Road to Qatar 2022: GRUPPO H

PORTOGALLO

Cristiano Ronaldo parteciperà al suo quinto Mondiale e farà parte di una squadra che abbraccia diverse generazioni e rappresenta in modo esemplare la capacità della scuola lusitana di produrre talenti.

La nazionale portoghese ha qualità in ogni zona del campo ed è formata da giocatori che sanno cosa serve per vincere trofei a livello internazionale, come dimostrano i successi a Euro 2016 e nella Nations League 2019. Per queste due ragioni, i lusitani sono in grado di affrontare e battere qualsiasi avversaria. 

L’autostima ha però subito un contraccolpo nell’ultimo turno della Nations League 2023, quando è arrivata una sconfitta di misura a Braga contro la Spagna (0-1) che ha fatto rivivere i dolorosi ricordi di altri scivoloni del passato. Il risultato negativo ha anche fatto sì che i tifosi abbiano cominciato a mettere in dubbio una leggenda come Cristiano Ronaldo.

Al Portogallo sarebbe bastato un punto nella partita contro gli spagnoli per accedere alla Final Four che si giocherà nei Paesi Bassi a giugno 2023. Dopo 87 minuti a reti inviolate, quando il traguardo sembrava ormai a portata di mano, uno spunto di Alvaro Morata ha regalato la vittoria agli ospiti. Il finale ha ricordato la sconfitta interna contro la Serbia (1-2) a novembre 2021, nell’ultimo turno delle qualificazioni alla Coppa del Mondo FIFA Qatar 2022, la decisiva battuta d’arresto che ha costretto i portoghesi a disputare i play-off continentali.

La spedizione in Qatar offrirà una ghiotta opportunità di fare pace con i propri tifosi. Sull’aereo, insieme a Ronaldo, salirà un mix di giocatori che rappresentano diverse annate doc del calcio portoghese. Fra i 30enni ci sono Joao Moutinho e Danilo che fanno parte della vecchia guardia, mentre Bruno Fernandes, Bernardo Silva e Joao Cancelo sono tutti 28enni, Ruben Dias non ha ancora superato i 25 anni e Joao Felix, così come Vitinha, sono di tre anni più giovani di lui. 

Un prolungato soggiorno in Medio Oriente  garantirebbe un adeguato commiato ai veterani e rappresenterebbe un ideale trampolino di lancio per chi si appresta a raccogliere l’eredità di guidare il Portogallo verso il futuro. 

L’allenatore: Fernando Santos

“Il bello deve ancora venire e quest’anno potrebbe essere la volta buona” ha affermato con convinzione il c.t. Fernando Santos, con il pensiero rivolto alla missione portoghese in Qatar. Il 67enne di Lisbona ha buone ragioni per essere ottimista. Può ancora contare sulle prestazioni del più grande campione mai espresso dal Portogallo, ma dispone anche di un buon numero di giovani di qualità.

Ed è proprio grazie alla fucina di talenti lusitana che l’Engenheiro – Santos è laureato in ingegneria elettrotecnica – è riuscito a rivitalizzare la formazione che aveva vinto Euro 2016, inserendo giocatori del calibro di Diogo Costa e Rafael Leao, rispettivamente centravanti del Porto e ala sinistra del Milan – entrambi 23enni – o Nuno Mendes, terzino sinistro del Paris Saint-Germain, classe 2002.

Sulla panchina del Portogallo dalla seconda metà del 2014, Santos si ritrova in un’insolita situazione. Nonostante abbia guidato la nazionale nel periodo più vincente della sua storia, non gode del pieno appoggio dei tifosi lusitani. In tanti lo ritengono troppo pragmatico e conservativo, accusandolo di non ottenere il massimo da un materiale a disposizione ricco di qualità.

Giocatore chiave: Cristiano Ronaldo

Il debutto di Cristiano Ronaldo con il Portogallo risale a diciannove anni fa e il fuoriclasse dell’isola di Madeira non mostra l’intenzione di volersi ritirare dalla nazionale. A un recente evento della FPF, la federcalcio portoghese, il cinque volte FIFA Player of the Year ha annunciato di voler continuare a giocare per il suo Paese fino a Euro 2024. 

Figura carismatica e uomo-guida del Portogallo in occasione dei recenti trionfi, fra i più forti attaccanti della storia del calcio, Ronaldo è recentemente diventato il miglior marcatore di sempre fra tutte le nazionali di calcio maschili, grazie a 117 reti in 191 presenze.

L’asso portoghese, oggi 37enne, nel corso degli anni ha offerto un contributo che va oltre i gol e i trofei. In molti gli riconoscono il merito di aver aiutato il proprio Paese a superare una sorta di complesso di inferiorità in ambito calcistico che per lungo tempo aveva limitato la nazionale lusitana, non consentendole di tenere testa alle rivali più tradizionali.

Giunto al suo quinto Mondiale, Ronaldo è finora riuscito ad andare in gol in tutte le edizioni a cui ha preso parte (Germania 2006, Sudafrica 2010, Brasile 2014 e Russia 2018), ma non ha mai messo le sue mani né sulla Coppa né sulla Scarpa d’oro di miglior marcatore. Per compiere l’impresa dovrà superare le recenti critiche che l’hanno coinvolto e a cui non era abituato. Il numero sette non è andato a segno in otto delle ultime nove gare giocate con il Portogallo ed è alle prese con lo scarso minutaggio che gli garantisce il Manchester United. Detto questo, la sua sola presenza in campo è in grado di incutere timore alle difese avversarie.

Lo stesso c.t. Santos ha affermato che Ronaldo è insostituibile. CR7 farà sicuramente parte del 4-3-3 che il tecnico portoghese ha in mente per tenere fede alla promessa di migliorare il risultato di Russia 2018, quando giunse l’eliminazione agli ottavi di finale contro l’Uruguay. 

Da tenere d’occhio: Ruben Dias

La principale necessità di rinnovamento del Portogallo dopo il 2016 riguardava la difesa. Con Pepe, Jose Fonte e Bruno Alves ormai tutti vicini ai  quarant’anni, la retroguardia necessitava di forze fresche e le ha trovate in Ruben Dias. Quando debuttò in nazionale, nel 2018, il difensore centrale aveva solo 21 anni e giocava nel Benfica. Riuscì subito a convincere il c.t. Santos, tanto da essere convocato per il Mondiale in Russia e da allora non è più uscito dal gruppo.

Ormai prossimo a diventare un veterano dello spogliatoio, Dias sarà a ragion veduta uno degli uomini-guida del Portogallo in Qatar. Quando il Manchester City lo ingaggiò nel 2020 per rimpiazzare il belga Vincent Kompany, destinato a ritirarsi dal calcio, il giovane difensore portoghese debuttò in Premier League aggiudicandosi il premio di giocatore dell’anno per la Football Writers’ Association. La sua presenza al fianco di Pepe nel cuore della difesa è rassicurante, sia per la bravura nelle coperture e nei contrasti, sia per la spigliatezza nella costruzione della manovra.

I CONVOCATI
Portieri: Diogo Costa (Porto), Rui Patricio (Roma), José Sà (Wolverhampton).

Difensori: Cancelo (Manchester City), Dalot (Manchester United), Pepe (Porto), Ruben Dias (Manchester City), Danilo Pereira (PSG), Antonio Silva (Benfica), Nuno Mendes (PSG), Guerreiro (Borussia Dortmund.

Centrocampisti: William (Betis), Ruben Neves (Wolverhampton), Palhinha (Fulham), Bruno Fernandes (Manchester United), Vitinha (PSG), Otavio (Porto), Matheus Nunes (Wolverhampton), Bernardo Silva (Manchester City), Joao Mario (Benfica).

Attaccanti: Cristiano Ronaldo (Manchester United), Joao Felix (Atletico Madrid), Leao (Milan), Horta (Braga), André Silva (Lipsia), Ramos (Benfica).

PROBABILE FORMAZIONE (4-2-3-1): Costa; Cancelo, Pereira, Dias, Mendes; Carvalho, Neves; B. Silva, B. Fernandes, Leao; Cristiano Ronaldo.

GHANA

Un talento prodigio e un veterano sono la chiave delle speranze della squadra.

È tempo di ricominciare a trepidare e a divertirsi per gli appassionati di calcio ghanesi. Dopo aver fallito l’accesso ai Mondiali nel 2018, la loro nazionale tornerà infatti alla rassegna iridata in occasione di Qatar 2022, seppur reduce da un percorso di qualificazione alquanto tortuoso.

A inizio anno, dopo l’eliminazione nella fase a gironi della Coppa d’Africa, i dirigenti della Federazione ghanese hanno deciso di separarsi dall’allenatore Milovan Rejavac e l’hanno sostituito con Otto Addo. Nato ad Amburgo nel 1975, con trascorsi in Bundesliga nel Borussia Dortmund, Addo ha preso in carico una nazionale con la quale nella sua carriera di calciatore aveva totalizzato 15 presenze e l’ha condotta in Qatar grazie a due pareggi contro la Nigeria nel terzo turno delle qualificazioni continentali.

A Qatar 2022, i quattro volte campioni africani sono stati sorteggiati nel Gruppo H, dove affronteranno Portogallo, Corea del Sud e Uruguay. Il nome dell’ultima avversaria, quando è uscita dall’urna, ha fatto probabilmente trasalire più di un tifoso ghanese. A Sudafrica 2010, infatti, le Black Stars furono eliminate dal Mondiale proprio dall’Uruguay di Forlan, Cavani e Suarez, in un quarto finale dallo svolgimento rocambolesco e beffardo, deciso ai calci di rigore. Il Ghana avrà quindi la possibilità di prendersi una rivincita in quella che si preannuncia una sfida nervosa, anche perché coinciderà con la terza e ultima partita del girone, quando la posta in palio potrebbe essere molto alta.

Il Ghana mira a rappresentare la sorpresa di questo raggruppamento molto competitivo. Nonostante la marcia di avvicinamento al Mondiale sia stata caratterizzata da prestazioni a dir poco altalenanti, la squadra può contare su un’accattivante miscela fra giocatori esperti e di qualità che sanno come vincere partite di alto livello come quelle di una rassegna iridata. Spetterà ad Addo, dalla panchina, trovare la giusta alchimia e far sì che la squadra possa avere la necessaria autostima per creare grattacapi a tutte le avversarie.

Lo stile e le idee tattiche di Otto Addo

Il Ghana ha faticato a superare il secondo turno delle qualificazioni africane a Qatar 2022 e successivamente, lo scorso mese di marzo, ha dovuto affrontare una difficile doppia sfida da dentro o fuori contro la Nigeria, con un posto al Mondiale in palio. Addo aveva sostituito Rajevac soltanto a febbraio e pertanto si è trovato alle prese con un battesimo di fuoco. Conosceva già bene la squadra per il suo precedente ruolo di assistente allenatore, ma ha avuto poche settimane per preparare sé stesso e la squadra a quelle partite decisive contro le Super Eagles. A rendere le cose ancora più difficili c’erano alcune assenze a cui fare fronte.

Addo ha operato cinque cambi nell’undici di partenza rispetto all’ultimo match con Rajevac in panchina. Nella gara d’andata contro la Nigeria sono stati promossi titolari i giovani Mohammed Kudus e Felix Afena-Gyan. Alternando il 4-3-3 e il 4-2-3-1, la squadra è sembrata molto solida nelle retrovie e la prima gara con Addo in panchina si è chiusa a reti inviolate, una fatto insolito per il Ghana degli ultimi tempi. Anche nel secondo match sono scesi in campo gli stessi undici dell’andata e la fiducia del commissario tecnico è stata ripagata da un combattuto pareggio per 1-1 che ha garantito la qualificazione alla Coppa del Mondo grazie alle regola dei gol in trasferta, in questo caso ancora vigente a tutti gli effetti, seppur in via d’estinzione.

Addo ha dimostrato di non avere paura a lanciare i giovani, in quanto quattro elementi della formazione iniziale contro la Nigeria avevano meno di 25 anni d’età e due di loro erano addirittura sotto i vent’anni. Questi giovani desiderosi di mettersi in luce hanno portato freschezza alla squadra e mettono pressione sui giocatori più anziani, con l’obiettivo di restare quanto più a lungo possibile in Qatar.

Il giocatore chiave: André Ayew

Uno dei giocatori più interessanti e determinanti della nazionale ghanese è André Ayew. Con 107 presenze in nazionale, l’attuale capitano delle Black Stars è vicino al record assoluto di presenze con il Ghana detenuto da Asamoah Gyan a quota 109. Figlio del leggendario Abedì Pelé, André ha segnato finora 23 gol con la nazionale, un bottino che lo colloca attualmente al 5° posto della classifica generale.

Nel 2009 faceva parte della squadra che vinse sia il Mondiale U-20 che la Coppa d’Africa U-20, mentre con la nazionale maggiore si è laureato capocannoniere della Coppa d’Africa 2015. Fatti e cifre che riflettono ulteriormente la sua centralità nel progetto. Insieme al fratello Jordan (81 presenze e 19 gol), André è un elemento-chiave della squadra e in Qatar proverà a convertire in gol pesanti tutta l’esperienza internazionale accumulata nel corso degli anni.

La scorsa stagione si è trasferito proprio in Qatar all’Al-Sadd e questo significa che lo ritroveremo già ben abituato alle condizioni meteo, non appena inizierà la Coppa del Mondo. André è un punto di riferimento per il c.t. Addo e reciterà un ruolo importante da mentore dei giovani della squadra, dopo aver brillato sulla scena mondiale proprio a livello giovanile. A Sudafrica 2010, infatti, si classificò al 2° posto dietro a Thomas Muller come Miglior Giovane del torneo iridato.

Da tenere d’occhio: Mohammed Kudus

Mohammed Kudus si è trasferito nell’Eredivisie olandese all’inizio della stagione 2020/21, in quanto ingaggiato dall’Ajax che lo ha impiegato anche in Champions League e in Europa League. Quest’anno si è messo particolarmente in luce nella competizione maggiore, andando a segno in ciascuna delle prime tre gare giocate dal suo club contro Rangers, Liverpool e Napoli. Contro gli scozzesi ha messo a segno anche un assist, oltre al gol, in un match in cui è stato giudicato “migliore in campo”, tanto da essere inserito nella formazione della settimana della Champions League. Finora, in stagione, ha anche realizzato quattro gol in otto partite nel campionato olandese.

Nelle sue prime 16 presenze in nazionale, il 22enne trequartista ha segnato 5 gol e la sua titolarità, da quando il c.t. Addo siede in panchina, non è mai stata in discussione. A livello giovanile si è sempre dimostrato un leader e ha ribadito di avere il potenziale per diventare uno dei migliori calciatori anche a Qatar 2022. Non per altro viene sempre citato fra i migliori talenti nati nel 2000.

I CONVOCATI
Portieri: Manaf Nurudeen (KAS Eupen), Danlad Ibrahim (Asante Kotoko), Lawrence Ati Zigi (San Gallo).

Difensori: Denis Odoi (Bruges), Tariq Lamptey (Brighton), Alidu Seidu (Clermont), Daniel Amartey (Leicester), Joseph Aidoo (Celta Vigo), Alexander Djiku (Strasburgo), Mohammed Salisu (Southampton), Abdul-Rahman Baba (Reading), Gideon Mensah (Auxerre).

Centrocampisti: Andre Ayew (Al-Sadd), Thomas Partey (Arsenal), Elisha Owusu (Gent), Salis Abdul Samed (Lens), Mohammed Kudus (Ajax), Daniel Kofi Kyereh (Friburgo).

Attaccanti: Daniel Barnieh Afriyie (Hearts of Oak), Kamal Sowah (Bruges), Issahaku Abdul Fatawu (Sporting), Osman Bukari (Stella Rossa), Inaki Williams (Athletic Club), Antoine Semenyo (Bristol), Jordan Ayew (Crystal Palace), Kamaldeen Sulemana (Rennes).

PROBABILE FORMAZIONE (4-2-3-1): Ati-Zigi; Lamptey, Amartey, Salisu, Mensah; Partey, Owusu; J. Ayew, Kudus, A. Ayew; Williams.

URUGUAY

La Celeste ha conquistato due volte il titolo più ambito del calcio mondiale e andrà alla ricerca del successo con una squadra che mescola veterani e giovani talenti.

L’Uruguay rappresenta sempre una minaccia nella Coppa del Mondo. Grazie alla Garra Charrúa, termine coniato per definire la grinta dei calciatori uruguaiani, la Celeste è un osso duro che combatte sempre. Non si può mai dare per spacciata perché dà sempre qualcosa in più, una combinazione di talento e coraggio che lotta su ogni palla. Nel calcio a volte si vince a volte si perde, vale per tutti, ma si distingue per essere una squadra che non si arrende mai.

Questo atteggiamento, che caratterizza l’intero popolo, ha portato l’Uruguay a guadagnarsi un posto a Qatar 2022. Il suo percorso ha avuto più bassi che alti, portando inevitabilmente alla fine di un ciclo con l’uscita di scena di Oscar Washington Tabárez, l’allenatore che aveva preso la gestione tecnica nel 2006 ed ha scritto le pagine più gloriose della storia della nazionale. Semifinalista in Sudafrica 2010 e campione della Coppa America 2011, il Maestro è stato alla guida del suo paese nelle edizioni mondiali del 2010, 2014 e 2018. Il debutto del prossimo 24 novembre contro la Corea del Sud sarà la prima partita in un Mondiale da vent’anni a questa parte senza Tabárez in panchina.

Facendo affidamento ancora sui pilastri del ciclo di maggior successo, Alonso ha portato avanti un rinnovamento drastico ringiovanendo alcuni settori importanti della rosa, che annovera tra le sue fila giocatori importanti accasati in Europa, quali Federico Valverde e Darwin Núñez. Dopo un inizio che sembrava complicarsi nelle qualificazioni della zona sudamericana, Alonso ha preso le redini dell’Uruguay a quattro partite dalla fine ed ha ottenuto quattro vittorie, raccogliendo dodici dei 28 punti che hanno permesso di raggiungere la terza posizione alle spalle delle imbattibili Brasile e Argentina. In un gruppo davvero difficile affronterà vecchie conoscenze che sono state sue vittime nelle ultime edizioni, prova di fuoco per capire se ha la possibilità di sognare in grande ed alzare il suo terzo trofeo mondiale.

Lo stile e le idee tattiche di Diego Alonso

Dopo una lunga e particolare carriera di calciatore in cui ha indossato le maglie di Nacional e Peñarol, nel 2011 ha iniziato la sua carriera da allenatore nel Club Atlético Bella Vista, per un giro che lo ha portato su panchine in Paraguay, Messico e Stati Uniti. Gli scarsi risultati e la repentina uscita di scena di Oscar Washington Tabárez, hanno portato Alonso improvvisamente sulla panchina uruguaiana per farsi carico di una squadra che nelle Qualificazioni si trovava sull’orlo del precipizio. Il lavoro non era semplice, trovandosi un sistema di gioco e una rosa che andavano rinnovati senza l’impatto negativo di toccare i mostri sacri dello spogliatoio.

Alonso ha preso l’incarico e subito ha operato cambi strutturali, con alcune esclusioni eccellenti. La scommessa su alcuni nomi senza tanta esperienza e l’uscita di scena di calciatori storici come Fernando Muslera, sono state modifiche drastiche e inaspettate che anche grazie al sostegno del gruppo hanno dato i loro frutti: l’Uruguay ha infilato quattro successi consecutivi e ha staccato il biglietto per l’appuntamento in Qatar. In alto mare e quasi sul punto di soccombere, Alonso ha riportato il sereno ritrovando certezze, ma senza afferrarsi ad un unico modulo tattico, si è adattato ai rivali modificandolo a seconda delle circostanze e dell’avversario.

Il giocatore chiave: Federico Valverde

Questo giovane nato nelle giovanili del Peñarol è considerato uno dei migliori centrocampisti al mondo. Giocatore chiave nella struttura del Real Madrid, dove ha persino indossato la fascia di capitano in alcune occasioni, è un tuttofare capace di essere determinante su entrambe le fasce. Paradigma del centrocampista moderno, è un giocatore a tutto campo molto completo, che unisce sacrificio in difesa, intensità e gol. Sebbene il suo nome non sia tra i più sponsorizzati a livello mediatico, sarà uno dei grandi protagonisti della Coppa del Mondo.

Polivalente e versatile, può ricoprire ruoli e funzioni diverse nel centro del campo: interno nel 4-3-3, esterno destro in un 4-4-2 o addirittura centrale in una linea mediana a cinque. È instancabile e copre praticamente tutte le zone del campo. È cresciuto sotto l’aspetto creativo, ma continua a preferire i fraseggi brevi con passaggi semplici, facendo da sponda, scaricando il pallone e risistemandosi per dare opzioni di passaggio ai compagni. Valverde è affidabile, un generale pronto a tutte le battaglie, sempre un valore aggiunto per la sua squadra. È il cuore, il motore e l’anima del centrocampo di una nazionale che ha cambiato impostazione da quando il giocatore della Casa Blanca di Madrid fa coppia fissa con l’omologo Rodrigo Bentancur.

Da tenere d’occhio: Darwin Núñez

L’Uruguay è una fucina inesauribile di calciatori. Nonostante abbia una popolazione di poco più di tre milioni di abitanti, la Celeste ha sempre qualche nome di spicco in alcuni dei migliori club al mondo. Raccogliendo l’eredità di Diego Forlán, Luis Suárez ed Edinson Cavani, ora è Núñez ad innamorare un gigante del Vecchio Continente: il Liverpool di Jurgen Klopp ha sborsato quasi 100 milioni di euro per assicurarsi il goleador che polverizzava le reti nel Benfica portoghese.

Sebbene con alti e bassi nei primi mesi con il club di Anfield Road, Núñez ha dimostrato il suo valore. È in grado di occupare due posizioni in attacco: spostato a sinistra o centravanti, il ruolo che ricopre attualmente nel modulo dei Reds, sia come unico terminale offensivo, sia come seconda punta in tandem con un altro attaccante. Possiede un fisico possente, ha intuito in area di rigore e nella ricerca degli spazi, un tiro potente ed è implacabile nel gioco aereo. Grazie alla sua sorprendente prolificità realizzativa, è letale in contropiede. In un reparto offensivo che ancora conta sulle stelle Cavani e Suárez, il nome di Núñez rappresenta una potenziale sorpresa della Coppa del Mondo.

I CONVOCATI
Portieri: Sergio Rochet (Nacional, Uru), Fernando Muslera (Galatasaray, Tur), Sebastian Sosa (Independiente, Arg)

Difensori: Jose’ Luis Rodriguez (Nacional, Uru), Guillermo Varela (Flamengo, Bra), Ronald Araujo (Barcellona, Spa), José María Gimenez (Atle’tico Madrid, Spa), Sebastian Coates (Sporting Lisbonne, Por), Diego Godin (Velez Sarsfield, Arg), Martin Caceres (Los Angeles Galaxy, Usa), Matias Viña (Roma), Mathias Olivera (Napoli).

Centrocampisti: Mathias Vecino (Lazio), Rodrigo Bentancur (Tottenham, Ing), Federico Valverde (Real Madrid, Spa), Lucas Torreira (Galatasaray, Tur), Manuel Ugarte (Sporting Lisbonne, Por), Facundo Pellistri (Manchester United, Ing), Nicolas De la Cruz (River Plate, Arg), Giorgian de Arrascaeta (Flamengo, Bra), Agustin Canobbio (Atletico Paranaense, Bra), Facundo Torres (Orlando City, Usa)

Attaccanti: Darwin Nunez (Liverpool, Ing), Luis Suarez (Nacional, Uru), Edinson Cavani (Valencia, Spa), Maximiliano Gomez (Trabzonspor, Tur).

PROBABILE FORMAZIONE (4-4-2): Rochet; Araujo, Godin, Gimenez, Olivera; Valverde, Bentancur, Vecino, De Arrascaeta; Nunez, Suarez.

COREA DEL SUD

La Corea del Sud ha fallito il passaggio del gruppo nei due precedenti Mondiali, ma con la stella Son Heungmin a guidare il gruppo, sperano di interrompere questa striscia.

In Sudafrica la Repubblica di Corea ha raggiunto gli ottavi di finale alla Coppa del Mondo FIFA 2010, un risultato che non otteneva dall’edizione ospitata nel 2002 assieme al Giappone. Ma dopo che la nazionale asiatica ha vinto il bronzo alle Olimpiadi 2012, per lei sono iniziati tempi piuttosto incerti e turbolenti, come dimostrano i sei ct succedutisi sulla sua panchina tra Sudafrica 2010 e Russia 2018. Nemmeno la presenza di una stella di assoluto splendore quale Son Heung-min è bastata a ottenere risultati di livello ai Mondiali, dove la Corea è uscita alla fase a gruppi sia a Brasile 2014 sia a Russia 2018.

L’ultima edizione della Coppa del Mondo ha riacceso un barlume di speranza, specialmente dopo l’ultima gara disputata, ribattezzata “il miracolo di Kazan”. I Guerrieri Taegeuk, sconfitti nelle prime due partite del girone da Svezia e Messico, dovevano vedersela con la Germania campione del mondo. Il 2-0 finale a favore della compagine asiatica ha destato molto scalpore, in patria e nel mondo, facendo rifiorire il sopito orgoglio nazionale. Ora, a poche settimane dall’inizio di Qatar 2022, la Corea vuole mettere definitivamente la parola fine su una serie di Mondiali deludenti.

L’approccio e le idee tattiche di Paulo Bento

L’ultima partita nel Gruppo D contro il Portogallo alla Coppa del Mondo 2002 è entrata nella storia: quel giorno, e per la prima volta in assoluto, le Tigri Asiatiche si sono qualificate agli ottavi di un Mondiale. A decidere fu una rete indimenticabile di Park Ji-sung, ma un ruolo non indifferente lo giocarono anche le espulsioni di Joao Pinto e Beto nelle fila dei lusitani. Chi avrebbe mai potuto pensare che Paulo Bento, centrocampista di quella nazionale, sarebbe finito 16 anni dopo ad allenare proprio la Corea?

Sulla panchina dei Guerrieri Taegeuk da oltre quattro anni, il portoghese è il tecnico più longevo della loro storia. Ironia della sorte, in Qatar Bento, che chiuse la carriera in nazionale proprio in quella gara contro la squadra che oggi allena, dovrà vedersela contro il suo Portogallo. Una sfida affascinante ed emozionante per lui, che però non cambia gli obiettivi: indipendentemente dagli avversari, la Corea punta almeno agli ottavi di finale.

Bento ha già vissuto un paio di momenti difficili sulla panchina della nazionale coreana. Il primo tre anni fa, quando la sua squadra fu eliminata ai quarti della Coppa d’Asia AFC 2019 in seguito alla sconfitta per 1-0 contro il Qatar. Il secondo invece nel 2021, quando il Giappone s’impose in amichevole con un rotondo 3-0.

Le cose sono cambiate nelle qualificazioni a Qatar 2022: la Corea ha inanellato una serie di vittorie convincenti, culminate alla nona giornata nel trionfo contro gli arcirivali dell’Iran, un successo che mancava da ben 11 anni. Le Tigri Asiatiche hanno così chiuso al secondo posto il Gruppo A, strappando il pass per il Mondiale. Un’altra mezza delusione è giunta in estate al Campionato di Calcio della Federazione Calcistica dell’Asia Orientale, già noto come Coppa dell’Asia Orientale, dove una squadra principalmente composta da giocatori che militano in K-League ha perso per 3-0 contro i perenni rivali del Giappone. Ora tocca a Bento risollevare il morale della sua truppa e fare in modo che abbia la mente libera in Qatar.

Il ct portoghese predilige il 4-1-3-2 o il 4-2-3-1 e piazza sempre un mediano di fronte alla difesa. Questi ha il compito di costruire il gioco dal basso e di permettere ai terzini di salire sulle fasce. In avanti, i centrocampisti offensivi spaziano liberamente e collegano i reparti. Agli attaccanti viene chiesto tanto movimento per far uscire i difensori dalle loro zone di competenza. La Corea tenta di dominare il possesso palla con un modulo asimmetrico, che durante le qualificazioni a Qatar 2022 ha dato buoni frutti. Rimane da capire se tale tattica avrà successo anche contro le migliori squadre al mondo.

Il giocatore chiave: Son Heungmin

Chi avrebbe mai potuto immaginare che il vincitore del Premio Puskas FIFA 2020 e della Scarpa d’Oro nella Premier League della scorsa stagione sarebbe nato in una piccola penisola dell’Asia Orientale? Son Heung-min, che ha iniziato la sua avventura in Europa nelle fila dell’Amburgo, è il miglior giocatore di tutta l’Asia e il primo di quel continente a vincere la Scarpa d’Oro nella Premier League inglese: sarà ovviamente lui il capitano della Corea a Qatar 2022, il terzo Mondiale al quale parteciperà.

A segno nel “miracolo di Kazan”, a Son è servito un po’ di tempo per capire ciò che Bento pretendeva da lui. Utilizzato solitamente da esterno offensivo o come uno di due centravanti, con il portoghese Son gioca da unica punta centrale. Essendo l’unico punto di riferimento per i difensori avversari, il tempo di cui dispone col pallone tra i piedi diminuisce drasticamente, e con esso è diminuito anche il numero di reti segnate. A invertire questo trend lo ha aiutato la crescita di attaccanti quali Hwang Ui-jo e Cho Gue-sung: con maggiore libertà in campo, ora anche in nazionale Son sta offrendo prestazioni simili a quelle a cui ci ha abituato con la maglia del Totttenham. A 30 anni, Son è ancora dotato di una velocità impressionante, di un tiro molto preciso e di un tremendo fiuto del gol.

Il bomber coreano è anche uno specialista dei calci piazzati. Il suo bottino di 35 gol in 104 presenze comprende anche quattro reti su punizione, record nazionale condiviso con Ha Seok-ju. Da questa stagione Son ha iniziato a battere molte più punizioni anche con la maglia del Tottenham, e tale allenamento potrebbe tornargli molto utile in Qatar.

Da tenere d’occhio: Jeong Wooyeong

Non sono stati molti i giovani coreani a mettersi in luce nelle ultime edizioni della Coppa del Mondo, specialmente per la pressione alla quale sono sottoposti. In patria, dopo quanto accaduto nel 2002, le aspettative nei loro confronti sono sempre molto alte. Alcuni sono riusciti a gestirle e ad affermarsi, altri invece hanno faticato di più e non hanno fatto il salto di qualità. Le attenzioni di pubblico e media, in un paese dalla mentalità competitiva come la Corea, sono davvero molto elevate.

Son Heung-min ha dimostrato di non dipendere dal giudizio dei media e di saper giocare bene in qualsiasi situazione. Un altro giocatore dotato di caratteristiche simili è il 23enne Jeong Woo-yeong. Approdato da giovanissimo nelle giovanili del Bayern Monaco, il ragazzo ha fatto il suo debutto in prima squadra nella stagione 2018-19, per poi passare nell’estate successiva al Friburgo alla ricerca di maggior spazio.

Frenato da una serie d’infortuni, Jeong non si è perso di morale, ha lavorato duramente per rientrare e contribuito alla vittoria della Coppa d’Asia AFC Under 23 del 2020. Dopo il secondo posto col Friburgo nella Coppa di Germania 2022, quest’anno Jeong non è sempre tra i titolari, ma quando entra in campo fornisce costantemente prestazioni all’altezza.

In nazionale vanta nove presenze e due gol. Bento lo schiera solitamente come centrocampista offensivo, o come seconda punta alle spalle del centravanti, mai comunque come esterno offensivo. Come in Bundesliga, anche con la Corea può essere molto pericoloso se subentra dalla panchina, quando gli avversari sono stanchi, in virtù della sua generosità in fase di pressing e della sua velocità. Ed è così che è nato il suo primo gol con la maglia della Corea, su un passaggio nello spazio vuoto da parte di Son. E se forse attendersi un ruolo da titolare alla sua prima Coppa del Mondo sarebbe troppo, di certo Jeong vi arriva con tutto quello che serve per fare bene e dimostrare tutto il suo indubbio valore.

I CONVOCATI
Portieri: Kim Seung-Gyu (Al Shabab), Jo Hyeon-Woo (Ulsan Hyundai), Song Bum-Keun (Jeonbuk Motors);

Difensori: Kim Min-Jae (Napoli), Kim Jin-Su (Jeonbuk Motors), Hong Chul (Daegu FC), Kim Moon-Hwan (Jeonbuk Motors), Yoon Jong-Gyu (FC Seul), Kim Young-gwon (Ulsan Hyundai), Kim Tae-Hwan (Ulsan Hyundai), Kwon Kyung-Won (Gamba Osaka), Cho Yu-Min (Daejon Citizen);

Centrocampisti: Jung Woo-Young (Al Sadd), Na Sang-ho (FC Seul), Paik Seung-ho (Jeonbuk Motors), Son Jun-ho (Shandong Taishan), Song Min-Kyu (Jeonbuk Motors), Kwon Chang-Hoon (Gimcheon Sangmu), Lee Jae-Sung (Mainz), Hwang Hee-Chan (Wolverhampton), Hwang In-Beom (Olympiacos), Jeong Woo-Yeong (Friburgo), Lee Kang-In (Maiorca).

Attaccanti: Hwang Ui-Jo (Olympiacos), Cho Gue-sung (Jeonbuk Motors), Son Heung-Min (Tottenham).

PROBABILE FORMAZIONE (4-2-3-1): Kim Seung-gyu; Kim-Moon-hwan, Kim Min-jae, Kwon Kyung-won, Kim Jin-su; Hwang-In-beom, Son Jun-ho; Lee Jae-sung, Jeong Woo-yeong, Heung Min-son; Hwang Hee-chan.