Road to Qatar 2022: GRUPPO G

BRASILE

Il Brasile è molto diverso da quello che ha perso ai quarti di finale in Russia quattro anni fa, con una serie di volti nuovi che contribuiscono ad alleggerire il peso di Neymar.

Il Brasile che si presenta in Qatar è molto diverso da quello che scese in campo nei quarti di finale di Russia 2018, non solo per quanto riguarda i nomi dei giocatori, ma anche per il grado di maturità raggiunto da Neymar. Leader del FIFA World Ranking, i verdeoro arrivano al Mondiale molto rinnovati, soprattutto se li mettiamo a confronto con la squadra che è stata eliminata dal Belgio quattro anni fa: più della metà di quella formazione è stata cambiata. Ad ogni modo, l’aspetto più interessante non è quello riguardante i nuovi giocatori, ma quello del cambio di mentalità. La squadra ora è più audace e ha integrato il talento di diversi giovani attaccanti. Si tratta di calciatori che sono emigrati presto in Europa e che non hanno avuto difficoltà a imporsi nei top club del Vecchio Continente. Stiamo parlando, tra gli altri, di Vinicius Junior, Antony, Raphinha, Rodrygo. Diversi di loro erano appena adolescenti nel 2018 e in qualche caso dovevano ancora iniziare la loro carriera nel calcio professionistico. Un gruppo di giocatori che alleggerirà il peso caricato sulle spalle di Neymar, la principale fonte di creatività del Brasile in questo Mondiale. “Il Brasile macinava risultati, era solido, ma mancava quel po’ di esuberanza e creatività che hanno portato questi giovani”, afferma Tite. Il tecnico ha accolto velocemente questa nuova generazione e il suo Brasile ha realizzato il miglior punteggio della storia delle qualificazioni sudamericane con 14 vittorie, 3 pareggi e nessuna sconfitta, segnando 40 reti con soli cinque gol subiti. Ora la volontà è naturalmente quella di continuare lo stesso trend e andare lontano ai Mondiali.

La visione e la tattica di Tite

Tite è il primo allenatore a guidare il Brasile in due Mondiali consecutivi, restando in carico per tutto il periodo intercorrente, dalla doppietta di Zagallo nel 1970 e nel 1974 (Telê Santana sedeva in panchina nel 1982 e nell’86, ma fra le due rassegne iridate allenò temporaneamente l’Al Ahli in Arabia Saudita). Questo dimostra la credibilità che un professionista di 62 anni come lui ha costruito nel tempo, principalmente durante gli anni trascorsi nel Corinthians, in un Paese che apre sempre di più le porte dei suoi club a tecnici stranieri. Non può che essere così: anche se aver perso contro il Belgio nei quarti di finale di Russia 2018 e contro l’Argentina nella finale della Coppa America 2021 è stato doloroso, in generale l’allenatore ha guidato la squadra in un periodo positivo. Finora Tite è rimasto alla guida della Seleção per 76 partite, collezionando 58 vittorie, 13 pareggi e cinque sconfitte. Negli ultimi dieci anni, Tite ha gradualmente ampliato il proprio repertorio tattico e si è consolidato come un leader apprezzato sia dai veterani che dai giovani. Dal 2018, la squadra ha testato diverse soluzioni, la più recente contro il Ghana durante un’amichevole: un 4-3-3 che, in possesso di palla, si poteva trasformare anche in 3-2-5, per disporre al meglio dell’ottimo e variegato gruppo di attaccanti a disposizione.

In verità, si immagina il ricorso a quest’ultimo sistema di gioco solo durante i momenti più difficili. Come base di partenza, invece, ci si attende una squadra con quattro giocatori sulla linea difensiva, due centrocampisti e Neymar come mezza punta dotata di piena libertà di muoversi per il campo, per consentirgli combinazioni con le due punte e un terzo uomo più centrale, ma sempre in movimento. Durante il possesso palla, è probabile che uno dei due laterali difensivi assuma la funzione di centrocampista per garantire maggiori soluzioni ai compagni, dal momento che le due fasce saranno già occupate dalle ali. Il Brasile è una squadra dalla statura media relativamente bassa, perciò intende mettere in difficoltà gli avversari attraverso possesso di palla, rapidità e velocità.

Il giocatore chiave: Neymar

Dal 2011, quando esordì nella Seleção, molte cose sono cambiate nella vita di Neymar. Nonostante ciò, una cosa non è mai variata: ogni volta che inizia una delle sue imprevedibili azioni, continua a caricarsi sulle sue spalle la responsabilità delle speranze di milioni di brasiliani. Raggiunti i trent’anni, la stella del Brasile si può permettere di riflettere su quanto fatto finora e sul suo futuro con la Seleção. Due sono gli ambiziosi punti che non ha ancora smarcato dalla sua lunga lista di successi: vincere i Mondiali ed essere eletto FIFA World Player. Qatar 2022 sembra essere l’opportunità perfetta per risolvere entrambe le questioni in una volta sola. Neymar ha vinto praticamente tutto ciò che poteva vincere. Manca la Coppa del Mondo. Questa volta non è solo, può contare più delle altre volte su una squadra compatta e questo gli consentirà di ricoprire un ruolo diverso rispetto al solito. Tutti sperano in molti gol e in giocate strabilianti da parte sua – sempre – ma questa volta sarà possibile apprezzare anche la sua visione di gioco matura, la maggiore padronanza del tocco di palla e la possibilità, arrivando dalle retrovie, di arrivare in area a sorpresa per finalizzare.

Da tenere d’occhio: Vinicius Junior

Il ragazzo si è ormai abituato a far esultare la tifoseria del Santiago Bernabeu, anche in occasioni importanti, ma non ha ancora un posto da titolare assicurato nella Seleção. La squadra è piena di giocatori di talento e Tite è alla continua ricerca di migliorie per trovare il pezzo giusto del puzzle che gli permetta di praticare un calcio offensivo e allo stesso tempo equilibrato. Ogni mese che passa Vini Jr. guadagna punti e fiducia con le sue giocate mirabolanti a Madrid e l’Amarelinha è sempre più vicina. Che sia in campo dall’inizio o che si alzi dalla panchina durante la partita, il Brasile sa che in lui troverà un ventiduenne in grado di rompere gli equilibri e beffare la difesa avversaria in un batter d’occhio.

I CONVOCATI
Portieri: Alisson (Liverpool), Ederson (Manchester City), Weverton (Palmeiras);

Difensori: D. Alves (Pumas), Danilo (Juventus), Alex Sandro (Juventus), Alex Telles (Siviglia), Bremer (Juventus), Militão (Real Madrid), Marquinhos (PSG), Thiago Silva (Chelsea);

Centrocampisti: Casemiro (Manchester United), Ribeiro (Flamengo), B. Guimarães (Newcastle), Fabinho (Liverpool), Fred (Manchester United), Paquetá (West Ham);

Attaccanti: Antony (Manchester United), G. Jesus (Arsenal), G. Martinelli (Arsenal), Neymar (PSG), Pedro (Flamengo), Raphinha (Barcellona), Rodrygo (Real Madrid), Richarlison (Tottenham), Vinicius (Real Madrid).

PROBABILE FORMAZIONE (4-2-3-1): Alisson; Danilo, T. Silva, Marquinhos, Alex Sandro; Fred, Casemiro; Raphinha, Neymar, Vinicus; Richarlison.

SERBIA

La Nazionale di Stojković promette un gioco offensivo e divertente. L’obiettivo è sempre lo stesso: raggiungere per la prima volta la fase a eliminazione diretta.

La Serbia promette spettacolo. Dopo aver perso il treno per Euro 2020, la nazionale allenata da Dragan Stojković vuole dimostrare al mondo intero la sua qualità. L’obiettivo non è semplice: inserita nell’ostico Gruppo G con Brasile, Svizzera e Camerun, dovrà replicare e anzi migliorare quanto di buono visto nel suo percorso di avvicinamento alla Coppa del Mondo FIFA Qatar 2022. Un percorso che si è concluso con una gloriosa notte in terra portoghese, dove grazie a un gol al 90′ del bomber Mitrovic la Serbia ha conquistato la prima posizione nel Gruppo A delle qualificazioni, costringendo CR7 e compagni a passare attraverso i play-off.

I presupposti per centrare l’obiettivo ci sono: oltre che su una vera leggenda del calcio mondiale in panchina, i serbi possono contare su un coefficiente di talento da fare invidia a molte nazionali. Vlahović, Mitrović, Milinković-Savić, Kostic, Tadić rappresentano una vera e propria corazzata offensiva che, se ben armonizzata, può trasformare la Serbia in una vera e propria macchina da gol. L’obiettivo, per ora, rimane raggiungere gli ottavi.

Lo stile e le idee tattiche di Stojković 

Dragan Stojković è una leggenda del calcio internazionale. Con 84 presenze e 15 gol per la Jugoslavia tra il 1983 e il 2001, il “Maradona dei Balcani” ha partecipato da giocatore ai Mondiali 1990 e 1998. Dopo il suo ritiro dal campo di gioco, Piksi si è cimentato in diversi ruoli nel mondo del calcio. Presidente della Federazione calcistica serba, Presidente della Stella Rossa e anche allenatore. In panchina, prima della Serbia, aveva accumulato solo due esperienze, entrambe in Asia: con il Nagoya Grampus in Giappone (dal 2008 al 2013) e con il Guangzhou R&F (dal 2015 al 2020) in Cina. Il 3 marzo 2021, nel giorno del suo compleanno, Stojković è stato nominato c.t. della nazionale serba, che ha condotto fino ai Mondiali. Il punto fermo di Stojković è la difesa a tre, con il terzetto titolare Milenkovic-Veljkovic-Pavlovic. Il centrocampo, di solito, è a quattro, con due esterni molto offensivi: Kostic a sinistra e Zivkovic a destra hanno il compito di portare ampiezza e verticalità. Al centro due mediani, che con ogni probabilità in Qatar saranno Lukić e Milinković-Savić. Dušan Tadić giocherà da vero numero 10, in pieno stile balcanico, col compito di illuminare il gioco e di fornire buoni palloni per il letale tandem d’attacco formato da Vlahović e Mitrović. L’alternativa più difensiva prevede invece un 3-4-2-1 una punta sola e un centrocampista in più, con l’inserimento di un mediano affianco a Lukic e l’avanzamento di Milinković accanto Tadić a sulla trequarti. Stojković compensa la poca esperienza in panchina nei tornei di massimo livello con un enorme bagaglio di esperienze da calciatore professionista. La sua idea di calcio, come ha spiegato in una conferenza stampa di fine settembre, riflette il giocatore che è stato: “Sono un allenatore a cui piace che la sua squadra giochi un calcio bello e attraente”.

Il giocatore chiave: Dušan Tadić

Se si crede al destino, bisogna pensare che questo sarà il Mondiale di Dušan Tadić: il fantasista dell’Ajax compirà 34 anni proprio nel giorno dell’inizio di Qatar 2022. In realtà, ci sono anche dei motivi razionali per pensarlo. In primis perché il capitano della Serbia è nel pieno della sua maturità calcistica: anche quest’anno si sta confermando uno degli assist-man più generosi d’Europa. A lui il compito di guidare una nazionale tecnicamente esuberante e piena di voglia di dimostrare al mondo il proprio valore.

In Olanda la scorsa stagione ha segnato 16 volte e servito 22 assist, mentre l’anno prima le reti erano state 22 e gli assist 25. Per una squadra che gioca con due centravanti di peso come Vlahović e Mitrović, è fondamentale la fase di rifinitura. A lui dunque il compito di pulire le giocate, svelare le linee di passaggio e, soprattutto, inventare.

Da tenere d’occhio: Dušan Vlahović

Nonostante il suo compagno di reparto Mitrović con 50 gol sia il bomber indiscusso della Serbia, potrebbe essere il giovane centravanti juventino a ritagliarsi un ruolo da protagonista in Qatar. Dušan Vlahović ha tutte le carte in regola per farlo. Si è preso la Juventus, si sta prendendo la Serie A, e c’è da scommettere che abbia una gran voglia di consacrarsi anche nel grande calcio internazionale.

A 22 anni si è abbastanza incoscienti da non sentire il peso sulle spalle degli oltre 70 milioni (ma coi bonus si superano i 90) sborsati dai bianconeri per acquistarlo a gennaio scorso. Ma Dušan ha dimostrato di non essere più un giovane calciatore, e di voler essere già considerato una certezza, sia dal punto di vista tecnico che caratteriale.

Il suo stile di gioco si sposa perfettamente con l’idea di Stojković: un calcio spettacolare ma efficace, bello ma senza fronzoli. Come due piloti di Formula 1 che gareggiano per la stessa scuderia, il duello tra i due centravanti serbi è aperto: di palloni in area ne arriveranno tanti, chi porterà a casa più gol?

I CONVOCATI
Portieri: Marko Dmitrovic (Siviglia), Predrag Rajkovic (Maiorca), Vanja Milinkovic-Savic (Torino)

Difensori: Stefan Mitrovic (Stella Rossa Belgrado), Nikola Milenkovic (Fiorentina), Strahinja Pavlovic (Salisburgo), Milos Veljkovic (Werder Brema), Filip Mladenovic (Legia Varsavia), Strahinja Erakovic (Stella Rossa Belgrado), Srdan Babic (Almeria)

Centrocampisti: Nemanja Gudelj (Siviglia), Sergej Milinkovic-Savic (Lazio), Sasa Lukic (Torino), Marko Grujic (Porto), Filip Kostic (Juventus), Uros Racic (Braga), Nemanja Maksimovic (Getafe), Ivan Ilic (Hellas Verona), Andrija Zivkovic (PAOK), Darko Lazovic (Hellas Verona)

Attaccanti: Dusan Tadic (Ajax), Aleksandar Mitrovic (Fulham), Dusan Vlahovic (Juventus), Filip Djuricic (Sampdoria), Luka Jovic (Fiorentina), Nemanja Radonjic (Torino).

PROBABILE FORMAZIONE (3-4-1-2): V. Milinkovic-Savic; Veljkovic, Milenkovic, Pavlovic; Zivkovic, Lukic, S. Milinkovic-Savic, Kostic; Tadic; Vlahovic, Mitrovic.

SVIZZERA

Gli elvetici hanno impressionato nelle qualificazioni per la solidità del reparto arretrato.

Ai Mondiali in Qatar, la Svizzera se la vedrà con alcune vecchie conoscenze: nel 2018, la Nati, allora nel Gruppo E, sfidò Brasile e Serbia e centrò l’accesso agli ottavi di finale – dove sarebbe poi stata eliminata dalla Svezia – grazie a un pareggio contro i verdeoro e a una vittoria contro gli slavi. A livello europeo, la Svizzera ha più volte dimostrato, sia con le prestazioni che con i risultati, di essere una mina vagante da tenere sempre in considerazione, in grado di mettere in crisi nazionali più blasonate: l’Italia campione d’Europa non è riuscita ad ottenere il primo posto nel Gruppo C delle qualificazioni europee proprio in virtù delle grandi prestazioni elvetiche, soprattutto a livello difensivo. Il fatto che la retroguardia sia il fiore all’occhiello della Svizzera è dimostrato anche da un record piuttosto curioso: quando gli elvetici vennero sconfitti dall’Ucraina ai calci di rigore, dopo lo 0-0 sul campo, agli ottavi di finale della Coppa del Mondo 2006, diventarono la prima squadra eliminata da un Mondiale senza aver subito gol. Un record che resiste ancora oggi.

L’approccio e le idee tattiche di Murat Yakin

Quando Vladimir Petkovic si è dimesso dall’incarico di c.t. nel 2021, nonostante il contratto in essere, la nazionale svizzera ha dovuto cercare un sostituto in grado di seguirne le orme, trovandolo in Murat Yakin. Sotto la guida di Yakin, gli elvetici si sono resi protagonisti di un percorso di qualificazione alla Coppa del Mondo estremamente positivo, senza subire sconfitte e concedendosi il lusso di relegare l’Italia allo spareggio di qualificazione. Il marchio di fabbrica del tecnico 48enne è la solidità difensiva, che si riflette nell‘esiguo numero di gol subiti: nelle otto gare di qualificazione disputate, la Svizzera ha messo a segno 15 reti, subendone solo due. Grazie alla sua esperienza da giocatore, tuttavia, Yakin è anche consapevole di quanto sia importante concedere una certa libertà alla squadra.

Il giocatore chiave: Granit Xhaka

Capitan Granit Xhaka sa bene come sfruttare questa libertà: con 106 presenze e 12 gol, è uno dei veterani della squadra di Murat Yakin. Il 30enne centrocampista di copertura rappresenta il fulcro della nazionale svizzera. Descritto come un “leader sanguigno”, non rifiuta mai un duello, il che lo rende strumentale alla causa. Allo stesso tempo, si distingue per la sua visione di gioco, che gli permette di dare il via all’azione offensiva e di rompere la linea difensiva avversaria grazie ai suoi passaggi illuminanti.

Ma Xhaka non è il giocatore chiave della Nati solo per le sue capacità calcistiche: è uno di quei calciatori che danno sempre tutto per la squadra, che non smettono mai di lavorare su sé stessi e che vogliono sempre mostrare il meglio in campo. In breve: Granit Xhaka è un leader nato.

Da tenere d’occhio: Noah Okafor

Noah Okafor è considerato la grande speranza della Svizzera per i Mondiali. L’attaccante 22enne si è messo in luce nell’RB Salzburg nella stagione in corso e la Nati spera che possa brillare con la sua qualità anche in Qatar. Come il capitano Xhaka, è cresciuto nelle giovanili dell’FC Basel ed è passato dalla prima squadra prima di approdare all’RB Salzburg.

In Austria si è messo in luce non solo per le sue qualità calcistiche, ma anche per la sua mentalità vincente. Okafor, che può essere impiegato anche da esterno, si distingue per la sua abilità nel dribbling, che lo rende una costante minaccia per le difese avversarie. Bravo nello sfruttare gli spazi a sua disposizione, mette spesso sotto pressione la difesa avversaria con il suo pressing. Finora ha segnato due gol in otto presenze con la nazionale maggiore ed è probabile che in Qatar le sue statistiche lievitino.

I CONVOCATI
Portieri: Yann Sommer (Gladbach), Gregor Kobel (Borussia Dortmund), Jonas Omlin (Montpellier), Philipp Köhn (Red Bull Salisburgo);

Difensori: Manuel Akanji (Manchester City), Eray Cömert (Valencia), Nico Elvedi (Borussia Mönchengladbach), Ricardo Rodriguez (Torino), Fabian Schär (Newcastle United), Silvan Widmer (Magonza), Edimilson Fernandes (Magonza);

Centrocampisti: Michel Aebischer (Bologna), Fabian Frei (Basilea), Remo Freuler (Nottingham), Ardon Jashari (Lucerna), Fabian Rieder (Young Boys), Djibril Sow (Eintracht Froncoforte), Granit Xhaka (Arsenal), Denis Zakaria (Chelsea);

Attaccanti: Breel Embolo (Monaco), Christian Fassnacht (Young Boys), Noah Okafor (Red Bull Salisburgo), Haris Seferovic (Galatasaray), Xherdan Shaqiri (Chicago), Renato Steffen (Lugano), Ruben Vargas (Augusta).

PROBABILE FORMAZIONE (4-2-3-1): Sommer; Widmer, Elvedi, Akanji, Rodriguez; Xhaka, Freuler; Shaqiri, Sow, Vargas; Embolo.

CAMERUN

Dopo l’assenza a Russia 2018, il Camerun partecipa nuovamente alla Coppa del Mondo, una competizione particolarmente cara ai Leoni Indomabili.

Tante cose sono cambiate negli ultimi quattro anni in seno alla Federcalcio Camerunense e alla prima squadra maschile. In primo luogo Samuel Eto’o, miglior attaccante di sempre dei Leoni Indomabili, è stato eletto Presidente della Fecafoot, la Federazione del suo paese. Il suo obiettivo: restituire il calcio ai calciatori. Alcune settimane dopo la sua elezione, Rigobert Song è divenuto il ct della nazionale maggiore. Forte delle sue 137 presenze da giocatore e del suo status di leggenda nazionale, sarà lui a guidare i Leoni Indomabili in Qatar. Il suo obiettivo: ridare splendore internazionale a una nazionale prestigiosa come la sua. Dopo aver conquistato la qualificazione in modo epico contro l’Algeria, il Camerun disputerà per l’ottava volta la fase finale di una Coppa del Mondo, un record per un paese africano. E la squadra di Vincent Aboubakar non vuole fallire l’appuntamento con la storia.

L’approccio e le idee tattiche di Rigobert Song

Gli attaccanti che hanno incrociato in campo Rigobert Song vi diranno che l’ex capitano dei Leoni Indomabili era un difensore roccioso, anche duro nella marcatura a uomo, con uno spirito guerriero che i suoi connazionali conoscono bene. Ed è proprio quella fame che lo contraddistingueva che Song vuole trasmettere ai suoi ragazzi. Il suo modulo preferito è il 4-3-3, con fraseggi brevi e verticali e uno stile di fondo piuttosto offensivo.

Questo però si basa sulla solidità difensiva della sua squadra, incarnata alla perfezione da giocatori rapidi e potenti come Collins Faï e Nohou Tolo. Song predilige i giocatori abili in fase di transizione e un centravanti veloce e mobile come Karl Toko Ekambi. Lo stile di gioco del Camerun è ben definito, a immagine e somiglianza del suo pragmatico ct, che preferisce la solidità alla spettacolarità.

Il giocatore chiave: Vincent Aboubakar

A 30 anni e alla vigilia della sua terza Coppa del Mondo, Vincent Aboubakar è il capitano e uno dei leader tecnici della squadra. Giocatore longevo e molto attaccato alla maglia della nazionale, il nativo di Garoua ha debuttato in punta di piedi nel 2010, crescendo tanto al fianco di campioni quali Samuel Eto’o e Achille Webó e senza più lasciare la nazionale. Oggi tocca da lui fare da chioccia a tanti suoi compagni, per i quali il Qatar sarà la prima Coppa del Mondo. Ma le responsabilità non spaventano Aboubakar, miglior marcatore dell’ultima Coppa delle Nazioni Africane con otto reti.

Da tenere d’occhio: André-Frank Zambo Anguissa

André-Frank Zambo Anguissa ha vissuto un inizio di stagione sensazionale in Serie A. “Anguissa ci servirà tantissimo a novembre,” ha recentemente detto Rigobert Song nell’ultimo ritiro dei Leoni Indomabili in Corea prima della Coppa del Mondo. Il centrocampista del Napoli ha inventiva, qualità e velocità fuori dal comune, anche se la sua caratteristica migliore rimane la capacità di uscire da situazioni di pressing grazie ai suoi dribbling. Anguissa ha davvero dimostrato di essere un giocatore completo. A 26 anni, Zambo Anguissa sembra aver raggiunto la maturità giusta per brillare anche in Qatar. Giocatore volitivo e di grande personalità, ricopre un ruolo chiave nello scacchiere tattico di Song: una volta recuperato il pallone, tocca a lui costruire il primo pezzo della manovra del Camerun.

I CONVOCATI
Portieri: Onana, Epassy, Ngapandouetnbu;

Difensori: Castelletto, Ebosse, Fai, Mbaizo, Tolo, Nkoulou, Wooh;

Centrocampisti: Ntcham, Ondoa, Hongla, Kunde, Oum Gouet, Zambo Anguissa, Ngom;

Attaccanti: Ngamaleu, Bassogog, Mbuemo, Nkoudou, Nsame, Aboubakar, Toko Ekambi, Choupo Moting, Souaibou.

PROBABILE FORMAZIONE (4-4-2): Onana; Fai, Nkoulou, Castelletto, Nouhou; Mbeumo, Anguissa, Hongla, Toko Ekambi; Aboubakar, Choupo-Moting.