Road to Qatar 2022: GRUPPO C

ARGENTINA

L’Albiceleste è a caccia del suo terzo titolo mondiale e arriva in Qatar con tutte le carte in regola per conquistarlo.

L’Argentina arriverà alla Coppa del Mondo FIFA Qatar 2022 portando con sé aspettative che non erano mai state così alte negli ultimi tempi. La vittoria nella Coppa America 2021, conquistata sul suolo brasiliano del Maracanà, ha dato impulso ai sogni di un Paese che ha un solo obiettivo in testa: sollevare la Coppa del Mondo per la terza volta nella storia. L’indiscusso leader della squadra è ancora Lionel Messi, giunto alla sua quinta e probabilmente ultima apparizione in una fase finale del Mondiale; perciò, è chiaro come vi siano molteplici ragioni per le quali l’Albiceleste debba essere inserita fra le pretendenti al titolo.

Il percorso di qualificazione si è rivelato una formalità per una nazionale che sta continuando a sorprendere. Undici vittorie, sei pareggi e nessuna sconfitta, per un totale di 39 punti complessivi, valsi il secondo posto dietro al Brasile, a +11 sull’Uruguay che è giunta terza. Numeri significativi, ma lo è ancora di più la maniera in cui sono stati raggiunti, senza dimenticare il titolo continentale vinto lo scorso anno che non ha fatto altro che alimentare ancora di più il desiderio di compiere l’impresa.

Dopo la sconfitta contro la Francia a Russia 2018 e l’addio di alcuni grandi protagonisti della formazione che andò vicina al titolo a Brasile 2014, le prospettive argentine sembravano cupe. All’incognita sul potenziale della nuova generazione di calciatori che si stava affacciando sulla scena, si aggiungevano le remore di diversi allenatori ben conosciuti che avevano declinato la proposta di sedere su una panchina ritenuta scomoda per le eccessive pressioni esistenti.

Claudio Tapia, il presidente dell’AFA – la federcalcio argentina – decise di dare fiducia a Lionel Scaloni, un allenatore ancora tutto da scoprire a certi livelli quattro anni or sono, già presente fra i componenti dello staff  del precedente c.t. Jorge Sampaoli e incaricato dapprima “ad interim” e poi, dall’autunno 2018, a titolo definitivo. Una scelta rivelatasi azzeccata.

Dopo tanto lavoro, Scaloni si appresta a portare in Qatar una squadra dotata di grande autostima e capace di mettersi alle spalle le delusioni del recente passato, grazie all’aver superato lungo il cammino ostacoli psicologici non banali. 

Con l’acume tattico di Scaloni, una formazione-tipo ben delineata, l’intramontabile leadership di Leo Messi e l’avvento di alcuni volti nuovi desiderosi di dare tutto per la maglia, l’Argentina sembra avere le carte in regola per andare a caccia della terza Coppa del Mondo in Medio Oriente.

Allenatore: Lionel Scaloni

La prima esperienza di Scaloni da capo allenatore si sta rivelando indimenticabile. Nel 2018, mentre alcuni nomi illustri declinavano l’invito, l’ex difensore della Lazio prese in mano la nazionale maggiore dell’Argentina inizialmente da semplice traghettatore, reduce dall’aver guidato l’U-20 albiceleste alla vittoria nel torneo internazionale  giovanile di L’Alcudia. Scaloni diede impulso a un cambio generazionale ormai indispensabile e si guadagnò la fiducia dei giocatori e dei propri collaboratori. Partendo da un contratto iniziale di breve durata, in scadenza al termine della Coppa America 2019, seppe impressionare favorevolmente i dirigenti argentini nel suo primo torneo continentale e guidò la squadra in semifinale, dove arrivò la sconfitta contro il Brasile futuro campione. Fu quell’avventura a porre le basi per il futuro.

Confermato nell’incarico con la prospettiva di dover disputare le qualificazioni a Qatar 2022 e la Coppa America 2020, poi posticipata di un anno a causa della pandemia, Scaloni ha plasmato una squadra solida, formata da alcuni volti nuovi che hanno dimostrato di tenere alla maglia che indossano, determinati ad aiutare il loro idolo Messi a diventare campione del Mondo. Il titolare fra i pali è diventato Emiliano Martinez, mentre Cristian Romero ha avuto la possibilità di consolidare il proprio posto al centro della difesa e Leandro Paredes è stato trasformato in un affidabile centrocampista centrale. In attacco, Lautaro Martinez ha messo in mostra le sue doti realizzative e Angel Di Maria è stato rimesso al centro del progetto, perché possiede i colpi per decidere le partite. Tutte scelte ispirate, anche in questo caso. 

Mantenendo i piedi ben saldi a terra, l’Argentina ha portato a casa la Coppa America dall’edizione brasiliana e poi ha vinto a Londra la Finalissima contro l’Italia campione d’Europa in carica, così un allenatore inizialmente poco considerato si è rivelato la soluzione giusta per interrompere il lungo digiuno di trofei. Ora servirà riproporre una ricetta simile per soddisfare la fame di… Coppa del Mondo.

La stella: Lionel Messi

Qatar 2022 sarà il quinto Mondiale per il fuoriclasse dell’Albiceleste. A 35 anni d’età, Leo è ancora assolutamente capace di lasciare il segno. Il numero 10 ha adattato il suo gioco per contrastare l’inevitabile trascorrere del tempo e in Qatar potrebbe essere l’asso nella manica dell’Argentina di cui è capitano. Dopo aver finalmente vinto un trofeo con la sua nazionale, ora l’ex Barcelona andrà in cerca del pezzo più pregiato che manca alla sua prestigiosa collezione di titoli. Il nuovo ciclo iniziato con l’arrivo del c.t. Scaloni in panchina pare poterlo aiutare nella missione.

Sebbene non sia più l’atleta di qualche tempo fa e non riesca più a dominare le partite dall’inizio alla fine, Messi resta ancora un giocatore decisivo per il contributo che offre in termini di gol e assist.

Sulla magia del piede sinistro resta poco da scrivere, così come sul talento purissimo, i deliziosi calci piazzati, la visione di gioco, la lettura della partita o il  fiuto del gol. Senza dimenticare i diabolici dribbling e la capacità di sfruttare ogni minima esitazione degli avversari. Da quasi vent’anni Messi rappresenta  il calcio nella sua massima espressione planetaria e il suo viaggio in Qatar vuole colmare l’unica lacuna presente nel suo curriculum vitae. 

Da tenere d’occhio: Julián Álvarez

Alvarez potrebbe rivelarsi determinante a Qatar 2022. Dopo essere salito alla ribalta con la maglia del River Plate e aver aiutato il club di Buenos Aires a conquistare il titolo argentino a suon di gol, il classe 2000 si è meritato il trasferimento al forte Manchester City di Pep Guardiola dove, nel frattempo, si è già messo in evidenza e sta dando continuità a un percorso di carriera in forte ascesa.

“Siamo entusiasti di Julian” ha affermato Guardiola. “Tutti parlano di Erling (Haaland – nda) e in effetti siamo soddisfatti anche di lui, ma Julian è un giocatore altrettanto straordinario. Ha la giusta dose di umiltà, è sempre positivo e dà tutto sé stesso negli allenamenti. Mi piacciono i giocatori come lui. È sempre nel vivo dell’azione e ha un istinto particolare per farsi trovare al posto giusto nel momento giusto. Ogni volta che scende in campo mette in mostra le sue qualità”. 

Oltre a essere micidiale in zona-gol, Alvarez è anche bravo nel cercare spazi e nel mettere alla prova i punti deboli delle difese altrui grazie a una corsa e a un pressing instancabili.

Un altro candidato al ruolo di “giocatore da tenere d’occhio” dell’Argentina era Enzo Fernandez, centrocampista del Benfica, il quale ha appena iniziato la sua carriera a livello di nazionale maggiore e potrebbe rappresentare un notevole valore aggiunto per la formazione del c.t. Scaloni. A ogni buon conto, occhi puntati su Alvarez nella corsa verso Qatar 2022, perché possiede le caratteristiche giuste per colmare la mancanza di un attaccante di raccordo da affiancare o da utilizzare in alternativa all’indiscusso titolare che è Lautaro Martinez.

I CONVOCATI
Portieri: Emiliano Martínez (Aston Villa), Gerónimo Rulli (Villarreal), Franco Armani (River).

Difensori: Nahuel Molina (Atlético Madrid), Gonzalo Montiel (Siviglia), Cristian Romero (Tottenham), Germán Pezzella (Betis), Nicolás Otamendi (Benfica), Lisandro Martínez (Manchester United), Marcos Acuña (Siviglia), Nicolás Tagliafico (Olympique Lione), Juan Foyth (Villarreal).

Centrocampisti: Rodrigo De Paul (Atlético Madrid), Leandro Paredes (Juventus), Alexis Mac Allister (Brighton), Guido Rodríguez (Betis), Alejandro Gómez (Siviglia), Enzo Fernández (Benfica), Exequiel Palacios (Bayer Leverkusen).

Attaccanti: Angel Di Maria (Juventus), Lautaro Martinez (Inter), Julián Álvarez (Manchester City), Paulo Dybala (Roma), Nicolas Gonzalez (Fiorentina), Joaquin Correa (Inter), Lionel Messi (París Saint-Germain).

PROBABILE FORMAZIONE (4-3-3): E. Martinez; Molina, Romero, Otamendi, Tagliafico; Rodriguez, Paredes, De Paul; Messi, Lautaro, Di Maria.

ARABIA SAUDITA

Dopo la storica prestazione di USA 1994, l’Arabia Saudita spera di ripetere l’impresa nella Coppa del Mondo FIFA Qatar 2022.

La nazionale saudita giungerà in Qatar con una squadra totalmente rinnovata rispetto a quella di quattro anni fa in Russia; con nuova guida tecnica e molti giocatori nuovi in rosa. Nonostante una comoda qualificazione ottenuta superando grandi nazionali della confederazione asiatica quali il Giappone o l’Australia – incapaci di tenere testa alla forza offensiva ed alla solidità difensiva della formazione allenata da Hervé Renard – recentemente i Falchi Verdi hanno ricevuto alcune critiche. Negli ultimi mesi, i risultati e lo stato di forma negli incontri amichevoli contro nazionali di diverse scuole calcistiche hanno destato tra i propri tifosi una certa preoccupazione sulle potenzialità della squadra di affrontare nazionali del calibro di Argentina, Polonia e Messico a Qatar 2022. Nei 360’ disputati nelle amichevoli di giugno e settembre contro Colombia, Venezuela, Ecuador e Stati Uniti, la nazionale saudita non ha segnato nessuna rete. E se non fosse stato per la solidità della difesa e del portiere in svariate occasioni, i risultati sarebbero stati ben peggiori.

Lo stile e le idee tattiche di Hervé Renard

L’allenatore francese, che vanta già esperienza ai Mondiali, arriva in Qatar disposto a fare storia con l’Arabia Saudita, ma senza rinunciare al suo modulo preferito, che ultimamente è stato bersaglio di alcune critiche. L’ex commissario tecnico di Marocco e Zambia è conosciuto per il suo gioco offensivo e diretto contro qualsiasi avversario, come abbiamo visto contro Spagna e Portogallo nella scorsa Coppa del Mondo FIFA, e come ha fatto nel 2012 quando vinse contro ogni pronostico la Coppa d’Africa alla guida dello Zambia. Lo schema di gioco preferito di Renard è il 4-3-2-1. L’ha usato spesso nel corso delle qualificazioni al mondiale con la nazionale saudita, mentre nelle recenti amichevoli di preparazione a Qatar 2022 ha optato per un 4-3-3 senza grandi risultati: sconfitte con Colombia e Venezuela, e pareggi con Ecuador e Stati Uniti. Renard punta sulla velocità degli esterni offensivi per sviluppare le sue idee e il suo gioco d’attacco, mentre si affida ad una linea difensiva alta e a un pressing intenso per recuperare velocemente il possesso palla.

Nella fase di qualificazione asiatica, la nazionale saudita si è dimostrata molto forte con questo stile di gioco e ha perso un solo incontro. Cosa sceglierà per affrontare Argentina, Polonia o Messico vista la sterilità offensiva dimostrata nelle ultime quattro partite?

Il giocatore chiave: Salem Al Dawsari

Renard punta molto sugli esterni offensivi, sulla loro velocità e sulle loro qualità individuali. Il talentuoso Salem Al Dawsari, grazie alle grandi prestazioni con l’Arabia Saudita e con l’Al Hilal, la sua squadra di club, si candida sicuramente a essere il giocatore più importante dei Falchi Verdi. Senza dubbio avrà un ruolo fondamentale in Qatar. Al Dawsari possiede una grande visione di gioco che gli consente di sfornare assist decisivi in qualsiasi momento. Può giocare in diversi ruoli offensivi: esterno sinistro o destro, mezzapunta o seconda punta.

È sufficiente un dato per dimostrare la sua importanza: è stato l’autore dell’unica rete della nazionale saudita nelle ultime cinque partite, nella giornata conclusiva della fase di qualificazioni al Mondiale contro l’Australia. Eletto miglior giocatore della CAF Champions League 2021, entrerà nella storia se riuscirà a segnare due reti a Qatar 2022, eguagliando il record di Sami Al Jaber come miglior marcatore della storia dell’Arabia Saudita nei Mondiali. Sebbene Al Dawsari abbia saltato le ultime due partite della nazionale saudita disputate a settembre, si spera che torni in forma nella fase finale di preparazione per Qatar 2022 e sia uno dei giocatori chiave della squadra.

Da tenere d’occhio: Firas Al Buraikan

Al Buraikan è uno dei giocatori più giovani della rosa saudita, ma è destinato a essere una pedina fondamentale per i Falchi Verdi nei prossimi anni, soprattutto per la carenza di giocatori locali nella posizione di centravanti a causa dell’abbondanza di attaccanti stranieri nel campionato saudita. La sua prima convocazione con l’Arabia Saudita risale a tre anni fa, nell’ottobre del 2019. È stato convocato dall’attuale commissario tecnico Hervé Renard, che ha riposto grande fiducia in lui e ha investito tempo prezioso per prepararlo al meglio in vista del prossimo appuntamento mondiale.

Al Buraikan spicca per le sue doti realizzative, che lo hanno reso il miglior marcatore nazionale della scorsa stagione del campionato saudita. Inoltre, partecipa attivamente alla manovra e crea spazi sulle fasce, proprio come piace a Renard. Pertanto, avrà molti occhi puntati su di sé durante l’evento in terra mediorientale.

I CONVOCATI
Portieri: Al-Aqidi (Al-Nassr), Al-Yami (Al-Ahli), Al-Owais (Al-Hilal).

Difensori: Abdulhamid (Al-Hilal), Al-Amri (Al-Nassr), Al-Bulayhi (Al-Hilal), Al-Ghannam (Al-Nassr), Madu (Al-Nassr), Al-Shahrani (Al-Hilal), Al-Tombakti (Al-Shabab).

Centrocampisti: Al-Burayk (Al-Hilal), Al-Faraj (Al-Hilal), Nasser Al-Dawsari (Al-Hilal), Salem Al-Dawsari (Al-Hilal), Al-Hassan (Al-Nassr), Al-Malki (Al-Hilal), Al-Najei (Al-Nassr), Bahbri (Al-Shabab), Kanno (Al-Hilal), Otayf (Al-Hilal), Sharahili (Abha).

Attaccanti: Al-Brikan (Al-Fateh), Al-Muwalad (Al-Shabab), Al-Oboud (Al-Ittihad), Al-Shehri (Al-Hilal), Asiri (Al-Ahli).

PROBABILE FORMAZIONE (4-2-3-1): Al-Rubaie; Al-Ghannam, Al-Amri, Al-Boleahi, Al-Shahrani; Al-Faraj, Kanno; Al-Oboud, Al-Najei, S. Al-Dawsari; Al-Buraikan.

MESSICO

Dopo un difficile cammino verso la qualificazione al Mondiale, il Messico vorrebbe sorprendere tutti in Qatar.

Fra polemiche, voci di corridoio e discussioni, il Messico si avvia a disputare il suo ottavo Mondiale consecutivo, con un solo obiettivo in mente: andare oltre gli ottavi di finale, dopo essersi fermato di fronte allo stesso identico ostacolo in ciascuna delle precedenti sette edizioni.

L’approccio è quello di chi pensa in grande e vuole scrollarsi di dosso le prestazioni relativamente poco ispirate messe in mostra di recente durante le qualificazioni; perché questa terra che ama il calcio e sa esprimere buoni giocatori, in fondo sogna di salire prima o poi sul tetto del mondo. 

C’è da dire però che nonostante le ultime prestazioni non siano state all’altezza delle aspettative dei tifosi e dei media, il Messico ha comunque chiuso al secondo posto nel girone finale “a otto” della CONCACAF, dietro al Canada. Quindi, partendo da questa certezza e dal fatto che El Tri ha vinto la Gold Cup 2019 – giungendo in finale nella stessa competizione lo scorso anno – chi ritiene le critiche eccessive forse non ha tutti i torti.

Ora che il posto in Qatar è al sicuro, i messicani possono iniziare a studiare come affrontare nel modo migliore le sfide iridate, a cominciare dal primo match che li vedrà impegnati contro la Polonia. Sebbene ci sia ancora qualche dubbio sulla composizione della rosa, la certezza è che i giocatori per fare strada nel torneo non mancano, anche se la Polonia di Robert Lewandowski e ancor di più l’Argentina di Lionel Messi saranno avversarie impegnative nel primo turno.

Va considerato come, nelle ultime sette partecipazioni del Messico ai Mondiali, la storia si sia ripetuta costantemente. Con partenze di tutto rispetto nella fase a gironi, qualificazioni più o meno agevoli e successive eliminazioni agli ottavi di finale.  Il primo compito della missione mediorientale sarà quindi, come sempre, la conquista di uno dei primi due posti nel girone e non sarà semplice, vista la qualità delle rivali. Se superassero il primo ostacolo, i messicani avrebbero la possibilità di sfatare il tabù degli ottavi di finale affrontando una delle due nazionali provenienti dal Gruppo D (Francia, Danimarca, Tunisia o Australia), così da mostrare finalmente a tutti la capacità di esprimersi al meglio nei momenti decisivi.

L’allenatore: Gerardo Martino

Il futuro del c.t. argentino alla guida del Messico continua a essere messo in discussione, con una parte dei media, dei tifosi e persino alcuni ex nazionali che ne chiedono l’allontanamento. El Tata si è comunque scrollato di dosso le critiche, deciso a perseguire l’obiettivo fissato nella conferenza stampa che ha seguito la sua nomina: “Il mio focus è il raggiungimento dei quarti di finale della Coppa del Mondo, ma prima di allora voglio far assimilare alla squadra un sistema e uno stile di gioco chiari”. 

L’ex allenatore di Paraguay e Argentina non è ancora riuscito nella sua missione tecnico-tattica, almeno non in modo costante. Parte della colpa è da attribuire a una serie di infortuni, uno dei quali lo costringerà a fare a meno di Jesus Corona in Qatar. Riconoscendo il clima ostile nei suoi confronti, Martino ha dichiarato amaramente: “Non sono solo uno dei nemici pubblici del Paese, per alcuni io sono il nemico pubblico n. 1 in Messico”. Il suo sistema di gioco preferito resta il 4-3-3, al quale si è attenuto nonostante abbia ruotato giocatori e ne abbia impiegati alcuni in più ruoli o con compiti diversi. 

Il giocatore-chiave: Hirving Lozano

Gli spunti di qualità dell’esterno d’attacco, utilizzato meno frequentemente da centravanti, sono la principale arma del Messico per un Mondiale di successo. Chucky, come è soprannominato ormai da tempo, ha giocato a Russia 2018 ed è balzato all’attenzione del mondo per il canto a lui dedicato dai tifosi del Tri, intonato sulle note di Seven Nation Army del gruppo musicale The White Stripes. 

Lozano ha segnato il gol che ha regalato al Messico la storica vittoria sulla Germania nella fase a gironi a Russia 2018. Un anno dopo quella rassegna iridata si è trasferito in Italia al Napoli per la cifra più alta mai pagata per un giocatore messicano, e si è ritagliato uno spazio importante in una squadra che nella stagione in corso è attualmente in testa alla Serie A. Rapido e tecnico, Lozano sa attaccare gli spazi e ha le caratteristiche giuste per mettere in difficoltà qualsiasi retroguardia. Come detto, gran parte delle speranze del Messico risiedono proprio nel suo talento e nella sua esperienza internazionale.

Da tenere d’occhio: Diego Lainez

Diego Lainez è uno dei giocatori più giovani a disposizione del Tata Martino ed è anche considerato dalla stampa calcistica europea come uno dei talenti più interessanti emersi negli ultimi cinque anni. Deve ancora esprimere il suo pieno potenziale, ma il classe 2000 ha tutte le carte in regola per fare bene in Qatar. Dopo essersi messo in luce in patria con la maglia dell’America di Città del Messico, nel 2019 Lainez si è trasferito in Spagna al Real Betis, dove la mancanza di opportunità in prima squadra lo ha portato a essere ceduto in prestito in questa stagione allo Sporting Braga in Portogallo, dove si sta impegnando per ottenere un posto ai Mondiali. 

Medaglia di bronzo olimpica a Tokyo 2020, l’esterno d’attacco è uno dei calciatori più interessanti del Messico. In gioventù ha rappresentato il suo Paese in tutte le categorie e si è sempre distinto per la sua classe, tanto da essere stato soprannominato il “Messi messicano”. Qatar 2022 potrebbe offrirgli l’opportunità di mostrare al mondo cosa sa fare. In un’intervista a The Athletic, l’ex allenatore della Tri, Ricardo La Volpe, ha spiegato perché lo ha paragonato, con le debite proporzioni, a Messi: “Fisicamente sono simili e hanno anche in comune l’abilità nel dribbling e la creatività. Sono certo che Diego continuerà a migliorare e si rivelerà molto importante per il futuro del Messico”.

I CONVOCATI
Portieri: G. Ochoa, A. Talavera, R. Cota.

Difensori: J. Sànchez, K. Alvarez, N. Araujo, J. Vàsquez (Cremonese), H. Moreno, C. Montes, G. Arteaga, J. Gallardo.

Centrocampisti: A. Guardado, H. Herrera, C. Rodrìguez, E. Gutierrez, L. Chavez, E. Alvarez, O. Pineda, L. Romo.

Attaccanti: R. Alvarado, A. Vega, H. Lozano (Napoli), R. Jimenez, U. Antuna, H. Martìn, R. Funes Mori.

PROBABILE FORMAZIONE (4-3-3): Ochoa; K. Alvarez, Montes, Moreno, Arteaga; Guardado, E. Alvarez, Rodriguez; Lozano, Jimenez, Vega.

POLONIA

Con un Robert Lewandowski affamato di gol a guidare l’attacco, la Polonia vuole accantonare la deludente esperienza di Russia 2018 quando fu eliminata nella fase a gironi.

La rassegna iridata di quest’anno in Qatar rappresenterà una preziosa occasione di riscatto per la superstar Robert Lewandowski e per i suoi compagni della Polonia, reduci dalla deludente esperienza vissuta alla Coppa del Mondo FIFA Russia 2018.

Con 20 punti in dieci partite, la nazionale polacca si è ben comportata nel Gruppo I delle qualificazioni UEFA verso il Mondiale, ma l’Inghilterra ha fatto ancora meglio e ha così conquistato il primo posto nel girone, costringendo la Polonia a percorrere la difficile strada del play-off contro la Svezia.

Poco prima di questo incontro cruciale, Czeslaw Michniewicz è stato presentato come nuovo commissario tecnico al posto del portoghese Paulo Sousa. Con un nuovo uomo al timone, la Polonia ha superato l’ostacolo svedese e si è guadagnata il biglietto per il Qatar.

A Qatar 2022, il c.t. Michniewicz e la sua nazionale affronteranno Messico, Arabia Saudita e Argentina all’interno del Gruppo C, un raggruppamento che proporrà quindi la sfida tra Robert Lewandowski e Lionel Messi. Visto il sorteggio complicato, il primo obiettivo della Polonia sarà quello di raggiungere gli ottavi di finale e di mandare in archivio l’amaro ricordo dell’uscita prematura da Russia 2018, poi si vedrà.

L’approccio e le idee tattiche di Czeslaw Michniewicz

Dopo essere stato nominato allenatore della Polonia nel febbraio 2022, Czeslaw Michniewicz ha avuto a disposizione soltanto poche sedute di allenamento, e un’amichevole contro la Scozia terminata in parità sull’1-1, per preparare sé stesso e la sua squadra al decisivo play-off in gara secca contro la Svezia. L’ex portiere, oggi 52enne, ha superato il battesimo del fuoco e ha condotto la Polonia alla fase finale della Coppa del Mondo in Qatar, grazie alla vittoria per 2-0 sugli scandinavi.

Michniewicz è conosciuto per essere un buon comunicatore che ama costruire relazioni con i suoi giocatori e parlare con loro regolarmente. Sa incidere sulla squadra con la sua personalità e ha una visione chiara del tipo di calcio che vuole giocare. Gli piace una squadra capace di condurre le danze e di imporre il proprio gioco, ma tende al tempo stesso ad adattare il proprio atteggiamento tattico per tenere conto degli avversari. Michniewicz analizza a fondo la squadra che si troverà di fronte e utilizza le preziose conclusioni che ne trae per scegliere il sistema di gioco più adatto per la sua squadra.

Di sicuro, l’allenatore della Polonia predilige un approccio tattico molto flessibile. Da quando è approdato sulla panchina della nazionale, la sua squadra ha giocato con diversi moduli, optando principalmente per il 3-5-2 nelle ultime partite. In ogni caso, Michniewicz passa regolarmente dalla difesa “a quattro” a quella “a tre”, a volte anche a metà partita. L’idea è di definire una struttura chiara all’interno della quale operare, ma dando al tempo stesso ai giocatori l’opportunità di esprimersi senza troppi vincoli, così da fare in modo che la squadra si senta libera in campo.

Il giocatore chiave: Robert Lewandowski

Votato come “The Best FIFA Men’s Player” per due anni consecutivi, giocatore dell’anno per l’UEFA, dodici volte calciatore dell’anno fra Polonia e Germania, sette volte capocannoniere della Bundesliga, vincitore della Coppa del Mondo FIFA per Club, dell’UEFA Champions League, dell’UEFA Super Cup, dieci volte campione della Bundesliga, quattro volte vincitore della Coppa di Germania… e l’elenco potrebbe proseguire! I numeri parlano da soli Quando ci si trova al cospetto del capitano della Polonia, capace di segnare 312 gol in 384 presenze in Bundesliga con le maglie di Bayern Monaco e Borussia Dortmund. Da quando si è trasferito al Barcellona, all’inizio della stagione in corso, si è ambientato rapidamente nella Liga e sta continuando a segnare sulla falsariga di quanto fatto lungo tutta la carriera.

Con 134 presenze in nazionale e 76 gol segnati, Lewandowski detiene il record polacco in entrambe le categorie. Eppure, c’è una piccola macchia nel suo impressionante record. Non ha segnato nemmeno un gol nella sua unica precedente apparizione ai Mondiali, in Russia nel 2018 – una statistica destinata probabilmente a cambiare in Qatar.

Da tenere d’occhio: Nicola Zalewski

Figlio di genitori polacchi, Zalewski è nato e cresciuto in Italia. Ha fatto la trafila delle giovanili della Roma ed è stato promosso in prima squadra. Dopo aver già debuttato contro il Manchester United in Europa League, nel maggio 2021 ha esordito in Serie A, poco prima della fine della partita vinta per 5-0 contro il Crotone, nel corso della quale ha anche servito un assist a un compagno. Da allora, il 20enne è diventato parte integrante della prima squadra, continuando a fare esperienza nel campionato italiano e sulla scena internazionale. L’ala sinistra è anche uno dei giocatori più ricercati sul mercato e recentemente è stato collegato al Tottenham Hotspur.

Zalewski gioca un ruolo sempre più importante per la Polonia dei suoi genitori. Dopo aver fatto la gavetta nelle nazionali giovanili, ha già conquistato sette titoli internazionali ed è stato schierato in sei partite giocate dal suo Paese in UEFA Nations League, oltre a essere stato inserito anche fra i titolari nelle ultime quattro partite. Sembra che Czeslaw Michniewicz si aspetti grandi cose da lui e il potenziale per essere uno dei giovani talenti più interessanti in mostra a Qatar 2022 non gli manca.

I CONVOCATI
Portieri: Dragowski (Spezia), Skorupski (Bologna), Szczesny (Juventus).

Difensori: Bednarek (Aston Villa), Bereszynski (Sampdoria), Cash (Aston Villa), Glik (Benevento), Gumny (Augsburg), Jedrzejczyk (Legia Varsavia), Kiwior (Spezia), Wieteska (Clermont), Zalewski (Roma).

Centrocampisti: Bielik (Birmingham City), Frankowski (Lens), Grosicki (Pogon Szczecin), Kaminski (Wolfsburg), Krychowiak (Al-Shabab), Skoras (Lech Poznan), D. Szymanski (AEK Atene), S. Szymanski (Feyenoord), Zielinski (Napoli), Zurkowski (Fiorentina).

Attaccanti: Lewandowski (Barcellona), Milik (Juventus), Piatek (Salernitana), Swiderski (Charlotte FC).

PROBABILE FORMAZIONE (3-4-1-2): Szczesny; Bednarek, Glik, Kiwior; Cash, Krychowiak, Bielik, Zalewski; Zielinski; Milik, Lewandowski.