Road to Qatar 2022: GRUPPO E

SPAGNA

Sebbene in pochi la inseriscano fra le nazionali favorite per la vittoria del Mondiale, la Spagna, ringiovanita dalla cura di Luis Enrique, potrebbe sorprendere in Qatar.

Il sole splende di nuovo alto nel cielo, per una nazionale tornata a credere in sé stessa. Dopo un paio di quadrienni “mondiali” che hanno generato soprattutto frustrazioni, controversie e delusioni, Luis Enrique ha riportato la Spagna sulla giusta linea di galleggiamento per provare a rinverdire i gloriosi fasti delle due edizioni degli Europei e del Mondiale vinti fra il 2008 e il 2012.

In continuità con le buone prestazioni recentemente offerte nei tre tornei continentali disputati post-Russia 2018, la Roja spera di tornare a ben figurare anche sul palcoscenico mondiale di Qatar 2022. Così, anche se molti addetti ai lavori non li inseriscono fra i pretendenti alla Coppa del Mondo, gli iberici sono convinti di poter sollevare nuovamente il trofeo e non mancano loro le ragioni per mirare così in alto.

Il percorso di qualificazione non era cominciato nel migliore dei modi. Nella lotta punto a punto all’interno del proprio girone, la formazione di Luis Enrique aveva pareggiato con la Grecia nel match d’apertura, aveva vinto con un gol in extremis contro la Georgia e quindi perso in Svezia. A riaprire i giochi è stata una sorprendente battuta d’arresto degli svedesi in Georgia e così, quando tre giorni dopo quell’esito sorprendente le due migliori squadre del raggruppamento si sono sfidate a Siviglia, nel decisivo match proprio all’ultima giornata, un gol di Alvaro Morata dopo quattro minuti ha regalato alla Spagna la vittoria di misura e il biglietto di accesso diretto a Qatar 2022.

Un lieto fine per un’avventura non semplice, nel corso della quale il miglior marcatore della squadra è stato Ferran Torres con quattro gol, mentre Luis Enrique ha continuato a modellare e migliorare il suo gruppo ricco di giovani talenti.

Il progetto di Luis Enrique

Stanco di tutte le polemiche e discussioni che circondavano la squadra, Luis Enrique ha cercato di contestualizzare le cose mostrando su Twitter una tabella comparativa delle prestazioni di altre nove nazionali europee nelle ultime quattro competizioni maggiori. L’analisi ha evidenziato come la Spagna sia stata l’unica squadra ad aver chiuso ogni volta fra le prime quattro e, da allenatore capace di curare i dettagli in modo maniacale quale è, Luis Enrique ha utilizzato questa statistica per rispondere a chi ha criticato il suo lavoro.  Anche perché, nel corso del suo mandato, la nazionale iberica ha mostrato evidenti segnali di ripresa.  

Reduce da tre fasi finali del Mondiale da calciatore, il c.t. spagnolo si appresta al suo primo torneo iridato dalla panchina. Dopo aver ben impressionato alla guida di Roma e Celta Vigo, Luis Enrique ha vissuto un’esperienza di successo al Barcellona e poi gli è stato affidato il compito di risollevare le sorti della nazionale. Sin dall’inizio non ha mostrato alcun timore nel prendere decisioni difficili – come, ad esempio, la definitiva rinuncia a Sergio Ramos o la scommessa di affidare ai giovani Pedri e Gavi, insieme a Busquets, le chiavi del centrocampo – e ha difeso con determinazione i suoi ragazzi di fronte alle critiche dei giornalisti, riuscendo a ottenere il meglio dalle risorse a sua disposizione.

Cammin facendo, l’ex centrocampista classe 1970 ha costruito una formazione solida e basata più sul collettivo che sulle individualità, capace di prendere l’iniziativa quando in possesso del pallone e al tempo stesso difficile da sorprendere nelle retrovie. Ora tutto ciò che serve è un centravanti che possa finalizzare con continuità le occasioni create.

Il giocatore-chiave: Pedri

Il veterano Sergio Busquets è il capitano, ma Pedri che compirà vent’anni il 25 novembre, è il cuore pulsante della Spagna e si è già imposto come uno dei migliori giocatori del mondo. La sua ascesa si è rivelata vertiginosa e ha dato una prospettiva di lungo periodo al suo club, il Barcellona, in un frangente difficile, coinciso con la partenza di Lionel Messi.

Dopo il debutto a Las Palmas dove ha mosso i primi passi della sua carriera, Pedri in breve tempo ha conquistato la fiducia del Camp Nou e ora ha il mondo ai suoi piedi.

Il ragazzo classe 2002 è la prova vivente che, quando si è forti, l’età non conta. Può essere considerato la quintessenza del regista moderno, dotato di genio creativo e di  un’eccezionale visione di gioco. Doti che si abbinano a una sublime sensibilità di entrambi i piedi e gli consentono di fornire suggerimenti illuminati, calibrati e tempestivi ai compagni di squadra. Pedri in campo è una presenza dinamica, agile e versatile, come già dimostrato in diverse occasioni con la maglia della Spagna, in particolare a Euro 2020 quando le sue prestazioni gli fruttarono commenti entusiastici, fra i quali quello del suo allenatore che disse: “Avete visto come ha giocato Pedri a diciotto anni, in una competizione così importante? Nemmeno Andres Iniesta sarebbe stato in grado di esprimersi su questi livelli. Non ci resta che consegnargli le chiavi della squadra”. E con il talentuoso centrocampista originario delle Isole Canarie alla guida, la Spagna può confidare in un viaggio ricco di emozioni fra gli stadi del Qatar.

Da tenere d’occhio: Gavi

La scelta di affidarsi a Gavi, classe 2004, è una delle decisioni più coraggiose che Luis Enrique ha preso finora, tanto che lo stesso commissario tecnico l’ha difesa con forza: “Riguardo a Gavi credo che il calcio spagnolo conosca ancora poco di questo ragazzo e il discorso vale anche per chi ha avuto la possibilità di stargli più vicino. È un giocatore che con la palla fra i piedi raramente effettua giocate banali e sa spesso rendersi pericoloso. Si può considerare in tutto e per tutto un centrocampista centrale e non gli manca il fiuto del gol. Vedrete in futuro. Ha 18 anni ed è unico nel suo genere. È un vulcano in costante eruzione ed è difficile non innamorarsi di lui. Gioca come se si trovasse al campetto della sua scuola ed è il domani, ma anche l’oggi, della nostra nazionale”.

Le migliori qualità di Gavi si evidenziano in fase difensiva. Il dinamismo, la bravura nei contrasti e il senso dell’anticipo lo collocano sin da ora nel gotha del calcio mondiale. E, come Luis Enrique ha voluto sottolineare, le qualità del giovane mago andaluso non finiscono qui. Ogni sua giocata è eseguita con velocità e precisione. È il tipo di giocatore che lega il gioco della squadra, possiede corsa, capacità di conduzione della palla e le qualità necessarie per saltare gli avversari nell’uno contro uno.

Sembrano non esserci limiti per lui e Qatar 2022 gli fornirà lo scenario perfetto per mostrare al mondo ciò che sa fare.

I CONVOCATI
Portieri: Unai Simón (Athletic Bilbao), Robert Sanchez (Brighton), David Raya (Brentford).

Difensori: Carvajal (Real Madrid), Azpilicueta (Chelsea), Eric García (Barcellona), Hugo Guillamón (Valencia), Pau Torres (Villarreal), Laporte (Manchester City), Jordi Alba (Barcellona), José Gayá (Valencia).

Centrocampisti: Busquets (Barcellona), Rodrigo (Leeds), Gavi (Barcellona), Carlos Soler (PSG), Marcos Llorente (Atlético Madrid), Pedri (Barcellona), Koke (Atletico Madrid).

Attaccanti: Ferran Torres (Barcellona), Nico Williams (Athletic Bilbao), Yeremy Pino (Villarreal), Álvaro Morata (Atletico Madrid), Marco Asensio (Real Madrid), Pablo Sarabia (PSG), Dani Olmo (Lipsia), Ansu Fati (Barcellona).

PROBABILE FORMAZIONE (4-3-3): Simon; Carvajal, Garcia, P. Torres, Alba; Koke, Rodri, Pedri; F. Torres, Morata, Sarabia.

GERMANIA

Dopo la cocente delusione di Russia 2018, la nazionale tedesca sta cercando di risalire al massimo livello. La domanda è: sarà in grado di resistere alla pressione?

“Dovete essere undici amici”. È quello che disse Sepp Herberger alla nazionale da lui allenata prima della finale della Coppa del Mondo 1954 in Svizzera contro l’Ungheria. Un concetto chiave del calcio tedesco, che racchiude in sé tutte le caratteristiche precipue dell’intero movimento: spirito di squadra, voglia di lottare e lavoro di gruppo. È a quelle parole che si sono ispirate tutte le generazioni di calciatori tedeschi che hanno avuto successo ai Mondiali. Allo stesso tempo, tali parole implicano che, se non c’è armonia all’interno della squadra, le cose non possono funzionare. Lo ha dimostrato quanto accaduto alla Coppa del Mondo FIFA 2018: schiacciata tanto dalle proprie aspettative quanto da quelle di un intero paese, la Germania ha ottenuto il peggior risultato di sempre a un Mondiale, uscendo già dopo la fase a gruppi.

Sia durante le qualificazioni a Qatar 2022, sia durante le gare di UEFA Nations League, la squadra di Hansi Flick ha mostrato tutti i suoi pregi, ma anche tutti i suoi difetti. Ora rimane da capire se la Germania farà in tempo a diventare ciò che la nazionale tedesca solitamente è, ovvero una squadra da grandi manifestazioni, oppure se nuovamente faticherà a raggiungere i livelli ai quali ci ha abituato.

Lo stile e le idee tattiche di Hansi Flick

Hansi Flick guida la Germania dall’agosto 2021, quando ha messo fine ai 15 anni di regno del suo ex capo allenatore Joachim Löw. Lo stile di gioco del nuovo ct si avvicina molto a quello del suo predecessore, e del calcio tedesco in generale: possesso palla, bel gioco e intensità. A questo però Flick ha aggiunto qualcosa di suo, uno stile che i tifosi avevano già ammirato quando lui sedeva sulla panchina del Bayern Monaco.

Se possesso palla e gioco ragionato non sono cambiati, ora i vari giocatori interpretano i rispettivi ruoli con maggiore agilità, in modo da mettere l’avversario immediatamente sotto pressione. Perché questo accada, ogni giocatore è chiamato ad aiutare in qualsiasi momento i compagni più vicini, così da smorzare sul nascere ogni velleità di contropiede avversario. Se la Germania vuole davvero raggiungere la semifinale, da sempre suo obiettivo minimo, la Germania dovrà ancora migliorare dal punto di vista della precisione nell’ultimo passaggio e in fase di conclusione.

Il giocatore chiave: Manuel Neuer 

Quando si parla di Manuel Neuer, non si può non sottolineare come il suo modo d’interpretare il ruolo del portiere abbia rivoluzionato il calcio moderno: posizionato appena dietro ai difensori centrali, Neuer non copre solo lo spazio alle loro spalle, bensì partecipa appieno alla costruzione del gioco dal basso. A 36 anni, Neuer ha vinto tutto e rimane ancora per molti il miglior portiere al mondo. Da sottolineare inoltre le sue indubbie qualità umane, che fanno di lui un leader riconosciuto e accettato: Neuer è una persona aperta, solida e capace di comunicare, sia in campo sia fuori. In nazionale indossa la fascia di capitano dal 2016 e anche in Qatar giocherà un ruolo fondamentale nel mantenere l’armonia all’interno dello spogliatoio.

Da tenere d’occhio: Jamal Musiala

Jamal Musiala è il nuovo gioiello del calcio tedesco. Nato in Germania ma cresciuto principalmente in Inghilterra, il 19enne del Bayern Monaco ha giocato con le giovanili di entrambi i paesi, prima di trovarsi di fronte a una scelta davvero complicata: Three Lions oppure Die Mannschaft? Entrambe le federazioni hanno cercato di convincerlo, ma a 17 anni il ragazzo ha deciso di optare per la Germania. Tale scelta lo ha reso a prescindere un beniamino del pubblico tedesco, ma non piace di certo solo per questo: Musiala è un ragazzo modesto, determinato in campo e molto forte tecnicamente.

Giocatore versatile, preferisce essere utilizzato da centrocampista offensivo. Pur se ancora molto giovane, ricopre un ruolo importante nella nazionale di Flick, che di lui ha recentemente dichiarato: “È fantastico vederlo giocare così leggero e spensierato, spero che mantenga a lungo questo atteggiamento. Sa saltare l’avversario in fase offensiva, ma con le sue qualità difensive è perfetto anche nel far ripartire l’azione. Sono molto felice del suo sviluppo e spero che continui così, che non si sieda sul suo talento, ma che mantenga questa voglia di migliorarsi.”

I CONVOCATI
Portieri: Manuel Neuer (Bayern Monaco), Marc-Andre’ Ter Stegen (Barcellona, Spagna), Kevin Trapp (Eintracht Francoforte).

Difensori: Armel Bella Kotchap (Southampton, Inghilterra), Matthias Ginter (Friburgo), Christian Guenter (Friburgo), Thilo Kehler (West Ham United, Inghilterra), Lukas Klostermann (Lipsia), David Raum (Lipsia), Antonio Ruediger (Real Madrid, Spagna), Nico Schlotterbeck (Borussia Dortmund), Niklas Suele (Borussia Dortmund).

Centrocampista: Karim Adeyemi (Borussia Dortmund), Julian Brandt (Borussia Dortmund), Niclas Fuellkrug (Werder Brema), Serge Gnabry (Bayern Monaco), Leon Goretzka (Bayern Monaco), Ilkay Gundogan (Manchester City, Inghilterra), Jonas Hoffmann (Borussia Moenchengladbach), Joshua Kimmich (Bayern Monaco), Jamal Musiala (Bayern Monaco), Thomas Mueller (Bayern Monaco).

Attaccanti: Mario Goetze (Eintracht Francoforte), Kai Havertz (Chelsea, Inghilterra), Youssoufa Moukoko (Borussia Dortmund), Leroy Sane’ (Bayern Monaco).

PROBABILE FORMAZIONE (4-2-3-1): Neuer; Hofmann, Sule, Rudiger, Raum; Gundogan, Kimmich; Gnabry, Muller, Sanè; Havertz.

GIAPPONE

I Samurai Blue parteciperanno alla loro settima Coppa del Mondo.

Il Giappone, dopo aver fatto progressi costanti come una delle potenze calcistiche asiatiche negli ultimi anni, spera di raggiungere nuove vette in Qatar. Tuttavia, l’ottimismo dei tifosi, dovuto a una qualificazione senza problemi, è stato alquanto smorzato nel momento in cui i Samurai Blu sono finiti in un girone molto difficile durante il sorteggio della fase finale svoltosi ad aprile. Ad aspettarli nel Gruppo E ci sono gli ex campioni del mondo Germania e Spagna, mentre la Costa Rica occupa il posto rimanente grazie alla sua vittoria negli spareggi intercontinentali.

Il principale obiettivo del Giappone sarà quello di raggiungere i quarti di finale per la prima volta nella storia. Anche se sarà difficile sopravvivere alla fase a gironi, sia la squadra che i tifosi rimangono ottimisti godendosi l’opportunità di misurarsi con le migliori squadre del mondo. La maggior parte dei giocatori ora gioca in Europa e compete ai massimi livelli contro avversari di qualità. E se i nipponici riusciranno a crescere come collettivo, diventando una squadra più completa ed efficace, potrebbero riservare delle sorprese ai loro avversari.

Lo stile e le idee tattiche di Hajime Moriyasu

L’illustre carriera da allenatore di Moriyasu è iniziata nella J.League con il Sanfrecce Hiroshima. Moriyasu, in carica dal 2012 sulla panchina del club nipponico, ha vinto tre titoli in sei anni. All’Hiroshima alternava il 4-3-3 al 5-4-1 e la sua squadra adottava una strategia basata sul possesso, cercando di sfruttare gli spazi per avanzare. Da quando ha iniziato ad allenare la nazionale, è passato al 4-2-3-1, che si trasforma in un 4-4-2 quando la squadra non è in possesso, con il numero 10 che avanza sulla linea degli attaccanti. Però oggi, a differenza di quando allenava l’Hiroshima, la sua squadra a volte manca di idee in attacco e si affida alla bravura dei singoli giocatori per creare occasioni. Sicuramente, per riuscire a qualificarsi nel difficile Gruppo E, la squadra dovrà riuscire ad adattarsi efficacemente, e a replicare, alle tattiche degli avversari.

Il giocatore-chiave: Takumi Minamino

Sin dalla prima apparizione della nazionale giapponese ai Mondiali di Francia 1998, i tifosi si aspettano dimostrazioni di talento in attacco. Takumi Minamino ne è l’esempio perfetto e cercherà di seguire le orme di giocatori come Hidetoshi Nakata, Keisuke Honda e Shinji Kagawa. Il ventisettenne cresciuto nel Cerezo Osaka dovrebbe indossare la maglia numero 10 in Qatar ed essere al centro dei piani di Moriyasu dopo aver segnato dieci gol nelle qualificazioni asiatiche, eguagliando il record assoluto di Yuya Osako. Nel recente passato ha faticato a misurarsi contro alcuni dei migliori attaccanti del mondo durante il suo periodo al Liverpool, ma si è rivelato una riserva più che affidabile per la squadra di Jürgen Klopp. Nella stagione 2021/22 ha ricevuto elogi per il ruolo svolto nell’aiutare il Liverpool a vincere due coppe nazionali. In questa stagione gioca nella Ligue 1, dove sta offrendo prestazioni generose con la maglia dell’AS Monaco, e la sua sempre crescente esperienza ai massimi livelli potrebbe rivelarsi la chiave per portare il Giappone a nuovi ambiziosi traguardi.

Da tenere d’occhio: Kaoru Mitoma

Negli ultimi tre anni Mitoma è emerso come elemento capace di rivoluzionare il gioco della nazionale. Raramente parte titolare, ma quando entra dalla panchina riesce spesso a trasformare la partita da solo. La sua arma principale risiede nella sua capacità di muoversi in velocità sulla fascia sinistra, con cambi di direzione improvvisi che mettono in difficoltà gli avversari. Tiene costantemente i difensori in apprensione grazie alla sua capacità di dribblare sulla fascia, tagliare verso l’area, crossare e tirare. Anche se ha debuttato con la maglia del Giappone nemmeno un anno fa, ha già segnato cinque gol in nove partite, tra cui l’importantissima doppietta realizzata contro l’Australia a marzo che ha assicurato al Giappone un biglietto per il Qatar. La scorsa stagione ha giocato regolarmente per il Royale Union Saint-Gilloise, un club che ha compiuto passi da gigante nonostante fosse neopromosso in Lega Pro belga. Durante questa stagione è tornato al Brighton e sta dimostrando le sue abilità anche in Premier League.

I CONVOCATI
Portieri: Gonda (Shimizu S-Pulse), Kawashima (Strasburgo), Schmidt (Sint-Truiden); 

Difensori: Endo (Stoccarda), Itakura (Borussia Monchengladbach), Nagatomo (FC Tokyo), Nakayama (Huddersfield Town), Sakai (Urawa Reds), Taniguchi (Kawasaki Frontale), Tomiyasu (Arsenal), Yamane (Kawasaki Frontale), Yoshida (Schalke 04); 

Centrocampisti: Doan (Friburgo), Hiroki Ito (Stoccarda), Kamada (Eintracht Francoforte), Morita (Sporting Lisbona), Minamino (Monaco), Mitoma (Brighton), Shibasaki (Leganes), Soma (Nagoya Grampus), Tanaka (Fortuna Düsseldorf); 

Attaccanti: Asano (Bochum), Junya Ito (Stade Reims), Kubo (Real Sociedad), Maeda (Celtic Glasgow), Ueda (Cercle Bruges).

PROBABILE FORMAZIONE (4-2-3-1): Gobda; Tomiyasu, Yoshida, Itakura, Nagatomo; Endo, Morita; Minamino, Kamada, Kubo; Maeda.

COSTA RICA

La Costa Rica ha lottato duro per arrivare a Qatar 2022, dove sperano di dimostrare ancora una volta di che pasta sono fatti.

Approdata a sorpresa ai quarti di finale di Brasile 2014 e presente a Russia 2018, la Costa Rica è parsa in crisi a metà del girone finale di qualificazione della zona CONCACAF per Qatar 2022. Dopo la sconfitta contro il Canada, giunta a novembre dello scorso anno, sembrava che Los Ticos non avessero più alcuna possibilità di rientrare nel gruppo delle qualificate. Invece, dimostrando un carattere non indifferente e un atteggiamento all’insegna del “mai dire mai”, hanno in qualche modo migliorato le loro prestazioni e inanellato un’imprevedibile serie di sei vittorie nelle ultime sette partite, strappando alla nazionale di Panama la possibilità di disputare lo spareggio intercontinentale.

A metà giugno, la squadra di Luis Fernando Suarez si è poi recata in Qatar per affrontare la Nuova Zelanda in una partita da dentro o fuori, iniziata nel migliore dei modi con un gol in apertura di Joel Campbell, uno degli uomini-simbolo del calcio costaricano. Da lì in poi, Los Ticos si sono aggrappati a quell’esile vantaggio, resistendo a tutti i tentativi di rimonta neozelandesi, e conquistando infine un posto ai Mondiali per la terza volta consecutiva, consolidando quella che nell’ultimo decennio è diventata una buona abitudine.

Con la cosiddetta “generazione d’oro” pronta all’ultimo giro di valzer e un gruppo di giovani prospetti che attendono di raccoglierne il testimone, la Costa Rica punta a ripetere la splendida Coppa del Mondo Brasile 2014, quando arrivò fino ai quarti di finale prima di perdere ai rigori contro l’Olanda.

Replicare quell’avventura non sarà facile, soprattutto con Spagna, Germania e Giappone come avversarie nel girone. Detto ciò, la squadra del c.t. Suarez può ancora contare su campioni leggendari – Keylor Navas e Bryan Ruiz su tutti – e, se riuscisse a superare la prima fase, potrebbe davvero tornare a far sognare in grande i tifosi costaricani.

Lo stile e le idee tattiche di Luis Fernando Suarez

Luis Fernando Suarez si appresta a veder esaudito un suo sogno quasi ossessivo: allenare per la terza volta in una Coppa del Mondo FIFA. Condottiero dell’indimenticabile corsa dell’Ecuador fino agli ottavi di finale di Germania 2006 e della terza qualificazione ai Mondiali nella storia dell’Honduras in occasione di Brasile 2014, Suarez è stato artefice della difficile rincorsa costaricana nella seconda parte delle qualificazioni CONCACAF per Qatar 2022. Proprio quando sembrava che il suo incarico si sarebbe concluso con un fallimento, il 62enne tecnico colombiano ha compiuto le scelte giuste ed è riuscito a ispirare una rimonta coronata quasi fuori tempo massimo.

Suarez ha conquistato la fiducia dei veterani, ha compattato lo spogliatoio e ha puntato su giovani come Jewison Benette e Anthony Contreras, rilanciando il gruppo. Come segno di unione, Suarez chiede ai propri ragazzi di urlare a gran voce il motto della squadra, ovvero “Añita Mikilona”, prima e dopo ogni partita. Nella lingua Bribri, parlata da uno dei gruppi indigeni più numerosi del Paese, lo slogan significa “Insieme fino alla fine”. Suarez è un allenatore attento ai dettagli e ha ben chiara in mente la sua formazione titolare, nonché il sistema di gioco iniziale. Se fosse confermato lo schieramento tattico del play-off, la Costa Rica agirebbe con quattro difensori nelle retrovie, due centrocampisti centrali, tre centrocampisti avanzati e una punta.

Il giocatore chiave: Keylor Navas

Le prestazioni tra i pali di Luis Gabrielo Conejo ebbero un ruolo determinante per la Costa Rica che giunse fino agli ottavi di finale di Italia 1990. Circa ventiquattro anni dopo, i Ticos sono entrati nuovamente nella storia grazie a uno dei successori di Conejo, Keylor Navas, le cui prodezze a Brasile 2014 sono state tali da collocarlo fra i principali protagonisti assoluti di quella rassegna iridata. Un exploit, qualificazione ai quarti di finale compresa, che non poteva passare inosservato agli occhi del potente Real Madrid. Gli iberici decisero di acquistare Navas proprio dopo quel Mondiale e fu una scelta saggia per entrambi, club e giocatore, tenendo conto delle 162 presenze con le Merengues in un frangente storico in cui sono state vinte tre Champions League, fra le altre cose.

Il capitano Navas è il leader del gruppo costaricano ed è considerato uno dei migliori estremi difensori al mondo. Non ha difetti evidenti, tant’è che si può ritenere completo e forte in ogni fondamentale. Sa compiere miracoli a ripetizione e per questo la sua presenza in campo è come un talismano per la Costa Rica. Ha dimostrato carattere, contribuendo a risollevare le sorti della qualificazione della sua nazionale e ora si appresta a sfidare i migliori attaccanti del mondo sul palcoscenico più prestigioso.

Da tenere d’occhio: Jewison Bennette

Insieme ad Anthony Contreras, il diciottenne Bennette è uno dei protagonisti della nuova generazione del calcio costaricano. Dopo aver ottenuto la convocazione in nazionale grazie alle sue prestazioni con l’Herediano, nell’ultima finestra di mercato l’ala sinistra è stata ingaggiata dagli inglesi del Sunderland. Si è messo particolarmente in luce nello spareggio intercontinentale contro la Nuova Zelanda, contribuendo a ispirare grazie al suo marchio di fabbrica – la prepotente galoppata sulla sinistra coronata con il cross – il gol decisivo per la qualificazione della Costa Rica a Qatar 2022.

Veloce in progressione e abile nel dribbling, Bennette è già riuscito a farsi apprezzare dal pubblico inglese e rappresenta un problema per i terzini avversari, perché sa individuare e sfruttare gli spazi liberi tra le linee difensive per provare a creare situazioni pericolose in modo imprevedibile. Quando è in piena forma, se gli si lascia spazio per il contropiede, mette in mostra le sue doti di esplosività e dinamicità. Ha ancora ampi margini di miglioramento, ma ha già tutte le carte in regola per diventare uno dei protagonisti di Qatar 2022.

I CONVOCATI
Portieri: Keylor Navas (PSG), Esteban Alvarado (Herediano), Patrick Sequeira (Club Deportivo Lugo, Spagna);

Difensori: Francisco Calvo (Konyaspor, Turchia), Juan Pablo Vargas (Millonarios, Colombia), Kendall Waston (Saprissa), Oscar Duarte (Al-Wehda, Arabia Saudita), Daniel Chacon (Colorado Rapids, Usa), Keysher Fuller (Herediano), Carlos Martinez (San Carlos), Bryan Oviedo (Real Salt Lake, Usa), Ronaldo Matarrita (Cincinnati, Usa);

Centrocampisti: Yeltsin Tejeda (Herediano), Celso Borges (Alajuelense), Youstin Salas (Saprissa), Roan Wilson (Municipal Grecia), Gerson Torres (Herediano), Douglas Lopez (Herediano), Jewison Bennette (Sunderland, Inghilterra), Alvaro Zamora (Saprissa), Anthony Hernandez (Puntarenas), Brandon Aguilera (Nottingham Forest, Inghilterra), Bryan Ruiz (Alajuelense);

Attaccanti: Joel Campbell (Leon, Messico), Anthony Contreras (Herediano), Johan Venegas (Alajuelense).

PROBABILE FORMAZIONE (4-2-3-1): Navas; Fuller, Duarte, Calvo, Matarrita; Borges, Tejeda; Torres, Ruiz, Bennette; Campbell.