L’eredità di Mihajlovic

Quali sono stati i principi di gioco e i calciatori valorizzati nella sua carriera da allenatore

I PRINCIPI DI GIOCO BASE

Nel corso della sua carriera da allenatore, Sinisa Mihajlovic si è dimostato un allenatore coraggioso come da indole caratteriale e intelligente, in grado di proporre un calcio propositivo cercando di adattarsi al materiale tecnico che aveva a disposizione. Non ha mai adottato un modulo fisso in tutte le sue esperienze da allenatore modificando in corsa uomini e schacchiere tattico, pur rimanendo fedeli ai suoi principi in fase di possesso e in fase di non possesso, aggiungendoci il merito di aver valorizzato sempre i giovani. Lampante in tal senso è stata la sua seconda avventura a Bologna dove è entrato in totale simbiosi con l’ambiente, ridando entusiasmo e orgoglio a una piazza depressa. In fase di possesso palla le sue squadre si basavano sul concetto di squadra fluida, in grado di alternare diversi moduli all’interno della stessa partita, modellandoli sulla situazione di gioco e sull’avversario. In fase di non possesso invece l’identità era spiccata e definita pur variando sistemi di pressing da partita a partita, modulando la propria aggressività, alternando partite in cui pressava in parità numerica la costruzione avversaria ad altre in cui gli attaccanti rimanevano in inferiorità alla scopo di orientare l’uscita sull’esterno, e creare tanta densità in zona palla. Le sue squadre potevano definirsi squadre forte nelle transizioni, sia difensive che offensive.

I CALCIATORI VALORIZZATI

Il 2009-2010 è la prima annata in cui Mihajlovic fa capire di avere buoni numeri come allenatore. Conduce il Catania in un’ottima stagione, cogliendo alcune vittorie storiche come quelle contro Inter e Juventus, e coglie il record di punti nella massima serie per la società etnea. Due sono i giocatori che ha fatto rendere al massimo delle proprie potenzialità, punte di diamante della formazione siciliana di quella stagione e successivamente oggetto di succulente plusvalenze: la punta Jorge Martinez e il difensore centrale Matias Silvestre. L’attaccante argentino classe 1983, agli ordini di Sinisa, vive la migliore stagione della sua carriera. 25 presenze e 9 reti che inducono la Juventus a mettere gli occhi su di lui. A giugno si concretizzerà il trasferimento, per la sonante cifra di 12 milioni di Euro; si rivelerà uno degli affari peggiori della storia recente della Juventus, ma questa è un’altra storia. Il centrale invece con 35 presenze e una rete si afferma come uno dei migliori centrali del campionato; nell’estate del 2011, si trasferirà al Palermo per quasi 7.5 milioni di Euro.

Mihajlovic si trasferisce a Firenze per la stagione 2010-2011: non un’annata entusiasmante, che vede i viola arrancare a lungo e terminare la stagione con un nono posto che non soddisfa la piazza. Mihajlovic però coglie due bei conigli dal cilindro; uno è il suo connazionale Adem Ljajic, che da lui viene lanciato con decisione: 26 presenze e 3 reti per il trequartista, e l’altro è Khouma Babacar; prodotto del settore giovanile viola, è Mihajlovic a inserirlo in pianta stabile in Prima Squadra, dopo l’esordio (con gol) nella stagione precedente, agli ordini di Cesare Prandelli. A Firenze sotto la sua guida debuttano nel grande calcio anche Nastasic, Seferovic e Piccini.

Alla Sampdoria Mihajlovic si afferma come tecnico, nella società in cui forse è rimasto più legato per i suoi trascorsi da calciatore. Tra il 2013 e il 2015, trasforma in giocatori di livello internazionale: Stefano Okaka che da eterna promessa agli ordini di Mihajlovic diventa attaccante importante, in grado di raggiungere la Nazionale e il trasferimento nell’Anderlecht. Nella stagione 2014-2015, tra uno screzio e l’altro con Mihajlovic, mette in mostra grandi doti tecniche e fisIche, anche se senza troppa continuità. Chi invece della continuità di rendimento aveva fatto il suo punto forte era stato Shkodran Mustafi: nella stagione 2013-2014 agli ordini di Mihajlovic si afferma come difensore talentuoso e duttile. Basti dire che arrivò poi la convocazione nella Germania Campione del Mondo 2014, seguita dal trasferimento al Valencia per la cifra di 8 milioni di Euro. Passando per le mani di Mihajlovic ha trovato gloria oltre confine anche Pedro Obiang. Il mediano spagnolo-guineano classe 1992 ha vissuto con Miha la miglior stagione della propria carriera nel 2014-2015. 34 presenze e 3 reti nella Sampdoria che termina il campionato al settimo posto. Ci sono poi gli italiani Alessio Romagnoli e Roberto Soriano. Il difensore centrale classe 1995 con Mihajlovic ha convinto molti a vedere in lui il “nuovo Nesta”: 30 presenze e 2 reti nella stagione 2014-2015, seguita dal trasferimento dalla Roma (società che ne deteneva il cartellino) al Milan per la cifra monstre di 25 milioni; in rossonero ha seguito proprio il suo maestro Miha. Il centrocampista, invece, con Mihajlovic è diventato grande: è stato lui a credere per primo nelle qualità tecniche e dinamiche del classe 1991 di origini tedesche, lanciandolo titolare al suo arrivo al Doria nel 2013. Un altro giocatore lanciato e valorizzato alla Samp è stato Joaquin Correa, passato al Siviglia prima di diventare grande con la Lazio sotto la guida di Simone Inzaghi.

Il coraggio a Mihajlovic non manca e lo mostra anche al Milan dove, nonostante l’esonero, arriva la più grande scoperta: quella di Gianluigi Donnarumma, lanciato a soli 16 anni a scapito di Diego Lopez, facendo un favore al club e al calcio italiano. Successivamente approda al Torino dove rimase per due stagioni, dal 2016 al 2018 valorizzando Mattia Aramu, Sasa Lukic e Lyanco e ottenendo il record di punti dell’era Cairo . Infine l’approdo a Bologna, dove ha creduto in “sconosciuti” diventati protagonisti, come HickeyTheateTomiyasuSchouten.