I movimenti del futsal come fonte di ispirazione per un centrocampo a rombo

La dinamica della partita richiede giocatori duttili, poiché “tutti attaccano e tutti difendono”. Allora ci si chiede: quali spunti di riflessione può offrire il futsal a chi allena nel calcio?

Diventa sempre più determinante nel calcio odierno avere una velocità
di pensiero che, abbinata alle abilità tecniche e alle capacità fisiche, possa
portare i nostri atleti a dover fare delle scelte nelle diverse situazioni
di gioco durante il possesso palla, il non possesso palla e nelle transizioni;
talvolta queste scelte devono essere effettuate in campo aperto, altre
volte in una porzione di campo ridotto (da qui le analogie con il calcio a
cinque).
Sono tantissime le similarità tra questi due sport, a cominciare dal fatto
che in entrambi si giochi con i piedi, con l’obiettivo di realizzare una segnatura. Credo però che molto si possa riportare nel calcio a undici dal calcio a cinque, poco invece nella condizione inversa. Se osserviamo fuori dai confini italiani, possiamo subito notare come la storia del futsal abbia sempre avuto un ruolo rilevante nella formazione del giovane calciatore. Nel mondo è considerata una disciplina propedeutica al gioco del calcio: in Spagna è molto presente a partire dalle scuole e l’attività calcistica fino ai dodici anni è orientata sul calcio a cinque; in Giappone, fino agli under dieci, si gioca cinque contro cinque e non possiamo poi dimenticare come la storia calcistica brasiliana abbia le sue radici proprio nel futsal.
In Italia abbiamo sempre chiamato questo sport ‘calcetto’, quasi in tono dispregiativo; lo abbiamo molto spesso considerato un altro sport, simile ma non comparabile al calcio, perché giocato con un numero inferiore di giocatori, in un campo più piccolo, senza fuorigioco e con un pallone che non rimbalza. Per lungo tempo sono state tralasciate molte affinità che però, fortunatamente, si stanno approfondendo soprattutto negli ultimi anni; ne sono testimonianza gli inserimenti dei tecnici di futsal negli staff di club calcistici professionisti. Il bagaglio tecnico e coordinativo di chi ha utilizzato il futsal come formazione calcistica è superiore rispetto a chi non ha avuto queste basi.
Nel calcio a cinque l’occupazione degli spazi, in base all’obiettivo tattico e non di ruolo, inizia precocemente; nel futsal giocare la palla con passaggi radenti su compagni marcati è una situazione sistematica. Qui l’abitudine a marcare a uomo esalta i duelli individuali: si accetta la parità numerica difensiva. Ne scaturisce un gioco dinamico, veloce e fisico, con l’obiettivo di conquistare la superiorità numerica in poco spazio e con molta densità.
Ho deciso di prendere in considerazione un sistema di gioco (del calcio) che prevede un portiere, quattro difensori, quattro centrocampisti (disposti a rombo) e due attaccanti, in quanto ritengo che sia uno dei moduli che possa esprimere al meglio alcuni concetti del futsal nelle relazioni tra i giocatori (o le giocatrici). Il presupposto da cui inizia questo approfondimento è che i protagonisti in campo siano preparati ad essere funzionali alla situazione che si trovano a dover affrontare, a prescindere dalla zona di campo che occupano in quel preciso momento; questo dovrebbe implicare che non abbiano un ruolo predefinito. Questo fatto potrebbe quasi stonare in Italia,
dove ancora nei settori giovanili la tendenza prevalente è quella di selezionare i giocatori in base alle caratteristiche fisiche funzionali al ruolo che andranno poi a ricoprire, non prendendo in considerazione talvolta le doti tecnico-coordinative e lo sviluppo cognitivo.

IL SISTEMA 1-4-3-1-2: I MOVIMENTI DEI CENTROCAMPISTI

Nella figura 1 il rettangolo rappresenta un terreno di gioco di futsal nella
porzione di un campo (a undici) solitamente occupata dai centrocampisti,
qui (in blu) disposti a rombo in maniera similare a un sistema 3-1 del calcio a cinque.
I rossi rappresentano i restanti compagni di squadra, con cui si dovranno
creare delle connessioni negli sviluppi di gioco, nelle transizioni e nella fase di non possesso.

Il principio di mobilità deve essere predominante nel linguaggio della squadra soprattutto per i centrocampisti che, a differenza degli altri compagni, si troveranno più spesso ad occupare zone differenti di campo. Dovranno essere in grado, con i loro movimenti di rotazione perimetrali, diagonali e paralleli, di liberare gli spazi per ricevere direttamente il pallone o per gli inserimenti dei compagni. Nella mia visione il primo step è quello di cercare di trovare il giusto equilibrio tra le caratteristiche dei giocatori (o delle giocatrici) impegnati, in modo che ognuno sia complementare all’altro.
Le proposte che vado ad illustrare hanno la finalità di far conoscere i movimenti sulle diagonali, sulle parallele o sulle rotazioni e, attraverso il gioco, far vedere quali siano le sinergie tra i giocatori o le giocatrici impegnate.
Nella figura 2 è rappresentato un gioco di posizione tre contro tre più un jolly, che potrà entrare in gioco solo quando la squadra in possesso palla avrà superato la linea di pressione; l’esempio proposto vede dei movimenti in rotazione: il numero 4 blu passa la palla al 7 ed esegue un movimento verso il centro; il 7, che ha ricevuto palla, a sua volta passa all’8 ed esegue un movimento in ampiezza. L’8, che in questo momento è in possesso della palla, ha 2 soluzioni: o dare la palla al 4, centralmente
tra i due difensori, o passare al 7 che si è allargato. Se questi passaggi fossero chiusi, si continua a manovrare ruotando. Quando i rossi intercettano la palla, si appoggiano sul jolly e ruotano la posizione direzionandosi verso la porta da attaccare.

Mi preme sottolineare che la rotazione non deve essere semplicemente uno scambio di posizioni, ma deve tenere conto dell’intesa tra giocatori che, con i loro movimenti e in base alle posizioni che assumeranno gli avversari, troveranno il momento giusto per superare la pressione; dovranno sfruttare l’attimo in cui i difendenti saranno costretti a effettuare una scelta, colti dall’incertezza se seguire il diretto avversario o
stare nelle proprie posizioni: sarà proprio in quel momento che l’attacco risulterà imprevedibile grazie alla mobilità.

Nella figura 3 propongo un quattro contro quattro con finalizzazione. I difendenti non possono difendere oltre il rettangolo tracciato; chi attacca ha cinque secondi di tempo per realizzare una segnatura una volta superato il rettangolo. In questo caso ho ipotizzato il 7 che passa la palla al 4 e va a cercare lo spazio ‘in parallela’ (termine comunemente usato per indicare, nel calcio a cinque, la zona laterale del campo sulla stessa fascia del pallone).

Nella figura 4 c’è sempre lo stesso quattro contro quattro, ma con la possibilità
per i due difendenti di poter seguire i diretti avversari anche nei loro inserimenti oltre il rettangolo di gioco. Se la palla viene recuperata all’interno del quadrato, i rossi dovranno effettuare tre passaggi tra di loro prima di iniziare l’azione d’attacco; se la palla viene invece recuperata in area, i rossi dovranno servire – con un lancio o con un passaggio il compagno rimasto nel rettangolo e velocemente recuperare la posizione all’interno per preparare una nuova azione. Il movimento raffigurato nell’immagine 4 rappresenta un attacco allo spazio sulla diagonale di corsa del 4 che, dopo aver scaricato sul 7, va ad occupare lo spazio lasciato libero dal 10.

Fondamentali saranno i tempi di inserimento: per questo credo che stia a noi allenatori individuare e scegliere i giocatori che, in questo nostro ipotetico reparto di centrocampo, siano in grado di comprendere e fondersi nel movimento del compagno, mantenendo ed esaltando le proprie caratteristiche individuali, trovando il piacere di esprimersi con giocate e movimenti in intesa tra di loro. Le indicazioni per i difendenti sono quelli di seguire il principio della palla chiusa o pressata. La prerogativa è quella di essere molto aggressivi sul portatore di palla: in questo caso si potranno effettuare dei cambi a due sulle marcature; nel caso contrario, tutti gli inserimenti verranno seguiti con marcature a uomo. Negli esempi ho riportato situazioni in cui vi è, da parte degli attaccanti, una possibilità di effettuare un passaggio; l’atteggiamento del difendente è quello di seguire il suo diretto avversario.
In questo modo abbiamo una chiave di lettura comune alla squadra e, con questa esercitazione, inizio ad allenare i miei centrocampisti ad essere aggressivi nel cercare di recuperare la palla quando è possibile, o tenerla chiusa (senza andare al contrasto) per limitare l’apertura di linee di passaggio in avanti; ma, soprattutto, si iniziano ad assimilare i codici comuni di quando marcare a uomo senza l’aiuto del compagno
e nel prendersi la responsabilità di non perdere il duello con il diretto avversario.
Nella figura 5 è rappresentata una partita dove inizialmente vengono impiegati il reparto di centrocampo e quello d’attacco, per poi inserire i difensori in un secondo momento. Possiamo valutare se i nostri centrocampisti abbiano assimilato i movimenti provati precedentemente e quale grado di interazione tra loro sia stata raggiunto. Sviluppiamo una partita quattro contro quattro in un campo delimitato,
più un attaccante per squadra al di fuori del rettangolo; l’allenatore e i collaboratori si dispongono lungo il perimetro del campo con i palloni che metteranno in gioco per l’inizio di ogni nuova azione, questo per permettere ai giocatori ricezioni nelle diverse parti del campo e per migliorare la loro capacità di adattamento e di orientamento, in quanto non sono a conoscenza di chi rimetterà in gioco il pallone. Per poter passare la palla all’attaccante posizionato nell’ area è obbligatorio che almeno due giocatori all’interno del rettangolo abbiano interagito tra di loro; l’attaccante, una volta ricevuta palla, deve finalizzare avendo a disposizione un massimo di due tocchi. Nella figura è rappresentato un movimento in allineamento tra il 7, che è in possesso della palla, il 10 e l’8: in questo caso si creano le condizioni per un’‘esca’. Il 7 effettua un passaggio forte, radente; il 10 lascia passare la palla per l’8 che si inserisce e che potrà chiudere il triangolo con il 10 o servire direttamente il 9 in area.

La prima cosa da osservare in questa partita sono i movimenti dei numeri 9: la tendenza da parte dei nostri attaccanti, nella maggior parte dei casi, sarà quella di essere statici e di occupare posizioni centrali, non avendo diretti avversi a marcarli. Nella progressione possiamo quindi inserire un difensore che parta dalla linea di fondo e che, nel momento in cui il 9 sia entrato in possesso della palla, entrerà in campo per difendere, con una condizione però di ritardo in maniera tale da agevolare
l’attaccante nella finalizzazione, avendo a disposizione più tempo di gioco.
Inizialmente dichiareremo da che parte partirà il difendente, se da destra o da sinistra, così da permettere al nostro attaccante di muoversi e di orientarsi sempre lontano dal difendente che entrerà. Successivamente (figura 6) l’attaccante non saprà quale difendente partirà – da quale dei due lati accanto alla porta da attaccare – e dovrà quindi essere più reattivo e veloce nelle scelte.

Nella variante illustrata nella figura 7 iniziamo a far interagire il nostro attaccante con i centrocampisti, permettendogli sia di finalizzare con l’aiuto di un compagno, sia di entrare nel ‘rettangolo di gioco’ dove si sta giocando il quattro contro quattro, a condizione però di mantenere la parità numerica all’interno di questo spazio. Di conseguenza, un centrocampista dovrà inserirsi nella zona di finalizzazione al suo posto.

L’evoluzione di questa partita sarà quella di inserire un altro attaccante con il rispettivo difendente, oltre a due sponde laterali per squadra (figura 8): avremo quindi un quattro contro quattro con due sponde laterali, più due attaccanti e due difensori al di fuori del rettangolo. Valgono le regole e i principi precedenti, con la possibilità di iniziare ad attaccare le zone laterali del campo sia da parte degli attaccanti – posti al di fuori del rettangolo centrale – sia con gli inserimenti dei centrocampisti sfruttando
l’ampiezza.
A seconda di come verrà realizzata la segnatura e dell’importanza che l’allenatore vorrà dare ai diversi sviluppi, verrà assegnato un diverso punteggio alle segnature: ad esempio, quattro punti per ogni gol con palla recuperata; tre punti per ogni gol realizzato da un centrocampista che si è inserito; due punti se viene realizzata una rete tramite cross o se l’assist è fatto con un filtrante, e così via.
Per quanto riguarda le sponde, possiamo applicare diverse varianti: ad esempio, chi gioca con la sponda prende il suo posto e la sponda entra in gioco; chi ha trasmesso alla sponda non esce più, ma uscirà un altro compagno; quando si gioca con la sponda entra in campo la sponda opposta e può uscire qualsiasi compagno.
Con questa partita i nostri giocatori o le nostre giocatrici iniziano ad assimilare
i concetti della non specializzazione del ruolo, in quanto il gioco li porterà ad occupare posizioni diverse all’interno del campo.

CAMBIAMO IL MODO DI DIFENDERE
L’obiettivo primario sarà quello di allenare i miei giocatori a saper gestire un duello individuale, indipendentemente dal ruolo che ricoprono e rendendoli responsabili
in prima persona della vittoria di quel duello, a prescindere dal fatto che abbiano o meno l’aiuto di un compagno.
Abbiamo sempre sentito parlare nel calcio di cambiare il modo di attaccare; molto spesso questi cambiamenti avvengono durante la lettura della partita in corso, obbligandoci a effettuare delle modifiche perché i difendenti avversari si adattano ai nostri movimenti offensivi. Prepariamo quindi la squadra ad affrontare diversi sviluppi di gioco in attacco.
Possiamo allo stesso tempo cambiare il modo di difendere durante una partita? La risposta è sì: le modifiche che siamo abituati a vedere nel sistema difensivo solitamente riguardano il numero di difensori impiegati, passando da una difesa a tre o a quattro, a seconda dell’andamento del match. In linea di massima nel calcio, dopo la rivoluzione tattica che arrivò in Italia negli anni Ottanta, si è utilizzata prevalentemente la difesa a zona nelle sue varianti, difendendo di reparto o spaccando il reparto, mentre di rado possiamo vedere una squadra che difende a uomo, al contrario del futsal dove la consuetudine difensiva è inversa.
La mia idea è quella di creare i presupposti per utilizzare in maniera più efficace entrambi i modi di difendere, in base alla porzione di campo in cui si sviluppa l’azione (figura 9).

D’altronde i sistemi di gioco che oscillavano tra la difesa incentrata sull’avversario e quella incentrata sugli spazi iniziarono a sorgere diversi decenni fa. Il mio intento è proprio quello di tornare indietro, ma guardando avanti: la volontà è quella di prendere in considerazione soluzioni ibride, con una fusione della difesa a uomo e della difesa degli spazi. Uno dei princìpi da trasmettere ai giocatori sarà difendere a zona sull’inizio del gioco da parte del portiere avversario, in modo da gestire l’inferiorità numerica dettata dal portiere stesso; ogni retropassaggio eseguito nella tre-quarti avversaria che coinvolga il portiere implicherà la difesa degli spazi. Quindi, ogni qualvolta si sviluppi un’azione nella zona di costruzione avversaria che vedrà la nostra squadra in inferiorità numerica, il principio difensivo sarà difendere le linee di passaggio. Per quanto riguarda il passaggio alla difesa a uomo, invece, il principio generale riguarderà sia la porzione di campo – quindi il superamento da parte degli avversari della nostra prima linea di pressione – ma soprattutto quanto saranno bravi
i nostri giocatori a leggere le situazioni di palla aperta o chiusa. Con una palla aperta, il compito dei nostri giocatori sarà quello di marcare a uomo l’avversario entrato nella loro zona di competenza, seguendone i possibili inserimenti in altre zone. Al contrario, con una palla chiusa, si attueranno i princìpi della difesa a zona con la possibilità di gestire gli inserimenti avversari con cambi di marcatura. Nella mia personale esperienza le difficoltà che ho riscontrato maggiormente sono state
relative agli inserimenti offensivi dei centrocampisti avversari, perché le indicazioni che fornivo ai miei centrocampisti sono sempre state di marcare lo spazio davanti a loro, lasciando il compito ai difensori di assorbire eventuali inserimenti.

Nella figura 10 sono rappresentate (staticamente) le squadre schierate con un 1-4-3-1-2. Il campo è stato diviso virtualmente disegnando altri rettangoli solo per far capire quanto i concetti evidenziati prima, nei princìpi del sistema 3-1 del futsal, possano – con i propri sviluppi riproporsi in ogni porzione di un campo da calcio, con il vantaggio di avere molte più soluzioni data la diversa grandezza del terreno di gioco. Come tutti sappiamo questa è solo la fotografia iniziale; quello su cui dobbiamo lavorare è l’espressione dell’organizzazione del nostro sistema di gioco, del concetto di dinamismo, dell’attuazione pratica dei princìpi di tattica collettiva attraverso i movimenti coordinati di due o più giocatori. Con questa progressione, in questa partita undici contro undici – per quanto riguarda gli sviluppi offensivi – riproponiamo quelli visti in precedenza e li riportiamo nelle varie zone di campo, includendo tutti i giocatori e cercando di essere equilibrati nelle due fasi di gioco,
provando a sviluppare le transizioni in un tempo di gioco limitato, sia che siano positive o negative.
Le prime regole che daremo a chi avrà il possesso palla saranno di cambiare posizione ogni volta che si trasmetterà la sfera, indipendentemente dal ruolo ricoperto, al fine di favorire la mobilità. Per quanto riguarda il non possesso, il principio sarà sempre quello di avere una palla chiusa e pressata, anche se non sempre nel calcio – vista l’ampiezza e la lunghezza del campo – ci si riesce; quindi metteremo in atto i princìpi elencati precedentemente.

Nella figura 11 il tecnico e il suo collaboratore si posizioneranno con dei palloni al di fuori del rettangolo di gioco in prossimità della linea mediana del campo e decideranno se mettere direttamente loro una palla in gioco o se saranno i portieri che daranno il via all’azione costruendo dal basso. In questo caso abbiamo optato per un’azione che parta nella zona laterale del campo, orientativamente ai 30 metri nella metà campo della squadra rossa; la squadra blu in non possesso difenderà a zona. Il
2, che entrerà in possesso del pallone, verrà affrontato dall’8, determinando la costruzione di un rombo difensivo in collaborazione con il 10, il 7 e il 3. Come possiamo vedere, l’inserimento del 10 rosso sulla parallela verrà assorbito dal 6 blu, in quanto il codice in questo caso specifico sarà quello di difendere a zona sulla chiusura delle linee di passaggio.


I BLOCCHI NEL NOSTRO SISTEMA DI GIOCO
Come già espresso in precedenza, durante la gestione della palla è di
fondamentale importanza creare le giuste sinergie tra i diversi giocatori,
perché l’uno possa essere di aiuto all’altro nello sviluppo dell’azione.
Uno dei modi per aiutare il proprio compagno – o compagna – di squadra in possesso della palla è quello di effettuare un blocco sul diretto avversario.
Nel futsal i blocchi vengono ‘presi in prestito’ dal basket e vengono utilizzati negli schemi d’attacco. Il blocco sostanzialmente non è altro che una collaborazione tra due giocatori che ha come obiettivo, per chi lo riceve, quello di guadagnare tempo e spazio rispetto al proprio diretto avversario.

Nel calcio sono diventati elementi essenziali nella preparazione dei calci da fermo, ma poco utilizzati nello sviluppo offensivo. Oltre che nello sviluppo dei calci piazzati, a mio parere possiamo utilizzare i blocchi per trovare soluzioni offensive diverse, per esempio quando abbiamo di fronte una squadra avversaria con difesa e centrocampo chiusi nella propria trequarti.

Con l’utilizzo dei blocchi, in questa situazione di gioco potremo liberare per una frazione di secondo il compagno dalla pressione avversaria, concedendogli più tempo per prendere una decisione e permettendogli di trovare linee di passaggio pericolose; oppure potremo liberare il tiro, eludendo l’opposizione del difendente o, addirittura, liberare la conduzione per una penetrazione in area; infine potremo sfruttare la verticalizzazione per un ‘pick and roll’ del nostro attaccante. Con questa terminologia, utilizzata nel basket, si intende quando viene effettuato un passaggio filtrante dietro le spalle dell’avversario che subisce il blocco, andando a premiare il giocatore ‘bloccante’.

Nella figura 12 ho portato come esempio un ‘blocco cieco’, che il 4 rosso subirà dall’8 blu, permettendo così al numero 10 in possesso palla di guadagnare tempo per avere più soluzioni. Lo chiamiamo ‘blocco cieco’ in quanto il difendente numero 4, che ha preso posizione sul 10 in possesso della palla, è intento ad occuparsi di tenerla chiusa per evitare – come già detto – passaggi pericolosi e non si aspetterà, non potendo guardarsi alle spalle, l’intervento di ostruzione dell’8 blu, che invece nel frattempo riuscirà a liberare per una frazione di secondo il suo compagno; tempo e spazio che lo metterebbero in condizione di effettuare un passaggio filtrante per l’11 o per liberare la conduzione per un tiro in porta. Il movimento del nostro giocatore in attacco è un movimento di smarcamento in allontanamento dalla porta, che dovremo allenare in quanto atipico rispetto a questa posizione del campo, dove gli smarcamenti solitamente vengono fatti in avanti per la finalizzazione in porta.

Menzionato poco fa, credo che il ‘pick and roll’ possa essere utilizzato con maggiore efficacia se eseguito in prossimità o direttamente dentro l’area di rigore avversaria, dove le marcature dei difendenti – per ovvie ragioni di pericolosità – sono molto più strette. L’ideale sarebbe che questo movimento fosse eseguito da un attaccante prestante fisicamente.

Il pick and roll è una situazione offensiva in cui – nel nostro caso l’attaccante numero 9 blu (vedi la figura 13) – va a portare un blocco al marcatore del compagno che sta conducendo palla, posizionandosi di spalle al difendente; così facendo farà valere il volume del suo corpo per impattare e fermare la corsa del numero 4 rosso, e a quel punto potrà tagliare rapidamente in area. Il possessore di palla, il 4, potrà trasmettere palla direttamente al 9 nella cosiddetta ‘tasca’ (ovvero nello spazio creatosi tra i due difendenti, il 5 rosso e il 4 rosso), oppure servire il 10 che chiuderà il triangolo sempre con il 9.

CONCLUSIONI

Alla base di un cambiamento è sempre necessario mettere in discussione le proprie convinzioni, cercando di vedere ciò che abbiamo sempre conosciuto semplicemente con occhi diversi. Fino a poco più di dieci anni fa, per fare un esempio, nel calcio si potevano trovare manuali in cui venivano descritti i movimenti di un centrocampo a tre, dove il fulcro della manovra era caratterizzato dal movimento del ‘centro-mediano metodista’, così come veniva chiamato al tempo; movimenti che prevedevano essenzialmente corse in orizzontale, per dare sostegno a destra e a sinistra, garantendo – con il suo appoggio all’azione d’attacco – una facile soluzione di scarico. Si tratta di un concetto molto lontano e in antitesi con l’idea che invece ho cercato di riportare in questo articolo, ovvero il concetto di un centrocampo dinamico, mobile e imprevedibile, in cui il giocatore (o la giocatrice) possa esprimersi liberamente in armonia con le sue capacità e sempre in relazione all’evolversi delle situazioni nelle varie porzioni di campo, adattandosi ai movimenti dei compagni e degli avversari.

Sono consapevole che dietro queste mie idee e soluzioni debba esserci alla base una formazione del giocatore che preveda l’insegnamento di questi concetti sin dall’età giovanile, in modo che vengano assimilati con il tempo. Per questo sono convinto dell’utilità della convivenza dei princìpi del futsal integrati con il calcio. Sono allo stesso tempo certo che riportare questi princìpi in una prima squadra, con atleti evoluti e già formati dal punto di vista calcistico, sia difficilissimo ma non impossibile, a patto che ci sia il tempo necessario per l’apprendimento.

Purtroppo sappiamo bene che per noi allenatori si tratta di un’impresa ardua, con il nostro sistema calcio ancora troppo incentrato sulla ricerca della vittoria a qualsiasi livello, a discapito della crescita personale e collettiva dei protagonisti in campo. Agli allenatori non viene dato abbastanza tempo per poter sviluppare nuove idee di gioco, nonostante ogni cambiamento e ogni evoluzione necessitino di un periodo di adattamento: nel ciclo naturale dell’apprendimento vi è anche un tempo per poter sbagliare prima di poter assimilare nuovi concetti.