L’interpretazione del sistema di gioco nel calcio moderno

Nel calcio moderno è sempre più determinante la capacità di saper cambiare impostazione di gioco e strategia di gara in corso d’opera.

Nel corso delle ultime stagioni, molti allenatori si stanno ponendo il problema di avere a disposizione calciatori in grado di modificare in tempo reale lo sviluppo tattico e strategico di una gara. Quindi gli atleti, alla necessità, non solo devono essere in grado di gestire i comportamenti in partite diverse una dall’altra, ma devono anche sapersi adattare ai cambiamenti durante le stesse. Carlo Ancelotti, allenatore del Real Madrid, già una decina di anni fa nel suo libro Il mio albero di Natale, scriveva che “Nella gestione di una gara avere la potenzialità di cambiare le carte in tavola può diventare determinante per il buon esito del match.” Una frase che se letta freddamente può sembrare retorica ma che in realtà, oltre ad aver previsto quella che sarebbe stata l’evoluzione del calcio odierno, fa da introduzione e pone l’attenzione su un aspetto “filosofico-metodologico” che sta entrando sempre più prepotentemente nella cultura calcistica degli allenatori: se i giocatori sono e devono essere i veri protagonisti del gioco, quanto e come si può e/o si deve entrare nella costruzione della loro “universalità” per far si che diventino interpreti del sistema di gioco?

EQUILIBRATO, ELASTICO E RAZIONALE

Quando si parla di sistema di gioco, occorre far riferimento alla dislocazione in campo dei giocatori, ma anche, e soprattutto, ai compiti e alle funzioni che agli stessi vengono assegnati. Questo concetto molto dinamico deve consentire:

  • Un grande equilibrio nel considerare simultaneamente le due fasi di gioco (possesso e non possesso palla), ben supportate dal passaggio da una all’altra (transizione);
  • Un’importante elasticità nel sapersi adattare facilmente a ogni azione e reazione avversaria, senza creare squilibri, nonostante i rapidi cambiamenti di compiti e funzioni;
  • Un’ottima razionalità nello sfruttare al meglio le potenzialità dei calciatori non solo in riferimento alle loro caratteristiche (fisiche, tecniche e tattiche), ma anche alla personalità individuale, nonché alla capacità di adattamento degli stessi a eventuali nuovi equilibri (saper interpretare i vari copioni del gioco).

Fondamentalmente, un buon sistema di gioco deve essere concreto ed efficace nel dare risposte “intelligenti”, cioè permettere un rapido adattamento al contesto di situazione reale e, di conseguenza, a qualsiasi “evento” possa presentarsi. Nel calcio attuale l’esigenza di “mutare” atteggiamenti e risposte durante la gara, sia in relazione agli argomenti tattico-strategici dell’avversario sia degli stessi schieramenti che si oppongono sul campo è sempre più necessaria. Per consentire che tutto questo avvenga, è indispensabile arrivare a una “cultura calcistica”, che tenga particolarmente conto della tattica individuale e collettiva. Il giocatore, infatti, deve necessariamente possedere le qualità e le capacità per applicare la tattica (intesa come abilità nel saper scegliere) e avere una disponibilità verso il collettivo tale da realizzare questa progettualità.

PAROLA D’ORDINE, FLESSIBILITÀ

Il calcio attuale fa i conti con queste peculiarità e sempre più spesso vediamo squadre che sanno applicare moduli diversi e diversificati. Questo concetto vale sia per la preparazione specifica di una partita sia nel contesto della gara stessa. L’espressione flessibilità tattica è quella che rende meglio l’idea di quanto la capacità di dare risposte, le più eterogenee possibili da parte dei giocatori, esalti in realtà non solo le medesime qualità del calciatore, ma anche la “filosofia” del tecnico, che deve combinarsi sinergicamente con quella della società. Tale filosofia deve caratterizzare la squadra e comportare, nell’applicazione del sistema di gioco, l’espressione della sua organizzazione attraverso la capacità interpretativa del gioco stesso. Inoltre, è indispensabile una sorta di simbiosi fra le idee dell’allenatore e le caratteristiche dei giocatori. In tal senso, potremmo affermare che, seppur non esista un sistema di gioco ideale, si possono creare i presupposti affinchè lo sviluppo dei compiti assegnati rappresenti un buon supporto alle qualità dei calciatori. Il calcio è e sarà sempre una sorta di laboratorio nel quale gli allenatori, con grande attenzione, cercheranno di cogliere quelle novità e adottare quegli accorgimenti che possono diventare interessanti e stravolgenti.

Joshua Kimmich è il prototipo del calciatore moderno: duttile tatticamente, adattabile a tutti gli schieramenti di gioco, forte tecnicamente, veloce nel pensiero calcistico.

DUE STRATEGIE

Le tematiche relative al calcio moderno, inevitabilmente, per gli addetti ai lavori sono rivolte alle strategie di riconquista della palla e di utilizzo delle ripartenze (contropiede) che fanno da contraltare, in un sistema altamente organizzato, alla ricerca di un possesso sempre più “scientificamente” tattico. Avremo quindi coloro che cercheranno la vittoria costruendo la propria filosofia sul gioco offensivo non separato dalla transizione negativa e quelli che, invece, la preparano utilizzando una grande organizzazione difensiva, non separata dalla transizione positiva.

A questo punto diventa importante elaborare una “filosofia di gioco” che permetta:

  1. di essere una squadra che esercita il possesso palla e la manovra a 360 gradi;
  2. oppure che consenta di sviluppare un “gioco corto” o di ricercare quello “lungo”;
  3. o anche di essere un team da “riattacco” , con un recupero della palla immediato o la ricerca delle posizioni per esercitare una determinata pressione;
  4. o ancora, per concludere, che distingua fra il riattacco rapido e istantaneo e la messa in sicurezza della palla.

CONSAPEVOLEZZA E CAMALEONTISMO

Detto questo, diventa particolarmente significativa la “preparazione di una partita”, considerata che quest’ultima non è altro che l’esame finale e la massima espressione del lavoro che si svolge dietro le quinte, fin dal momento in cui il match precedente è terminato. A supportare questo intervento, vi è una costante ricerca di migliorare l’esperienza dei calciatori, intesa come coscienza del vissuto (calcisticamente parlando), affinchè le prestazioni diventino sempre più qualificate e vincenti. Senza dimenticare di studiare una “giusta” contrapposizione nei confronti dell’avversario. Quindi, se da una parte è fondamentale costruire una squadra consapevole della propria forza e dei propri mezzi (anche e soprattutto attraverso la condivisione delle “idee”), dall’altra può diventare determinante acquisire una mentalità camaleontica, che permetta di non correre rischi e possibilmente di superare (sportivamente parlando) il “nemico” del momento. Pensate al mondo animale: è meravigliosamente ricco di queste situazioni e gli allenatori, in quanto coprotagonisti dello spettacolo calcistico, devono lasciare il proprio segno.

LE SCELTE

Nella preparazione della gara il mister deve avere ben chiaro ciò che accadrà in gara; parliamo delle contrapposizioni tattiche, dei cambi di modulo, ma pure l’evento imprevisto (un espulsione o un cambiamento climatico) , affinchè i giocatori possano svolgere i propri compiti nel migliore dei modi e fornire prestazioni ottimali. Risulterà quindi importante valutare:

  • In che zona si può ottenere un predominio;
  • Se fare pressing (dove, come e quando) o difendere in modo compatto;
  • Come limitare i giocatori più importanti (marcature e raddoppi) o creare superiorità numerica (gabbia).

Scivolamenti nei reparti, “scalate” avanti o indietro fra gli stessi o delle marcature con un cambio di avversario, sono parte integrante delle consegne che l’allenatore, all’interno della propria “filosofia di gioco”, può impartire ai giocatori. Giocatori che, nel contesto della gara, dovranno dare un volto a tali indicazioni, rendendo l’interpretazione il più individualizzata possibile nel collettivo. Infatti, nella preparazione di una gara, è si importante “conoscere l’avversario”, ma di più mantenere fede alla propria filosofia di gioco. Poi, in cabina di regia, occorre rendersi conto se la gara può svilupparsi senza dover far ricorso a cambiamenti in corsa o ci si debba adattare alle necessità di mettersi sulle posizioni avversarie. Questa possibilità di cambiamento non deve obbligatoriamente essere orientata sugli aspetti pessimistici della gara (devo agire per non perdere!), ma anche e soprattutto quando si vuole “fare di tutto per vincere”.

Josep “Pep” Guardiola Sala (Manchester City, Cheftrainer, head coach)

CHI DOVREBBE CAMBIARE?

Il consiglio di cambiare strategia è rivolto a chi, oltre a non avere il dominio della partita, non riesce più a ripartire per “un riattacco” e continua a subire. E’ a quel punto che occorre dare un messaggio alla squadra con un intervento che può essere di natura squisitamente tattico-strategica, ma diventa incisivo anche dal punto di vista “psicologico”. Ecco che una modifica dell’assetto tattico (che può permettere la creazione di nuovi contesti di gioco, ma anche messaggi emozionali) o il cambio di “pedina” sul terreno di gioco può divenire un segnale importante per il conseguimento di un obiettivo. Ritengo poi che spesso il “cambio” può diventare indispensabile per dare luce a nuove situazioni di gioco e orientarle vantaggiosamente. La capacità di leggere segnali che possono anche apparire insignificanti, ma che stanno determinando cambiamenti impercettibili, può diventare “un’arma in più” per rivoluzionare l’esito delle partite.

COSA SUCCEDE IN CAMPO

Dal punto di vista della fase di non possesso, utilizzando principi e sviluppi del gioco difensivo si può creare un’uniformità di pensiero che ci permette di ottenere i medesimi risultati pur partendo da sistemi di gioco differenti. Dal punto di vista della fase di possesso, invece, principi e sviluppi di gioco offensivo sono da lasciare alle interazioni tra i giocatori, poiché i giocatori non devono essere solo attori passivi, ma soggetti attivi in grado di affrontare situazioni sempre diverse e arricchire il loro potenziale di soluzioni. La metodologia del problem solving è basata sul concetto di trasportare nell’allenamento le variabili situazionali della gara. E’ evidente che queste devono essere più complesse di quelle reali e creare quelle difficoltà che permettano ai giocatori di esaltare le loro potenzialità. Questa situazionalità deve, infatti, consentire il miglioramento dell’intelligenza tattica che consiste nel riuscire a prendere “sempre” la miglior decisione nel minor tempo possibile. Metodologicamente, penso che i giochi di posizione (possessi palla per rendere protagonisti i giocatori), supportati anche dai possessi palla posizionali, rappresentano il miglior sussidio didattico per raggiungere gli obiettivi sopracitati. I giochi di posizione sono dei possessi che hanno una correlazione con il sistema di gioco e quindi con i ruoli dei giocatori. Controllo orientato, trasmissione della palla, linee di passaggio e smarcamenti sono di grande specificità nell’impostazione del lavoro poiché nell’attuazione di un calcio moderno il giocatore con la palla deve avere molti appoggi da parte dei compagni senza palla.

COME SONO STRUTTURATI I POSSESSI COME SONO STRUTTURATI I GIOCHI DI POSIZIONE
Si privilegia il mantenimento del pallone Si obbliga al rispetto delle posizioni
I calciatori si smarcano dove vogliono Si allenano gli smarcamenti specifici del ruolo
Non sempre c’è superiorità numerica È obbligatoria la superiorità numerica
C’è improvvisazione C’è grande ordine
Non c’è direzione C’è un’unica direzione per entrambe le squadre
Manca un collegamento con il sistema di gioco L’esercizio si programma partendo dal sistema di gioco
Miglora il singolo giocatore in modo non trasferibile al contesto di gioco Migliora principalmente il gioco collettivo e il singolo nel suo contesto
Non c’è transizione Si educa alla transizione avanzando
Le principali differenze tra le esercitazioni con i possessi e i giochi di posizione.