A inizio di quest’anno molti tifosi non pensavano nemmeno che la qualificazione fosse possibile, e a gran voce chiedevano l’esonero del loro ct.

Graham Arnold però è un uomo d’acciaio, e si è dimostrato capace di mantenere la sua promessa: i Socceroos, pur se fuori forma e non di certo al meglio, avrebbero superato i play-off di giugno a Doha. E così è stato, pur soffrendo, in virtù delle vittorie di misura contro Emirati Arabi Uniti e Perù.

“Nessuno nel nostro paese ha creduto in noi,” ha detto Arnold una volta ottenuta la qualificazione. Non bisogna dimenticare che, a causa del COVID, la sua squadra ha dovuto giocare 14 gare di qualificazione su 18 all’estero, ben lontano dall’Australia: “Centrare il Mondiale è stata una delle imprese più grandi della mia carriera,” ha aggiunto il ct.

La determinazione mostrata durante i play-off non ha però cambiato l’opinione dei tifosi australiani. La squadra è fondamentalmente priva di stelle, cosa in passato mai accaduta, e non ha vinto nessuna delle sei gare giocate nelle ultime due edizioni della Coppa del Mondo: comprensibile che le prospettive non siano delle più rosee nemmeno a Qatar 2022.

Lo stile e le idee tattiche di Arnold

Alla guida di una squadra priva di grandi individualità, Arnold è stato quasi costretto a optare per uno stile che potremmo definire funzionale.

La sua squadra non fa del possesso palla un’ossessione, anzi. Non sarà così nemmeno in Qatar, dove difficilmente i Secceroos riusciranno a creare tante occasioni da gol. E nonostante egli stesso abbia suggerito che il modello da seguire fosse il Liverpool di Jurgen Klopp, la sua nazionale non pressa gli avversari con particolare ferocia nella loro metà campo.

Forza fisica, solidità e massima concentrazione nello sfruttare le palle inattive: sono queste le caratteristiche principali dell’Australia, dalle quali difficilmente si allontanerà in Qatar. Ajdin Hrustic e Tom Rogic sono gli elementi di maggiore qualità tecnica, e la convocazione di Martin Boyle, scozzese di nascita, ha aggiunto una buona dose di velocità in contropiede.

Il tecnico dell’Australia ha dimostrato di non temere gli esperimenti, e nel corso dell’anno ha provato diverse soluzioni. Si tratta di un tecnico decisionista, che ai calci di rigore contro il Perù ha sostituito il suo portiere titolare e capitano Matt Ryan con Andrew Redmayne. Com’è noto, i risultati gli hanno dato ragione.

Il giocatore chiave: Ajdin Hrustic

Di padre bosniaco e madre rumena, Hrustic avrebbe potuto giocare per entrambe le nazionali europee, e in effetti è stato corteggiato dalla prima. Ma rinnegare il paese in cui è nato non è mai stata un’opzione per lui.

“L’Australia mi ha dato tutto, anche una vita ai miei genitori,” ha dichiarato. “Loro sono arrivati qui dalla Bosnia nel 1995; l’Australia li ha accolti, ha dato loro una casa e un lavoro.”

Ciò che accadde nel 1995 ha di fondo regalato ai Socceroos il loro giocatore di maggior talento. Si tratta di un centrocampista offensivo, che durante le qualificazioni al Mondiale ha dimostrato le sue qualità durante: dopo un paio di punizioni spettacolari nelle gare precedenti, è stato difatti lui a segnare la rete decisiva nel play-off AFC contro gli Emirati Arabi Uniti.

Hrustic, vincitore della UEFA Europa League con l’Eintracht Francoforte la scorsa stagione e ora in forza all’Hellas Verona in Serie A, porta in dote un’esperienza a livello europeo che molti dei suoi compagni possono solamente invidiare.

Da tenere d’occhio: Garang Kuol

Kuol è un classe 2004 nato in Egitto da genitori sudanesi che erano fuggiti dalla loro casa devastata dalla guerra alcuni anni prima. Uno dei sei fratelli, Kuol e la sua famiglia si sono trasferiti in Australia quando lui aveva sei anni, e lui e suo fratello maggiore, Alou, hanno presto iniziato a conoscere la storia del calcio nella loro nuova casa, guardando gli highlights delle precedenti apparizioni dei Socceroos ai Mondiali.

La formazione calcistica di Kuol è iniziata nella squadra semiprofessionistica dei Goulburn Valley Suns, dove è stato promosso in prima squadra a soli 15 anni. Nel 2019 ha seguito le orme di suo fratello Alou, iscrivendosi alla Central Coast Mariners Academy. Il 18enne si è messo in luce nella scorsa stagione con le sue prestazioni in A-League con la maglia dei Central Coast Mariners, e dopo aver ottenuto la sua prima convocazione in Nazionale a settembre, ha da poco firmato col Newcastle, che lo ha acquistato per 300mila €.

Attaccante ambidestro, può giocare sia da esterno che da punta centrale. Il suo principale punto di forza consiste nell’abilità nell’uno contro e la sua rapidità, unita all’abilità nel controllo, lo rendono un vero incubo per i difensori avversari. A livello giovanile, tagliava regolarmente il campo dalla sinistra per provare la conclusione di destro, ovvero il suo piede leggermente migliore, ed i suoi tiri risultavano sempre potenti e precisi. Kuol, grazie alle sue caratteristiche, rappresenterà il profilo dell’attaccante ideale di nuova generazione.

Come molti tra i ragazzi che stanno cercano di farsi strada a livello professionistico, Kuol ha del lavoro da fare in termini di fisicità. La sua struttura fisica è infatti ancora relativamente esile, il che vuol dire che non ha ancora abbastanza forza nel contrasto.Durante il suo percorso di crescita a livello qualitativo, sarà inoltre chiamato a migliorare il suo processo decisionale negli ultimi trenta metri. Detto questo, ha tutto ciò che serve per diventare una stella del calcio in futuro.
Non parte da titolare nelle gerarchie stabilite dal mister Arnorld, ma sono convinto che in corso d’opera saprà ritagliarsi uno spazio importante e saprà mettersi in mostra.

I CONVOCATI
Portieri: Ryan (Copenaghen), Redmayne (Sidney FC), Vukovic (CC Mariners);

Difensori: Atkinson (Heart), King (OB), Behich (Dundee), Rowles (Heart), Degenek (Columbus Crew) Souttar (Stoke City), Deng (Albirex Nigata), Wright (Sunderland), Karacic (Brescia);

Centrocampisti: Baccus (St. Mirren), Irvine (St. Pauli), Devlin (Heart), McGree (Middlesbrough), Hrustic (Verona), Mooy (Celtic);

Attaccanti: Boyle (Hibernian), Kuol (Central Coast Mariners), Cummings (Central Coast Mariners), Leckie (Melbourne City), Duke (Fagiano Okyama), Mabil (Cadice), Goodwin (Adelaide United), MacLaren (Melbourne City).

PROBABILE FORMAZIONE (4-2-3-1): Ryan; Atkinson, Souttar, Degenek, Behich; Irvine, Mooy; Boyle, Hrustic, Leckie; Maclaren.